L'incertezza come certezza della condizione umana

 

Spesso ci opprime fin quasi al punto di toglierci il respiro e lasciarci impossibilitati ad agire, ma a ben vedere costituisce il motore delle nostre vite.

 

di Steven Drmać

 

Picasso, "Ritratto di Ambroise Vollard"
Picasso, "Ritratto di Ambroise Vollard"

 

Quante decisioni ci ritroviamo a dover prendere nel corso della nostra vita? Quante scelte più o meno meditate e consapevoli sono la base dei nostri successi o insuccessi che verranno? Sembra chiaro che il nostro cammino è determinato da ciò che noi facciamo e che le nostre azioni sono il compimento di quelle che sono le nostre scelte. Ma cos’è che rende le nostre decisioni un punto cruciale su cui riflettere? Cosa fa sì che la nostra mente, prima di compiere qualsiasi azione, cerchi di vagliare il maggior numero di possibilità? La risposta sembra essere che la nostra riflessione possa essere una guida del nostro comportamento, al fine di raggiungere dei risultati che possano soddisfare appunto la nostra persona. Dunque, fissato un obiettivo, gli strumenti che abbiamo per raggiungerlo sembrano essere, dapprima, la riflessione sul da farsi e, in seguito, la trasformazione di questa riflessione nell’atto dell’agire. Procedendo in questo modo, ci si imbatte inevitabilmente in quella che pare essere una delle cose più brutte che affliggono l’essere umano: l’incertezza. Quest’ultima - se si fa un’attenta analisi - accompagna tutto il processo che ci coinvolge, a partire dalla riflessione fino al suo concretizzarsi nell’azione, trovando il suo temporaneo annientamento nel momento in cui il nostro percorso ha portato al conseguimento del risultato che inizialmente ci siamo prefissati. La questione però risiede nel fatto che questo annientamento è solo temporaneo e l’incertezza riprende subito vita, accompagnando questi inevitabili continui processi che l’essere umano fa per raggiungere uno scopo, che poi diventa la base di partenza per un obiettivo successivo.

 

« La vita si vive nell’incertezza, per quanto ci si sforzi del contrario. […] nessuna [decisione] sarà esente da rischi e assicurata contro insuccesso e rimpianti tardivi. » (Zygmunt Bauman, L’arte della vita, 2008)

 

Zygmunt Bauman (1925-2017)
Zygmunt Bauman (1925-2017)

 

Dall’incertezza l’essere umano non può scappare. Paradossalmente questa sembra essere l’unica certezza che sì ha su di essa. I nostri mezzi ‒ che sono il pensiero, la parola, le azioni ‒ non appaiono fino ad ora strumenti sufficienti a togliere l’incertezza dalla nostra vita; eppure proprio in virtù dell’incertezza l’uomo continua nella sua continua ricerca di provare quanto meno a ridurre al minimo questa componente.

 

« Tutto è ignoto: un enigma, un inesplicabile mistero. Dubbio, incertezza, sospensione del giudizio appaiono l'unico risultato della nostra più accurata indagine in proposito. Ma tale è la fragilità della ragione umana, e tale il contagio irresistibile delle opinioni, che non è facile tener fede neppure a questa posizione scettica, se non guardando più lontano e opponendo superstizione a superstizione, in singolar tenzone; intanto, mentre infuria il duello, ripariamoci felicemente nelle regioni della filosofia, oscure ma tranquille. » (David Hume, Storia naturale della religione, 1775)

 

David Hume (1711-1776)
David Hume (1711-1776)

 

Più indaghiamo a fondo e più l’incertezza sembra prendere il largo nella nostra vita, quasi come se fosse una componente di cui l’uomo non può fare a meno; quasi come se, insieme alla contraddizione, sia una caratteristica propria del nostro essere umani. Contraddizione e incertezza: un duo micidiale che ad un occhio poco attento potrebbe creare solo paura o addirittura disgusto verso di essi, ma che ‒ in quanto sembrano essere una caratteristica che ci appartiene ‒ porterebbe ad avere disgusto verso noi stessi, noi che siamo esseri finiti alla continua ricerca dell’infinito, noi che cerchiamo di intrappolare un significato infinito in qualcosa di finito, che sia accessibile a noi come la parola.

 

Dobbiamo prendere atto del fatto che l’incertezza come la contraddizione sono parte della nostra natura e solo in questo modo potremmo rendere i nostri passi meno pesanti, meno turbati da queste compagne di vita. A noi non resta che continuare a vivere e a conviverci, senza smettere di combattere per riuscire a diminuire il più possibile le nostre contraddizioni e quindi le nostre incertezze. Questo è ciò che alimenta la nostra speranza e di conseguenza il nostro cammino verso uno sviluppo e un livello di conoscenza maggiore, nonostante probabilmente non si raggiungerà mai una vita priva di queste componenti, e quindi una conoscenza assoluta.

 

« L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità “autentica, adeguata e totale” sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. » (Zygmunt Bauman, L’arte della vita, 2008)

 

22 maggio 2018