La novità di AM Edizioni


di Niccolò Magrin


«Io credo in Dio», «Io credo in Allah», «Io credo in Ganesh», ecc. Ma c’è differenza tra una divinità e l'altra? E se questa non ci fosse, cos’è che li accomunerebbe? E se fosse la Chiesa stessa ad insegnarci questa divisione?




Ci ritroviamo spesso a lamentare un costo eccessivo davanti all'etichetta di molti prodotti e a gioire all'arrivo degli sconti. A osservare bene il mondo distante da noi anche migliaia di kilometri ci lamenteremmo ancora di un prezzo troppo alto? Aspetteremmo ancora con trepidazione sconti su prezzi già scontati?


Il rapporto soggetto-oggetto – o, detto in altri termini, il rapporto pensiero-realtà esterna – è spesso definito erroneamente, in maniera confusa e poco chiara. Soprattutto, si tende a sviluppare l'idea per cui, se non si postula l'esistenza di una realtà esterna, al di là del pensiero del singolo, tutto diventa relativo. È fondata questa supposizione?


Su un piccolo grande punto parrebbero proprio andare d’accordo: ossia sull’esclusione di ogni eticità del rapporto tra gli Stati.




La parola normalità evoca nella mente dell’uomo l’idea di qualcosa di usuale, che non ha in sé nulla di eccezionale. A volte il termine viene usato in senso negativo, con un’accezione che sfiora quella di banale, mediocre, contrapponendolo a ciò che invece – in quanto fuori dal comune – sembra spettacolare e degno di nota. Ma come stanno davvero le cose?


 Il confronto, sui social network o nella realtà, diventa uno scontro verbale per determinare chi è più forte a parole, al di là della veridicità o meno della tesi che si sta esprimendo.


Boncinelli, Polito e altri affanni. Così negli ultimi giorni, così da sempre ritornano le medesime obiezioni, soltanto pronunciate da nomi diversi. E sempre questa è la storia: coloro che denigrano la filosofia lo fanno a causa della filosofia povera che hanno sviluppato.



di Angelo Zurlo


I nuovi movimenti politici pretendono di rappresentare la vera alternativa alla politica del passato: si dichiarano nemici dei poteri forti e alleati del popolo, pongono la volontà generale sopra ogni altra cosa, giurando di portarla a compimento a qualsiasi costo. Alcuni si credono lontani dai vecchi concetti di destra e sinistra, si fanno chiamare postideologici. Sembrano quindi i veri interpreti della democrazia, il governo del popolo. Ma è davvero così? 

di Diletta Badaile


La visione nichilista e relativista della società postmoderna nasce nell’800 e converge con la morte di Dio, simbolo di verità e valori. 


Una sintetica panoramica dei fallimentari anticapitalismi "di pancia".




Non risulta possibile impostare la formazione delle persone solo su un’unica forma di intelligenza, bensì è auspicabile fornire un insegnamento che abbracci la totalità degli approcci, affinché ciascun alunno possa percepirsi riconosciuto nelle sue caratteristiche peculiari.

 


Per le nuove generazioni ogni comprensione critica del presente è impossibile senza la rilettura delle pagine di grandi pensatrici.


Qualsiasi cosa possa collegare le coscienze sensibili sembra essere totalmente cancellato, oggi, da un mero calcolo utilitaristico, da una ragione computazionale che non include ma ingloba.




Il giovane e maldestro adolescente, al di là della sua situazione fragile e precaria, si trova davanti a sé la possibilità di cambiare il mondo: aiutato da quei piccoli segreti che è riuscito a scorgere nel rapporto con alcune persone, ha la possibilità di dar vita a qualcosa di diverso. La sola idea di poter decidere che forma dare alla propria vita adulta lo esalta o lo tiene vivo. 


Contrariamente a quanto si dice la società contemporanea non sembra affatto essere legata ai beni materiali, per questo sarebbe necessario ricominciare a dare ad ognuno di essi l’importanza che merita. 


La vendetta è un'azione volta a ristabilire un'equità rubata: ma com'è possibile amare e nello stesso tempo desiderare la morte, la sofferenza, il dolore di qualcuno? Com'è possibile che la sofferenza altrui possa diventare il nostro sostegno, il supporto che ci permette di continuare a "vivere"?



di Tommaso Bertollo


Troppe volte preferiamo volgere lo sguardo altrove di fronte alla sofferenza, cerchiamo di non farci toccare da ciò che ci rende tristi, abbandonandoci ai più disparati piaceri. Ma questo non migliora nulla: ignoriamo senza correggere, senza lottare, finendo così per approvare e legittimare.

ESSERE NELLA VERITÁ


Si ha ragione quando si sa di averla, e cioè quando si sanno le proprie ragioni, perché è appunto sapendole che si può mostrare l'insostenibilità delle affermazioni contrarie.


Tenteremo di esporre i punti salienti di quella che potremmo definire la prima dimostrazione dell’esistenza di Dio, ridefinita poi da Kant “ontologica”. Nel suo Proslogion, opera databile 1077-1078, Anselmo D’Aosta, Vescovo di Canterbury, delinea in maniera particolarmente acuta una prova a priori dell’esistenza di Dio che farà scuola per i suoi contemporanei e gli anni a venire.