Heidegger: sull'antisemitismo metafisico e i Quaderni Neri

 

Con l'intensificazione interpretativa attuale che sta avvenendo in Italia dei passaggi antisemiti dei famosi Quaderni Neri di Martin Heidegger ogni nuovo tentativo di recuperare la questione si trova accerchiato da sforzi ugualmente dispersivi: un persistente fervore democratico-ermeneutico che cerca di ricollocare i concetti problematici in un contesto "corretto", e una ermeneutica smisurata che giunge al punto di affermare una essenzialità politica e antisemita di tutto il pensiero heideggeriano. Come attraversare entrambe queste risposte e le relative obiezioni? Il nostro lavoro filosofico e l'unione dei diversi frammenti e dei diversi linguaggi di Heidegger possono solo misurarsi con una cosa: quello che la filosofia desidererebbe aprire, osare, scrutare.

 

Due pagine del manoscritto dei "Schwarze Hefte" che Heidegger redigeva abitualmente
Due pagine del manoscritto dei "Schwarze Hefte" che Heidegger redigeva abitualmente

 

Determinare oggigiorno la natura della ricerca filosofica forse è un compito impossibile. I caratteri distintivi di ciò che potremmo individuare come le diverse tappe della storia della filosofia ci dicono ciò che essa è riuscita a essere finora; però, se la crisi è il segno del nostro daffare attuale, è chiaro che la filosofia in tal compito, ben al di là di ogni possibile definizione onnicomprensiva, ci si presenta come un anelito e, in ogni caso, come un lavoro. Il che potrebbe essere compreso benissimo come un aspetto del Postmoderno: non tanto che non avvertiamo con sicurezza la realtà, quanto piuttosto che lo stesso affaccendarsi circa la configurazione peculiare di questa scienza ‒ la filosofia  appare talvolta incomprensibile. Ciononostante, abbiamo da prestare attenzione alle occasioni in cui tale incomprensibilità, anziché restare tale e costituire un problema su cui lavorare, si mescola tacitamente con la pratica filosofica stessa, e anche se si impegna nel recupero di una presunta onestà intellettuale la allontana dal suo autentico compito.

 

Ciò che ne risulta in relazione al pensiero di Martin Heidegger è una situazione in cui si è passati dalla problematica sul "politico" in Heidegger (nella sua persona e nella sua filosofia: discussione ormai vecchia ma che talvolta ritorna con nuove e interessanti proposte) alla politicizzazione stessa della problematica, se questo possa mai significare veramente qualcosa. E se la questione non appare già estranea ai meccanismi della filosofia (dal momento che la politicizzazione non si rende chiara a se stessa nella sua essenza, inessenzialità, o pregiudizialità), ciò di cui bisogna preoccuparsi è che a un tentativo di approccio ai testi "pericolosi" di Heidegger nei quali si allude all'antisemitismo e all'olocausto potrà oggi capitare di imbattersi in un'esigenza per così dire sovra-ermeneutica: cioè quella per cui chi si cimenta in questa lettura non può se non accettare l'idea che 1) noi formuliamo domande intorno al suddetto antisemitismo e 2) la formulazione antisemita, e la questione ebraica in generale, si estende a tutta la filosofia di Heidegger e affonda le sue radici non solo nel cuore della sua impresa, ma anche in un'ampia tradizione antisemita (Di Cesare, Heidegger e gli ebrei, 2014). Di più, secondo questa corrente negare una tale possibilità sovra-ermeneutica è un gesto a sua volta totalitario.

 

Heidegger che sosta presso uno dei suoi "sentieri" ...
Heidegger che sosta presso uno dei suoi "sentieri" ...

 

