La novità di AM Edizioni



Nella nostra epoca non è più la politica il motore del cambiamento, bensì il mercato, che non ha regole ma impone le sue regole. La politica, intesa come spazio in cui l’uomo prende delle decisioni che riguardano il suo presente e il suo destino, non è più il vero luogo della scelta.



 Ognuno di noi ha una filosofia, un pensiero, dei valori che guidano il proprio vivere. Negare l’importanza che questi ragionamenti hanno, non elimina l’influenza che la filosofia ha avuto nella storia dell’uomo.


di Alice Polerà


L’ignoranza della società porta molto spesso all’esclusione di alcuni soggetti, attraverso un processo di stigmatizzazione, soffermandosi troppo sulla mera apparenza e non andando oltre a quello che risulta di facile comprensione, perché non vi è un’analisi approfondita dell’apparenza stessa. L’artista, in quanto tale, va oltre l’ideologia comune e cerca di portare all’interno della società una Idea nuova, rivoluzionaria, che, quando non viene capita e accettata, sembrerebbe far ricadere l’artista stesso nel vortice della stigmatizzazione.  




Ora possiamo tranquillamente affermare che non solo il soggetto sia un mezzo attraverso cui il capitale produce, ma sia anche assoggettato (d)alla stessa produzione. Tutto ciò va ad occupare ogni singolo attimo della vita delle soggettività, ma cosa degna di nota e sicuramente molto più pericolosa, è che le industrie, a cui si aggiunge anche quella culturale, cercano di eliminare ogni singolo attimo di riflessione.


Qualche giorno fa ho partecipato, a Brescia, al Festival dedicato all’“impresa familiare”, un’occasione per riflettere sulle caratteristiche del capitalismo italiano. Ne ho approfittato per fare visita al professore Emanuele Severino, un punto di riferimento della filosofia teoretica a livello internazionale. Da tempo desideravo incontrarlo, anche per l’estrema versatilità di pensiero che traspare dai suoi scritti, in cui la filosofia è sorpresa a dialogare con la poesia, con l’arte, la scienza, il diritto, la politica. Da quel dialogo è nata l’idea di ricavare questa intervista, che riassume i temi allora trattati.  


Il fenomeno dell’immigrazione ha comportato, in Italia e più in generale in Occidente, il riemergere di visioni politiche nazionaliste e, con esse, riportato in auge il valore dell’identità culturale declinata in ottica nazionale, europea ed occidentale tout court. Ma allora: questa identità esiste o è un mito? L'Occidente è in pericolo oppure è solo una paura inoculata ad arte? Le due visioni politiche antagoniste quanto sono solide al loro interno?




Ora possiamo tranquillamente affermare che non solo il soggetto sia un mezzo attraverso cui il capitale produce ma anche assoggettato (d)alla stessa produzione. Tutto ciò va ad occupare ogni singolo attimo della vita delle soggettività, ma cosa degna di nota e sicuramente molto più pericolosa, è che le industrie, a cui si aggiunge anche quella culturale, cercano di eliminare ogni singolo attimo di riflessione.


La scuola ha perso la capacità di insegnare agli studenti non solo cosa serva sapere, ma soprattutto come pensare.


È sempre difficile superare un momento di difficoltà e nel tentativo di lasciarci alle spalle questo momento, cerchiamo di fare piazza pulita: quando viviamo un dolore particolarmente forte vogliamo liberarci di tutte le relazioni che ci possano ricordare quella situazione, finendo così per eliminare anche quello che di buono era presente.




Nelle nostre giornate scandite da tempi serrati passiamo dall’occuparci di svariate mansioni non raramente estremamente diversificate le une dalle altre; eppure la direzione che ognuno in ogni momento persegue, rimane e deve rimanere la stessa. 

di F.B. Oleandro


Oggigiorno non si fa che parlare della “gente di successo”. Ma che cosa si nasconde dietro alla parola "successo"? Essa è gravemente travisata da chi induce a credere che là dove c’è fama e dove c’è ricchezza, debbano per forza esserci valore, talento, virtù e merito. Ma è davvero così?


Un paio di mesi fa è stato riedito l'insieme di appunti di carattere personale di Wittgenstein, risalenti agli anni 1930-32 e 1936-37 e pubblicati per la prima volta nel 1996 con il titolo Movimenti del pensiero.




Le disuguaglianze aumentano. Ciò significa, paradossalmente, che ci siamo impoveriti in nome della crescita economica. Fuori controllo, da sempre, in realtà. Ed è in questa ignoranza che risiede la sostanza della nostra miseria.  

IL TEATRO DELLA VITA

di Yassemine Zitouni


In un mondo equiparabile ad un palcoscenico teatrale recitano degli attori insoliti, spietati: noi, che cerchiamo, con fittizi espedienti, di estirpare ogni colpa gettandola a ridosso degli altri, quando, a giudicare il colpevole, non c’è altro che a guardare se stessi; noi, che ben sappiamo giocare con i sentimenti altrui e abbattere un qualunque rapporto.

FRIDAYS FOR FUTURE: UN'OCCASIONE DA NON PERDERE


Gli avvenimenti delle ultime due settimane per la giustizia climatica sono un segnale della sensibilità diffusa per le problematiche ambientali, da anni a cuore di molteplici realtà sparse e isolate, ma che ora devono essere materia di ogni giorno per non ricadere nuovamente nell'ignavia.




Pensare di accendere la tv all’ora di pranzo e di informarsi con chiarezza sui fatti del giorno è un errore gravissimo, perché suppone che i telegiornali – come poi gli altri mezzi di informazione – siano una espressione neutrale di quel che accade. Niente di più falso. Gli ultimi avvenimenti in Venezuela ne sono un esempio.


Un’età incorreggibile, che si affanna troppo, senza cogliere i respiri più autentici che le sono pervenuti; è la vicenda di Nicolás Gómez Dávila.  

di Francesca Bocca


Vorremmo che con il tempo si cambiasse definitivamente, eppure alcuni misfatti si ripresentano sotto nuove sembianze. Ne è esempio il caporalato, tipologia di schiavitù che affligge il presente delle nostre terre.  




Perché parteggiare in maniera così cieca per un uomo che, come tutti i grandi, al netto dei notevoli meriti ha commesso anche la sua buona dose di delitti speculativi? 


Che fine hanno fatto la nostra umanità e la nostra socialità? Forse serve un cantautore per ricordarci di non smarrirle nella frenesia della vita quotidiana.

di Giacomo Lovison


Per il postmoderno, la quantità delle azioni che si riescono ad incastrare in un determinato numero di ore dà la cifra del valore di quel tempo speso. Questa efficienza nella partizione della propria vita, scambiata per valore, deriva dall’impossibilità di giustificare le proprie azioni.