Reato di ignoranza e anacronismo fascista

 

La Camera ha appena approvato l'articolo che stabilisce il reato di propaganda fascista, rappresentando adeguatamente il grottesco dell'Italia, la miseria su cui si crogiola la nostra “cultura”.

 

Alessandro Bruschetti, “Il fulmine” (1932)
Alessandro Bruschetti, “Il fulmine” (1932)

 

Ci si accanisce contro il fascismo. E come non si dovrebbe? Si deve eccome, fintantoché con esso si intenda quella catastrofe abbattutasi nell'Italia liberale o nell'Occidente democratico. Ma il mondo prima della catastrofe era davvero così liberale e democratico? Se Mussolini fu stolto e Hitler folle, come si ritiene, tutto ciò che si tentò di pensare e proporre e sperare sotto il nome fascismo fu solo un errore, solo la volontà del male – fu antidemocratico ed antiliberale, contro il mondo incantato della libertà e della democrazia?

 

Pare proprio di sì, almeno da quanto si evince dalla proposta di legge, firmata da Emanuele Fiano, che introduce l’articolo 293-bis nel codice penale relativo al reato di propaganda fascista. Il testo, che è stato approvato in prima battuta da Montecitorio e che passa ora al Senato, recita:

 

« Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne fa comunque propaganda richiamandone pubblicamente la simbologia o la gestualità, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici. »  

 

Questo è un testo imbarazzante, privo di senso storico; povero di consapevolezza, almeno quanto è significativo della pochezza che detta il confronto politico e sociale oggi. Il dramma è così doppio: che si formuli una scempiaggine del genere e che ci sia bisogno di partorirla oggi.

 

Il Novecento cela dentro di sé una complessità ancora inimmaginabile, appiattita nella miseria delle nostre categorie storiche e filosofiche, che ci preclude il futuro che vagheggiamo: capire il Novecento è capire ciò che siamo – requisito indispensabile per essere di più di quel che siamo oggi, per essere migliori. Perciò non è questo il luogo per dire quella complessità. Ma due noticine ci consentiranno di intravvederla, dopo aver esplicitato di essere antifascisti par excellence, inimmaginabilmente più di quanto Fiano creda si possa essere.

 

Ad addentrarsi un po' nella storia, non risulterebbe così inverosimile affermare che a «propaganda[re] i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco» siano stati a quei tempi e per lungo tempo gli Stati Uniti d'America. Ed infatti c'è chi da tempo prova a portarlo ad attenzione, come Domenico Losurdo.

 

« È arbitrario staccare dalla tradizione coloniale le pagine più nere del Novecento, quelle scritte dal nazifascismo. Hitler si proponeva di imitare Gran Bretagna e Stati Uniti: mirava a stabilire le «Indie tedesche» in Europa orientale oppure a promuovere qui un'espansione coloniale simile a quella a suo tempo verificatasi del Far West della repubblica nordamericana. È nel corso dell'oppressione coloniale e razziale da quest'ultima messa in atto a danno dei nativi e dei neri che emergevano quelle che poi sarebbero diventate le parole chiave dell'ideologia nazista: under man / Untermensch; ultimate solution / Endlösung. L'impero coloniale germanico doveva essere edificato grazie al lavoro coatto degli «indigeni», degli slavi, ridotti in condizioni di sostanziale schiavitù. » (Il marxismo occidentale, Laterza 2017)

 

 

L’articolo 293-bis avanza le sue minacce anche relativamente «[al]la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi [cioè i i contenuti propri del partito fascista] chiaramente riferiti». Ciò significa che un elogio alla figura di Giovanni Gentile come filosofo, in quanto legato al regime fascista, rientrerebbe nella casistica? Sarebbe interessante saperlo per abiurare in tempo. Poi allora potremmo dire che idee espresse da Gentile, benché geniali e antifasciste se espresse da altri, siano deprecabili perché da lui espresse: ci siamo così abituati a promulgare leggi ad personam, che ci si stupisce come non fossimo riusciti a condannare idee ad personam.

 

Cioè, il nazionalismo dall'aura razzista à la Trump conduce alla Presidenza degli Stati Uniti d'America, campioni di democrazia e libertà – secondo tanta parta dei politici italiani come Fiano –, mentre il patriottismo cosmopolita di Gentile ci conduce dietro le sbarre italiane. Egli che, sotto l'efficace ed esilarante slogan canis nationalis, asinus universalis!, e proseguendo la mirabile tradizione mazziniana, mette in guardia dal nazionalismo razzista:

 

 

 

« Il concetto di nazione da cui muove il nazionalismo, è effettivamente naturalistico […] quando presuppone la nazione come un fatto naturale, antropologico o etnografico. […] Or bene, una nazione determinata da certi caratteri della struttura cranica, o dalla lingua, o dalla religione, o dal complesso della tradizione storica propria d'un popolo è una cosa, – posto pure che sia determinabile, – priva affatto d'ogni valore. » (Nazione e nazionalismo, in Guerra e fede, De Alberti Editore 1927)

 

Queste parole gentiliane sono non solo una profilassi contro qualsivoglia legge razziale, ma anche contro le indebite identificazioni che oggi vengono compiute sulla presunta essenza delle religioni e dei relativi popoli, con riduzionismi che dire fascisti (nel senso vago della vulgata) sarebbe un complimento.

 

Ma per ridicolizzare un poco anche la dicotomia tra quelle due obsolete categorie che sono la destra e la sinistra, leggiamo un po' che pensava il nostro fascista destroide sulla famiglia naturale:

 

« Così è della famiglia, la cui sostanza etica non consiste nel fatto naturale della generazione, bensì nella coscienza del rapporto onde sono legati tra loro i suoi membri. Rapporto che è naturale, e può non essere tale; come tale non è certamente quella somma di vincoli spirituali che la convivenza e la comunanza di interessi, di sentimenti, di pensieri viene via via creando; e che non sono tuttavia il contenuto del concetto che ciascuno ha della propria famiglia, se non vengono raccolti nella coscienza, sentiti come elementi costitutivi e incancellabili della personalità. » (Ivi)

 

 

Ecco come i contenuti migliori della sinistra arcobaleno rientrino a pieno titolo nel 293-bis. Si rinchiudano quanto prima.

 

Per i talebani nostrani aggiungiamo – ché per loro ce n'è bisogno affinché non si scatenino e perdano di vista l'essenziale – che le parole fin qui vergate non sono sulle unioni omosessuali, né sul terrorismo islamico, né sul fascismo. Ma sulla complessità enorme che si cela dietro l'abuso di categorie destinate a volatilizzarsi non appena essa complessità tralucesse da quelle nere tenebre che sono il solo infinito reato contro l'umanità: l'ignoranza. E che la nostra sia oggi poderosa è testimoniato proprio dal fatto che il fascismo, assieme al reato di propaganda, non siano divenuti anacronismi.

 

19 settembre 2017