La Capitana e il Capitano, ossia il desiderio borghese di non risolvere veramente i problemi

 

Al di là delle contingenze, per quanto importanti, non dimentichiamo il vero problema, sul quale dobbiamo indirizzare le nostre migliori energie.

 

di Marco de Angelis

 

 Théodore Géricault, “La zattera della Medusa” (1819)
Théodore Géricault, “La zattera della Medusa” (1819)

 

L'immigrazione nasconde un problema enorme. Mentre noi parliamo, scriviamo, pranziamo, in questi giorni di bel tempo magari facciamo una bella gita al mare e insomma viviamo la nostra vita che Marx definirebbe «borghese», nell'altra metà del mondo c'è l'inferno. Morte per malattie, nel ricco Occidente spesso già debellate, lavoro minorile con sfruttamento di bambini, genitori che non riescono a dare neanche il necessario ai propri figli ecc. ecc. Un gigantesco problema quindi che stride con la nostra vita borghese.


A questo punto le soluzioni possono essere due: la prima, autentica. creare al di sopra dell'ONU, che evidentemente non è in grado di gestire la redistribuzione della ricchezza a livello mondiale, né ha intenzione di farlo, un SuperStato, uno Stato mondiale, il quale dichiari in sostanza aboliti i confini e proprietà comune l'intera Terra: quindi ognuno può vivere dove vuole, ovviamente rispettando le leggi del posto dove decide di vivere. Questa prima soluzione è quella autentica, l'unica vera e risolutiva. La Terra appartiene a tutti, punto. Appropriarsene è un reato, quindi la proprietà immobiliare della terra, come avevano chiarito prima Proudhon, poi Marx è un reato, non un diritto. Gli Stati nazionali sono reati, non diritti, perché si appropriano di un pezzo del pianeta Terra che invece è di tutti come l'aria, l'acqua, l'energia. I beni fondamentali alla vita, come avevano chiarito i Greci già 2500 anni fa, non possono essere privatizzati, perché senza di essi non è possibile vivere. Questa soluzione sarebbe (e prima o poi sarà, perché quel che è logico prima o poi si realizza nella storia, come ha chiarito Hegel) l'unica possibile e pensabile, quella decisiva.


La seconda soluzione, quella borghese, non quella logica e filosofica, quindi quella capitalistica, è parlare di Rackete e di Salvini: così ci sembra di interessarci del problema, in realtà facciamo solo il gioco del capitalismo, il quale non vuole risolvere il problema, ma, non potendolo ovviamente ignorare, lo trasforma in un romanzo per i media.


Nel frattempo il dolore immenso dei nostri fratelli, che probabilmente non sono neanche quelli che, pagando, s'imbarcano, bensì quelli che non hanno nulla e non possono neanche pagarsi il sogno di un pericoloso viaggio della speranza, continua.


La fiction della Capitana e del Capitano ha avuto quindi il suo scopo, distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dalla soluzione numero uno, quella autentica, quella filosofica. A tale fiction ne seguiranno altre, perché il capitalismo è un ottimo regista e trova sempre sceneggiature adeguate, registi conniventi e attori esibizionisti per le proprie realizzazioni teatrali. Ciò fin quando un nuovo comunismo, una nuova rivoluzione, questa volta mondiale, come l'aveva pensata Trotzsky, ridarà slancio all'umanità, le ridarà il coraggio di elaborare e realizzare un progetto nuovo, il quale abbia un solo interesse: il benessere di ogni essere umano, indipendentemente dal luogo del tutto casuale della sua nascita. Tale nuovo progetto supererà il capitalismo borghese, di certo non lo stadio ultimo della storia, ma solo una fase di passaggio destinata a cedere il passo a una società più umana. Il fatto che il primo tentativo serio di superamento del capitalismo, quello comunista, non abbia portato allo sperato successo, non significa che non ci sarà un secondo, terzo ecc. tentativo, fin quando non ci riusciremo. La battaglia è persa, ma la guerra per un mondo migliore continua. La rivoluzione, se è veramente tale, può essere solo permanente

 

30 giugno 2019

 








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