Il Rispetto come stile di vita

 

Che cos’è il Rispetto? Perché ce n’è così tanto bisogno? Alcuni studenti dell’Istituto “Rolando da Piazzola” hanno provato a rispondere.

 

de Gli studenti del Rolando da Piazzola

 

Marc Chagall, "La passeggiata" (1918)
Marc Chagall, "La passeggiata" (1918)

 

La nostra esperienza quotidiana ci fornisce molte occasioni per entrare a contatto con il Rispetto, anche se il significato di questa parola è spesso sottovalutato. Il rispetto verso l’essere umano in generale sembra essere connaturato in noi, ma la familiarità con esso non implica che non possano essere commessi numerosi errori quando si cerca di seguirlo. Il rispetto non è qualcosa che si impone su di noi, bensì è un’azione che richiede la nostra partecipazione e chiama in causa la nostra responsabilità. Comprenderlo vuol dire fondamentalmente capire in che modo poter instaurare una relazione sincera con l’altro e poter quindi, di conseguenza, definire la nostra identità: questa si costruisce infatti soltanto quando c’è un termine di confronto grazie al quale l’individuo – sentendosi diverso – può scoprire la propria essenzialità. In poche parole ci si accorge di essere al mondo in virtù delle relazioni e dei legami che si intrattengono con l’esterno. Quasi paradossalmente, sembra non esserci un Io senza un Altro, a dimostrare che l’alterità è non solo importante, ma decisiva per la comprensione di se stessi. I fili che ci legano all’Altro sono imprescindibili poiché le relazioni costituiscono il fondamento ontologico della nostra vita. Ma questo non basta! Un rapporto può essere definito autentico solamente quando siamo disposti a lasciare vivere ciò che ci circonda, portando cioè rispetto – l’azione disinteressata per eccellenza. La totalità delle nostre relazioni vere ed autentiche rappresenta il terreno ideale per vivere bene. A tal proposito il benessere può essere definito il requisito psico-fisico che garantisce un equilibrio emotivo e intellettuale con se stessi, frutto di un percorso che si articola nell'arco di tutta l’esistenza: un cammino di crescita e approfondimento di sé e degli altri che dà i suoi frutti solo con il tempo e con una pazienza che esula dai frenetici ritmi di vita a cui siamo abituati. La ragione ci permette di considerare il benessere anche come atteggiamento e stile di vita. Essa è, infatti, anche la capacità di comprendere che ciò che ci accade non dipende esclusivamente dall'azione umana, che spesso è circostanziata principalmente allo scegliere come reagire alle situazioni che si presentano, ma anche dal darsi dell'esperienza e della realtà stessa. Questa salda consapevolezza si esprime come atteggiamento positivo e non di rassegnazione quando si capisce che i fattori esterni, in questo senso, avranno un'influenza nella costruzione di questo equilibrio psico-fisico, ma non ne saranno l'unico fattore determinante. L'Io diventa il fulcro del benessere, un centro di consapevolezza che deve imparare a gestire emozioni e pensieri, attento a non chiudersi in se stesso ma consapevole che l’altro, nella sua differenza, sarà sempre parte integrante di una identità che non può configurarsi come isolata.

 

Hieronymus Bosch, Pannello centrale del "Trittico del giardino delle delizie" (1480-90)
Hieronymus Bosch, Pannello centrale del "Trittico del giardino delle delizie" (1480-90)

Il benessere è quindi anche uno degli obiettivi più importanti a cui protendere nella vita. Per giungervi è necessario potersi trovare nelle condizioni adatte per poter vivere e ricevere il rispetto in tutte le sue sfaccettature: non si potrà, a tal proposito, non pensare alla necessità di fattori di ordine sociale e biologico che permettano a tutti di condurre una vita degna di essere vissuta, nonché di poter costruire il proprio benessere e la propria felicità. Uno tra questi è l'educazione (dal latino “ex ducere”, letteralmente "portare fuori"). Essa forma l'Io e permette di interrogarsi sul perché e sul come si è felici e si sta bene, e soprattutto consente di darsi una risposta. L'educazione, infatti, è lo strumento che consente all'uomo di sviluppare la sua capacità di comprendere il reale, prendere atto del suo dispiegarsi ed esplicare i valori che solo la sua natura possiede: l'uomo è relazione, l'uomo è ragione. Se l’uomo è questo, se questa è la sua essenza più intima e verace, il benessere non potrà che fondarsi su entrambi: da una parte, una vita fatta di rapporti vivi, relazioni di confronto e amore reciproco; dall’altra una stabilità valoriale ed intellettuale in grado di produrre fiducia in sé e nelle proprie emozioni, oltre alla capacità di lottare per ciò in cui si crede senza farsi abbattere dalle sofferenze. Solo in tal modo si potrà perseguire il benessere, differente dal semplice piacere, comune a tutti gli esseri viventi, anche a quelli che non possiedono la coscienza di sé. Il piacere è l'appagamento dei propri desideri che si compie senza tener conto dell'alterità; esso non implica una relazione di reciprocità, ma una rapporto di necessità con l’oggetto desiderato. Il piacere è una condizione temporanea e dipendente dalla mutevolezza dei fattori esterni alla propria persona. L'uomo, capace di scavare negli abissi del proprio Io e di sfiorare l’eternità dell’assoluto, realizzerà se stesso solo portando a compimento la propria natura razionale, emotiva e relazionale tramite il rispetto di sé e degli altri: questo significa benessere e felicità.

  

5 giugno 2018

 

 

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