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Da quella che Gentile aveva chiamato società trascendentale (Gentile, Genesi e struttura della società), e che Bontadini riscopre in un dibattito emerso in un Convegno di filosofia neoscolastica a Gallarate (1950), n0n può che discendere un preciso ordine d'idee politiche: l'internazionalismo. 



Lo storico della filosofia Francesco Fiorentino (1834 – 1884), dopo aver pubblicato il saggio sul Pomponazzi e quello sul Telesio, ove aveva espresso una posizione di equidistanza tra positivismo e idealismo, ma con forti tensioni verso il secondo, nel soffermarsi sulla modalità del processo conoscitivo,  condivide il punto di vista del De Grazia (1785 – 1856), per la propria distanza sia da quelle correnti di pensiero che, sulla scia di Kant, fondavano l’attività conoscitiva nell’esclusiva coscienza umana, che dalla filosofia positivistica comtiana che la riduceva nella sensazione e da Spencer che la considerava solo sotto l’aspetto fisiologico. Propone, così, la preminenza della ragione umana non solo come «attività giudicatrice» ma anche come «puro mezzo di osservazione» nell’attività conoscitiva.



Come esplicita Wittgenstein, «Il lavoro filosofico è propriamente – come spesso in architettura – piuttosto un lavoro su se stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose. (E su che cosa si pretende da esse)».


È possibile pensare che gli uomini, dalla loro origine nella notte dei tempi fino ad oggi, abbiano creato Dei e Divinità al semplice scopo di approcciarsi ad essi come loro pari? Allo scopo di utilizzare quelle caratteristiche a loro precluse per poter raggiungere forze e mondi attraverso corpi e menti completamente privi di ogni limite?


Allo scontro Bontadini – Severino è possibile dare una data formale d’inizio, cioè il 1964, e una di fine, il 1984. In questo ventennio si è consumato lo scambio di lettere e di saggi tra il Maestro (Bontadini) e il Discepolo (Severino), anche se il loro confronto e scambio d’idee non può essere di certo confinato entro questi limiti temporali. Severino è stato allievo di Bontadini, sicuramente il più illustre, e con lui si laurea in filosofia all’Università degli Studi di Pavia nel 1950.




Nel mondo nel quale viviamo si può affermare che anche l’attuale crisi di potere che attraversa la società è il segno più evidente di una potestas che è manchevole dell’auctoritas, laddove quest’ultima è vista come qualcosa di liberante, di forza generatrice e, come tale, superiore alla potestas, che invece ha il solo scopo di “contenere”, “tenere”, "conservare”.


Il linguaggio è il ponte attraverso cui comunica la nostra sfera privata con il mondo esterno, e dobbiamo tener presente che non possono essere indipendenti queste sfere perché entrambe, la nostra intimità e il mondo esterno, vivono grazie all'altra, dal momento che si influenzano a vicenda. 

di Alessandro Tosolini


Quali sono le basi e le origini filosofiche del fascismo e delle idee autoritarie? Di fronte alla penuria di analisi odierne, l’analisi lukácsiana dell’irrazionalismo come filosofia del periodo imperialistico è imprescindibile per chi voglia comprendere la genesi del fascismo, oggi come allora. 




I momenti di crisi sono spesso propizi per riforme in sostegno di forti interessi economici i quali altrimenti dovrebbero intrefacciarsi con una opinione pubblica avversa quando l'incremento degli utili segue strade illegali e impopolari. In piena epidemia da coronavirus il governo brasiliano ne dà chiaro esempio.


Il fenomeno del complottismo sembra essere sempre più diffuso in Rete, e allo stesso modo il fenomeno opposto che tende al suo contrasto, promosso da siti e attivisti anti-bufale. Tale scontro per molti non si risolve altro che in accuse di servilismo, da una parte, e in incendiarie prese in giro, dall’altra.  


Nel Novecento, il fenomeno della massificazione e della omologazione industriale ha investito anche il mondo dell'arte. Oltre a una evidente perdita, ciò può costituire anche una preziosa occasione di liberazione definitiva dalla utilizzabilità. La lettura di Marc Bloch.




Quando tutto scorreva apparentemente veloce, ci sentivamo ovunque a casa. Le innumerevoli aperture di senso del mondo esterno ci rassicuravano nella lettura dell'Heidegger pensatore della modernità. Leggendolo "a cuor leggero" abitavamo con disincanto i nostri spazi vitali. Ora, però, che sembriamo sospesi "nel regno dell'indeterminato", in cos'altro possiamo sperare? Tutto sembra ripetersi perfettamente come prima, senza alcuna direzionalità o possibilità di cambiamento. Il rinvenimento dalla malattia che ci attanaglia è tutt'altro che anticipabile dal punto di vista comunitario. Quindi, cos'altro possiamo fare e in cosa altro possiamo credere? 


