di Stefano Protano


Si tende solitamente a dividere le due grandi categorie della musica colta e della musica popolare, così come tendiamo a separare lo sviluppo politico-economico dell'umanità dallo sviluppo artistico-culturale che da quello sostanzialmente deriva. È possibile, al contrario, scorgere un filo conduttore o un fondo comune per interpretare le musiche del nostro tempo?



Da Marx a Olivetti, produttività, capitalismo e alienazione.



La filosofia ha sempre accompagnato l'essere umano, sia nelle vesti di umile consigliera sia in quelle di forte guida. Il mondo intero si sta chiedendo se se sia meglio allontanarsi oppure continuare ad amare questa compagna severa. Qual è la scelta migliore?



Francesco Bianconi ci guida in un tormentoso viaggio che parte dai primi album cantati con i Baustelle e arriva a Forever, ultimo disco solista. Il percorso tracciato dal cantautore non segue una linea retta, ma circolare: alla perdizione segue un nuovo inizio, da cui ripartiamo segnati dalla discesa negli abissi.


di Riccardo Sasso


Il senso comune, talvolta, concepisce la fede come una “consolazione per il debole”, qualcosa che prolifera laddove c’è ignoranza, paura e incapacità di accettare la drammaticità della vita. In altri termini, si pensa che la fede proliferi laddove l’uomo non è in grado di affrontare la sua situazione esistenziale. Tale concezione è fuorviante e non coglie il fondamento autentico dell’esperienza religiosa e di fede. Si tratta di una concezione rozza, frutto di decenni di mistificazione operata da filosofi e scienziati il cui argomentare, come ha scritto il filosofo e teologo americano Alvin Plantinga, «non è tanto quello della rigorosa riflessione filosofica quanto piuttosto quello dell’affermazione baldanzosa e chiassosa, combinata con la derisione e l’insulto» (A, PlantingaDio esiste-Perché affermarlo anche senza prove). Nel seguente articolo cercheremo di dimostrare come la fede non sia un tentativo di sfuggire alla situazione esistenziale, ma che sia, al contrario, un calarsi in essa. 


Possiamo dire che passato e futuro esistano? Se sì, in che modo esistono nella nostra mente? Che ne è del presente? Si vogliono sviluppare qui alcune considerazioni morali sull’utilizzo del tempo, ovvero in che modo gli individui dimorano nel passato e nel futuro rifuggendo l’unico tempo in cui possono operare, quello presente.

di Stefano Protano


Ogni civiltà, ogni epoca ospita, tra le pieghe della sua identità culturale, i propri peculiari pregiudizi, solitamente poco visibili da uno sguardo partecipe e interno, e molto evidenti invece all'occhio distaccato ed esterno. Come portarli alla coscienza e, quindi, alla riflessione del pensiero che origina la conoscenza?



di Paolo Cusenza


Secondo Kant il male è il frutto della libertà dell’individuo. Però, il male si può radicalizzare nell’uomo e divenire parte del proprio essere, mediante libere e ripetute azioni malvagie. È come se abituato a fare il male, l’uomo diventi malvagio per natura. La radicalizzazione del male, poi, è facilmente osservabile nelle azioni umane. Basta tutto ciò a deliberare l’innata tendenza al male dell’uomo?


In Francia sono appena state pubblicate tutte le opere del filosofo olandese. A dimostrazione che quella di Spinoza è una philosophia perennis. Ecco in sintesi la storia di un pensatore geniale, che visse nell’anonimato in uno dei periodi più oscuri della storia umana, attraversato da guerre di religione e sinistre cacce a streghe ed eretici.


La morte è una tematica difficile da affrontare: sia per i limiti umani nel comprenderla, che per il timore che essa causa al solo pensiero. Punto conclusivo al vivere di ciascuno, essa sembra una sciagura che blocca le potenzialità umane. Da un altro punto di vista, però, la morte potrebbe rivelarsi il punto d’avvio per realizzare una vita degna di tal nome.




La crisi sembra un elemento ineluttabile e fondante la vita umana in ogni suo aspetto. Nel suo presentarsi, essa spezza le sicurezze dell’uomo, aprendo all’angoscia. Essa è davvero un elemento negativo nel procedere della vita?


