di Benedetta Carlon


Comunemente si associa la libertà all’agire senza dover considerare le opinioni altrui, allo scegliere autonomamente e indipendentemente da ciò che ci circonda, al vivere senza che vi siano costrizioni od obblighi. Una concezione dovuta ad una riflessione poco approfondita, superficiale o addirittura inesistente.



Il paradosso che vorrebbe che ognuno “scegliesse liberamente” a quale cultura aderire si ingenera appunto nel fatto che quello che qui viene inteso come “libertà” sia descritto e definito secondo i canoni occidentali e che quindi anche questo multiculturalismo, che ha alla base il rispetto per la libertà altrui, possa essere sostenuto soltanto per una tacita adesione ai valori occidentali.



Sentimenti, predisposizioni, inclinazioni, reazioni passano attraverso la ragione: vengono metabolizzati nel tempo da essa. Sembra proprio che, per essere persone concrete, non si possa far altro che essere filosofi; altrimenti, si rischia di agire con superficialità e impulso. 



 

Contro un nuovo Umanesimo inautentico.


L’attenzione e il tempo sono due fattori che favoriscono il pensare e l’agire bene. L’attenzione è un’abilità che ha bisogno di essere esercitata con continuità per essere sviluppata e il tempo è l’elemento indispensabile di cui si nutre.


Uno sguardo sulla figura controversa di Cioran attraverso gli scritti privati del filosofo rumeno.




Nonostante non sia sempre riconosciuto, Agostino ha rappresentato un vero proprio punto di svolta per la filosofia e il modo di fare filosofia, decretando un'irrecuperabile rottura con il mondo filosofico greco.


Il film è un elegante apocalittico del 2011 firmato Lars Von Trier. Ripercorrendone la storia, chiediamoci: qual è la filosofia di questa fine del mondo? Quale la visione escatologica del controverso regista danese?

di Francesca Bocca


La società iniqua, che caratterizza il mondo odierno, non contribuisce solo ad aumentare le disparità economiche e sociali, ma rallenta il proprio progresso. Una tassazione più equa e investimenti in servizi pubblici possono almeno arginare il problema e consentire a tutti una vita che non sia di assoluta indigenza.  




Una riflessione heideggeriana sulla rimozione del concetto di morte.


 

L’esistere nella logica logorante della contemporaneità, tra ritmi frenetici e pericolosa viscosità dei rapporti personali, rende necessario individuare un punto d’approdo: l’arte, la musica in particolare, considerata da Hegel la più nobile tra le forme espressive, ci fornisce la concreta possibilità di entrare in contatto con noi stessi, rafforzando la consapevolezza della forza della nostra dimensione soggettiva, da custodire e difendere oggi più che mai.


Il rapporto tra lo sviluppo umano e le condizioni di un determinato ecosistema non sempre è uguale. Certi paesi si rivelano fra i protagonisti della devastazione ambientale, altri invece sembrano aver preso una direzione di sviluppo rispettosa dell'ambiente. Cuba sembra appartenere a questa seconda categoria: quali motivi le permettono di essere virtuosa?




Un frammento a cui Nietzsche ha affidato il primo abbozzo della dottrina dell'eterno ritorno ci riconnette, in questi giorni di festività, al "nudo evento" in cui consiste la vita.


Erasmo nelle sue riflessioni sviluppa un pensiero pacifista accorato e argomentato, che si oppone alla pazzia del suo tempo e coltiva la speranza di un futuro di pace, rischiarato dal rinascimento della ragione.


Da Aristotele a Benedetto Croce, passando per Ulisse, ai riferimenti sul libero arbitrio e la cristologia del legno. La fiaba di formazione che racconta la crescita interiore di ciascuno e dell'umanità.




La teoria della massima felicità non si va a scontrare con la necessità di distinguere la quantità e qualità dei vari tipi di piacere. La continuità della valutazione morale è data dall’accidentalità della realtà fenomenica. La teoria dell’utilità teorizza la necessità di un interminabile valutazione morale a cui è dev'essere sottoposto l’agire umano.


Può la questione ambientale prescindere dalla questione sociale?

di Nan ni


Un istituto, quello del M.E.S., che sarà in controtendenza rispetto alle solite politiche, oppure si tratta di un potenziamento delle stesse? 




Keynes vide che il darwinismo si inseriva perfettamente nella concezione dominante dell'epoca e che, non sapendo fornire un'idea alternativa dell'uomo a quella allora invalsa, contribuì ad alimentarla: una miscela di nichilismo e liberismo che deflagrò in una sciagura chiamata Novecento.


L’articolo tratterà del problema filosofico della traduzione nelle sue linee più generali, con particolare riferimento al pensiero di Jacques Derrida.


Gli antichi greci condannavano più di ogni altra cosa la tracotanza, la violazione del senso del limite. Con il passare dei secoli questo timore è scomparso fino al suo rovesciamento, la misura esiste per essere oltrepassata e così la libertà, facendoci dimenticare quell’eterna verità espressa nei poemi di Omero, nei dialoghi di Platone o nei frammenti di Eraclito.




Viviamo nell’epoca della rivoluzione tecnologica. Stiamo assistendo a quella transizione che porterà all’egemonia del paradigma virtuale-robotico come forma predominante del vivere, della cultura e del pensiero. In un’analoga epoca rivoluzionaria visse anche Platone, il quale vide il passaggio dall’oralità alla scrittura nella civiltà greca e occidentale. Le parole veicolate da Socrate nei dialoghi platonici, allora, si presentano come un’analisi straordinaria per interpretare e prevedere l’effetto dei cambiamenti tecnologici odierni sull’essere umano.


Dalle intuizioni di Stefano Zecchi, ecco una breve riflessione per un’estetica scolastica.


Quando c’è da compiere una scelta, dare un giudizio, prendere una decisione, ci si interroga se si stia rispettando il punto di vista morale. Ciò che è utile all’individuo non è sempre morale: sembra questa la narrazione che viene proposta, con l'economia, la scienza e la politica costantemente divise nel seguire l’uno o l’altro principio. È questa la vera dialettica del discorso?



di Niccolò Magrin


I miti, inferociti, continuano a tormentare la nostra vita e l’uomo, sempre più indebolito da essi, è caduto nel silenzio perpetuo che dominerà la sua esistenza.


Il dovere è l’obiettivo delle proprie azioni, scegliere di farlo è la condizione imprescindibile della sua realizzazione. 


Breve riflessione su come il Potere si relaziona con la conoscenza e come comprendere questa relazione può aiutarci a interpretare le questioni politiche del nostro tempo.