Dopo la sua tragica scomparsa, avvenuta nel 2008, David Foster Wallace ha conosciuto un successo internazionale ancor più eclatante di quello avuto in vita: venendo celebrato all’unanimità come uno degli scrittori più importanti – se non il maggiore – del postmoderno. Tuttavia, è esattamente il suo rapporto ambiguo e per certi versi polemico con la letteratura e la cultura postmoderne il motivo che spinge Michele Ragno a indagare l’opera di Wallace da un inedito punto di vista filosofico. 



di Alberto Frasson


Nel ‘900, i totalitarismi erano in primo piano nello scenario politico ma la loro ascesa non fu casuale, bensì coincise con la massificazione sempre più diffusa della società e soprattutto con un cambiamento filosofico che influenzò fortemente quel periodo: il nichilismo.

 

 


di Giulia Contin


Un mondo al contrario? No, grazie! Le femministe si battono per l’equità.



La disinformazione in questi mesi di pandemia ha dato spettacolo raggiungendo dimensioni inquietanti e sembra non terminare. Quale possibilità si ha di contrastarla?


La situazione originaria da cui prende le mosse l’azione di orientarsi è l’ignoranza di criteri di riferimento, da cui nasce l’esigenza di ricercali e fissarli per potersi muovere coscientemente nello spazio e nel tempo. In questo momento storico come possiamo cercare dei punti cardinali per orientarci nella nostra vita?

di Alessandro Tosolini


Quante volte chi frequenta un corso di filosofia si è sentito rivolgere la famosa e classica domanda su che professione vuole svolgere? Infatti, a differenza delle altre professioni, in che cosa consista il "lavoro filosofico" rimane spesso indeterminato. Cercheremo di rispondere qui brevemente a questa questione.  




Contro il mito dei diritti civili.

di Federico Stoto


Viaggiando in solitudine per i cinema di provincia a bordo di un furgone, i due protagonisti del film di Wenders cercano di realizzare una condizione di radicale libertà dal tempo. Ma nel tempo si ritrovano inesorabilmente a ricadere, dimostrando come esso sia, con la dose di dolore e speranza che implica, la condizione essenziale dell’esistenza umana.


La società in cui viviamo è attraversata da miriadi di contraddizioni, fra cui una delle più lampanti è l’incapacità – data la priorità di far profitto per i capitalisti – di rispondere adeguatamente ai problemi che minano la collettività umana e i suoi primari bisogni. L’emergenza climatica e l’attuale pandemia non han fatto altro che mettere a nudo tali contraddizioni.




Gli italiani ereditano dai loro antenati speculativi una visione politica ancora tutta da realizzare: in vista dei tempi che verranno, in onore di quelli che furono, per rispetto di quelli che ci accingiamo a vivere.


La difficoltà nel districare il concetto di realtà dalla materialità di quest’ultima dovrebbe far riflettere rispetto all’inscindibile connessione tra i due concetti. Privilegiando la realtà materiale o quella spirituale si cade infatti in astrazioni che inficiano il tentativo di cogliere la realtà complessivamente.


La pandemia e la profonda crisi che ne è seguita ci inducono a tornare a riflettere sul significato consueto della preghiera: l'illusione di modificare la volontà di Dio.  




Il filosofo ginevrino è ben noto per la versatilità della sua opera. Egli ha affrontato svariate tematiche e, di conseguenza, ha messo in luce profonda conoscenza per numerosi ambiti. Siamo di fronte ad un uomo di sterminata cultura: politica, etica, pedagogia sono solo alcuni degli interessi del pensatore. Non ho usato l’avverbio “solo” in modo casuale, perché voglio porre l’accento sulla sua esperienza religiosa.

ANCHE UN «DIO» SI PUÒ SBAGLIARE. WITTGENSTEIN 

TRA ANEDDOTI ED “INGENUITÀ”, MERAVIGLIA ED ANGOSCIA


Grandi figure celebri come quella di Wittgenstein, ma anche ora meno note come quelle di Carnap e Schlick, commisero un errore cruciale. Credettero di balzare e di collocarsi fuori dalla filosofia e dalla metafisica, per poi, condotti dalla serietà della loro riflessione, ritornarvi, rivolgendosi magari a pensatori del passato e abbracciando tesi fondamentali di quella tradizione che avevano avuto la pretesa di abbandonare.


La caratteristica precipua di questa solitudine è quella dell’isolamento fisico, della detenzione a cui nel mondo l’umanità è costretta per sfuggire un contagio per il quale allo stato attuale non c’è una cura. E avremo fallito, se, come suggerisce Scola, non rimetteremo al centro la persona, il tempo da dedicare alla cura di noi stessi, del prossimo e anche dell’ecologia. Discorsi sociali e politici, certo: ma con una base filosofica molto molto forte.




Per evidenziare le prospettive e gli scenari possibili nella fase post-emergenza Covid-19 è quanto mai utile un’analisi sociologica. La nozione di anomia nell'accezione di Durkheim risulta funzionale per giungere ad uno degli scenari possibili.


Se divisi siam canaglia,

stretti in fascio siam potenti;

sono il nerbo delle genti

quei che han braccio e che han cor. [Inno dei Lavoratori]


In questo Primo maggio ci si interroga sul significato che il lavoro dovrebbe assumere nella sfera individuale e sociale.




In questi giorni ci stiamo preparando alla app “Immuni” che, per monitorare i contagi e preservare la nostra salute, traccerà le nostre vite. In molti fanno notare con ragione che siamo già profilati da tutte le applicazioni che usiamo quotidianamente. Eppure, la app “Immuni” potrebbe costituire un peggioramento della già preoccupante situazione sul controllo di massa. Perché? Ce lo mostra uno schema del sociologo Joseph Overton.


Lungi dal voler mettere in discussione l’importanza della conoscenza e della competenza che chiunque svolga un ruolo pubblico deve avere relativamente a ciò di cui si occupa, sarebbe importante anche tener fermi alcuni capisaldi di quella che è la nostra, almeno sedicente, democrazia.


La pandemia da Sars-coV-2 ha messo in discussione il nostro ruolo e il nostro scopo sulla terra. Dalle Beghine alle associazioni ecologiste, passando per Schopenhauer, è possibile concepire l'estinzione umana?