Convivere con se stesso è forse il compito più arduo che a ogni uomo spetti: società e giustizia potranno anche imprigionarci e punirci ma la più grande condanna di noi uomini sarà eternamente quella di convivere con il nostro peccato. È possibile una terza via alla sconfitta o all’assoluzione? 


Il “problema” del male è una questione che viene affrontata dai filosofi fin dall’antichità e si è sempre rivelata non di facile soluzione. Per un filosofo cristiano risulta essere ancora più complessa, dato che si tratta di conciliare l’idea di un Dio infinitamente buono e perfetto con l’esperienza umana del dolore e della sofferenza. Come può Dio permettere il male? 



di Anna Antonello


«Vedere come e cosa mangiano gli altri, condiziona anche le nostre scelte». Questo scrive il dipartimento di psicologia della Aston University. Seguire la massa può essere rassicurante, ma non è garanzia per la bontà delle nostre scelte.  

di Ludovico Cantisani


D-Editore ha recentemente ridato alle stampe La rivincita del paganesimo, un saggio di Riccardo Campa originariamente pubblicato per gli stessi tipi nel 2015, e adesso ritornato in libreria con una nuova veste grafica e un ultimo capitolo aggiuntivo “sulla biopolitica dei filosofi greci”, con il quale Campa risponde ad alcune delle critiche rivolte, anni addietro, al suo volume. 

di Federico Giacoppo


Nel frammento Il divenire nel trapassare Hölderlin tratta una tematica particolarmente cara alla filosofia idealista: lo stato del mondo nella sua dissoluzione e nel suo passaggio ad un mondo nuovo. Ecco a quale punto ci troviamo noi, «in una condizione tra essere e non essere». L’unica possibilità per comprendere tale situazione è perciò l’analisi filosofica delle forze in gioco.




Approfondiamo il concetto di intelligenza artificiale e le modalità in cui esercita la sua funzione. È possibile disegnare uno scenario etico-politico nell’epoca digitale?


Abbiamo gli occhi ma nessuno sembra più capace di utilizzarli. Seduta sul sedile di fianco al vetro puntellato di pioggia del finestrino, osservo nell’angusto treno verde la gente dal capo chino. Muovono con impressionante velocità i pollici sullo schermo dei loro telefoni, lasciando che il suono delle notifiche rimbombi nel vagone. Avranno forse dimenticato di non essere soli? E si saranno accorti della pioggia finissima, di come cambia direzione al soffiare del vento?


Quante volte ci siamo posti delle domande sul senso della nostra vita, dei nostri sacrifici e sul contributo  che possiamo dare alla società? Fichte, il filosofo dell’Io e del non-Io, prova a rispondere così.




Cosa significa “essere senziente”? È possibile partecipare delle proprie sensazioni, come corpo, anziché come mente? Per poter rispondere a questi interrogativi ci avvarremo delle Meditazioni metafisiche di Descartes, per capire, con la Fenomenologia della percezione di Maurice Merleau-Ponty, se sia possibile una sintesi percettiva.


« Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. » (I. Calvino, Le cittá invisibili)


Soltanto con il coraggio della filosofia di pensare in modo radicale i problemi e quindi risolverli alla radice, possiamo continuare nel processo di pace. Non ci possiamo fermare al confine russo, perché il processo di unificazione europea è in verità un processo di unificazione mondiale, non relativo quindi soltanto al continente europeo.




Il dibattito attorno alla serie creata dai fratelli Duffer è complesso ed eterogeneo. Vale la pena di far chiarezza, sin dall’intento e dall’orizzonte di attesa di quest’opera corale.


Comprendersi e comprendere il mondo è forse una delle imprese più grandi che l'uomo debba affrontare nella sua vita. Esistono, però, in ogni epoca, eroine ed eroi che gli mostrano che questo lungo e periglioso viaggio nella conoscenza di sé e della propria umanità non è impossibile.  

di Fausto Trapletti


La genialità è il fiore che sboccia da un peculiare talento debitamente coltivato o è un frutto che matura in anni di totale devozione (che altro non è, se non ossessione) a ciò in cui si aspira ad essere geniali?  





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