La scuola che verrà non è ancora, ma già si sta delineando nelle nostre pratiche di vita, nelle nostre scelte attuali. Se in questo contesto particolare il proseguimento dell’anno scolastico può essere garantito solo con una didattica a distanza, la valutazione finale non può che dipendere per più della metà dell’anno dalle sole competenze e conoscenze acquisite, e l’aspetto umano, comportamentale, relazionale, psicologico resta escluso perché scompare, perché non è presente (in presenza). Allora, è  auspicabile che la scuola, dopo l’emergenza, ritorni ad essere il luogo dell’educazione, dove vita e sapere non sono “cose” distinte e dal diverso valore, ma ciò di cui prendersi cura.


Quella della maternità surrogata è una questione etica che non può prescindere dal considerare le dinamiche relazionali etologiche e psicologiche umane.  




Una interpretazione singolare della caccia alle streghe è stata elaborata negli anni '80 sulla scorta delle riflessioni emerse dai Collettivi femministi. In quella prospettiva, il massacro delle donne non sarebbe leggibile separatamente dal cambio di paradigma economico avvenuto fra il '400 e il '700. 


Il narcisismo estremo e l’egoismo sociale hanno reso il mondo un perfetto super ospite per questo tipo di virus: lo strongman.

di Francesca Segna


Contemporaneamente a uno sviluppo mediatico senza precedenti, si sta tracciando quel sentimento egoista e individualista, tipico di una società che guarda ai singoli interessi e non alla totalità in cui è immersa, venendo sempre meno all'ideale morale della filosofia kantiana.



di Gianmaria Avellino


Nella lingua greca antica, il termine lògos assume i significati apparentemente più disparati. Esso può significare: parola, linguaggio; ordine, patto, tradizione, leggenda, mito, storia, trattato, calcolo, causa, ragione divina, progetto, disegno, attesa e molto altro. È, questo insieme di significati, casuale oppure c’è un filo conduttore?


È davvero inscindibile il legame alle nostre radici? È irreversibile la nostra incapacità ad amputarle in maniera definitiva? Un breve excursus attraverso alcune tappe storiche.


Nel conoscere un oggetto mi identifico con quell’oggetto, non nel senso che la mia carne assuma le sembianze di quell'oggetto, ma in quanto il mio senso e la mia ragione fanno propria la sua realtà. Così, ciò che intendo per quell’oggetto non è la sua immagine riflessa in me, ma la realtà dell’oggetto stesso. Il vero essere non può darsi indipendentemente dalla sua manifestazione, la quale non rappresenta un di più, ma fa parte intrinsecamente dell’essere stesso. 




Il miope dualismo che contrappone forma e contenuto è un ostacolo che in molte occasioni rimane nascosto e implicito nel corso di un confronto, impedendo di far emergere il vero punto del discorso. 


L’attualità pone nuovi problemi di caratura globale che nessuno Stato può pensare di risolvere singolarmente: l’agire singolarmente non può più risolvere problematiche plurali. Di fronte a tali sfide, sarebbe necessaria una politica trans-nazionale, che sia capace di preservare il rapporto interno-esterno. 


Da aut-aut a et-et. Dalla Fase 1 alla Fase 2. Quale ruolo ricopriamo? In che modo adottiamo le nostre scelte? Tenteremo di analizzare una possibile scelta etica assumendo come punto di partenza la posizione di Kierkegaard per giungere, infine, ad una possibile soluzione hegeliana.




Una fondamentale conseguenza implicita nell’impostazione di un dialogo costruttivo è che si è disposti a comprendere le ragioni dell’altro e a riconoscere, in un certo qual modo, il proprio torto.

di Alberto Frasson


Nel ‘900, i totalitarismi erano in primo piano nello scenario politico ma la loro ascesa non fu casuale, bensì coincise con la massificazione sempre più diffusa della società e soprattutto con un cambiamento filosofico che influenzò fortemente quel periodo: il nichilismo.

 

 

di Giulia Contin


Un mondo al contrario? No, grazie! Le femministe si battono per l’equità.




La disinformazione in questi mesi di pandemia ha dato spettacolo raggiungendo dimensioni inquietanti e sembra non terminare. Quale possibilità si ha di contrastarla?


La situazione originaria da cui prende le mosse l’azione di orientarsi è l’ignoranza di criteri di riferimento, da cui nasce l’esigenza di ricercali e fissarli per potersi muovere coscientemente nello spazio e nel tempo. In questo momento storico come possiamo cercare dei punti cardinali per orientarci nella nostra vita?

di Alessandro Tosolini


Quante volte chi frequenta un corso di filosofia si è sentito rivolgere la famosa e classica domanda su che professione vuole svolgere? Infatti, a differenza delle altre professioni, in che cosa consista il "lavoro filosofico" rimane spesso indeterminato. Cercheremo di rispondere qui brevemente a questa questione.