La questione di fondo potrebbe benissimo essere più semplice di quel che si pretende, e smascherando tale semplicità diverrà manifesto il fatto che essa non possa intendersi come una risposta fascista all'essenzialismo ebraico (come si è soliti accusare con facilità) presente nel pensiero di Heidegger. All'interno di queste ermeneutiche espansive della questione ebraica, parrebbero essere i famosi Quaderni Neri ad aver dato una specie di conferma intellettuale e persino "metafisica" o "esoterica" di tale questione. Orbene, mentre alcuni sostengono che l'antisemitismo heideggeriano si inquadra in un antisemitismo seinsgeschichtlich (un antisemitismo dato secondo il pensiero della storia dell'essere, che si richiama cioè alla filosofia dell'essere come l'evento e l'inizio: ossia nella sua storicità in quanto è storica tanto la domanda sull'essere quanto la storia stessa come sviluppo di determinate (pre)comprensioni dell'essere che perviene alla scoperta dell'essere stesso  in altre parole, all'interno di una fase più ricca dal punto di vista storico e filosofico nella produzione di Heidegger) (Trawny, Heidegger e il mito della cospirazione ebraica, 2015, p. 23 ss.), altri  parrebbe  hanno compreso i Quaderni Neri in un senso assolutamente rappresentativo del "pensiero di Heidegger" nella sua totalità, e soprattutto i paragrafi in cui compare la questione ebraica (Fried e Polt ed., After Heidegger?, 2017, p. 59 ss.).

 

È necessario ricordare che i Quaderni Neri, per quanto possano essere una profonda produzione heideggeriana, mancano di un elemento essenziale che attraversa la formazione del sapere: una caratteristica che se anche non fosse propria di ogni filosofia lo è sicuramente in questo caso. Possiamo star sicuri di una cosa: i Quaderni sono carenti di quella necessità scientifica e dell'importanza filosofica che invece posseggono altri progetti di Heidegger. A dire il vero, anche se l'opinione della comunità filosofica attuale è quella di accettare l'idea che Heidegger volesse pubblicare i Quaderni e dar loro una collocazione precisa nella recezione del suo pensiero, non poche volte questa idea è stata messa in dubbio. E con ciò cade la centralità assoluta e "letterale" dei Quaderni (come chiave di accesso pura e semplice ai problemi ontologici di Heidegger stesso).

 

E per quanto si consideri (ib., p. 61) che nei Quaderni incontriamo la prima rottura del silenzio intorno ad Auschwitz (GA 97,20 – considerazione che è ermeneuticamente discutibile: si veda ad esempio il riferimento pubblico ed esplicito alla produzione di cadaveri nelle camere a gas e ai campi di sterminio nel 1949, in una delle celebri conferenze di Brema, GA 79, 27), e addirittura si voglia vedere negli innumerevoli riferimenti a Essere e tempo che si possono incontrare lungo i Quaderni (ma in quale scritto o estratto importante di Heidegger non si incontra una ricca rete di riferimenti?) una unione necessaria tra la questione ebraica e gli "inizi" del pensiero del filosofo tedesco (After Heidegger?, pp. 60-65); e anche quando si voglia estrarre una "politica" dai Quaderni intesa come un interesse da parte di Heidegger nei confronti della categoria del politico, da lì traslabile ai primi scritti del pensatore (come se non ci fossero altri spazi a partire da cui riflettere più heideggerianamente intorno al politico; per fare solo un esempio si confronti GA 53, 101), questa smisurata ermeneutica a nostro avviso manca il punto fondamentale: ciò che il pensare vorrebbe intentare, i problemi per cui Heidegger stesso ha avuto bisogno non della continuità semplice e monolitica che si pretende attribuirgli dalla prospettiva di un essenzialismo fratturato, bensì una lotta intellettuale dura e persistente (talvolta ossessiva) per giungere fin negli angoli, alle conclusioni e alle categorizzazioni possibili dell'essere in quanto tale (almeno fino alle ultime formulazioni esoteriche intorno all'essere come evento verso la metà degli anni '40).

Se lo sguardo del ricercatore si muove dai QuaderniEssere e tempo percorrendo i punti di incontri e con tale movimento portasse con sé l'antisemitismo (e l'anti-cristianesimo?), allora non farà male ricordare che, come scrive Heidegger alla fine di Besinnung in una specie di testamento in cui rammenta il cammino della sua indagine fino alla metà degli anni '30 (GA 66, pp. 419-428), l'incontro con Essere e tempo dalla configurazione del suo secondo gran progetto "finale" (che dovrebbe culminare con il primo vero trattato heideggeriano: Contributi alla filosofia, dall'evento, GA 65) è un confronto, e a sua volta questo è solo un passo nel cammino preparatorio verso il punto finale del progetto che lo mantenne occupato dall'inizio degli anni '30. E per questo progetto, che sarà conosciuto pubblicamente sotto l'etichetta di "Kehre" (svolta), questo confronto e tali preparazioni sono parte di una necessità e specificità filosofica, o come egli le chiama: lavori preparatori all'opera stessa. In tutto questo, stando a questa considerazione, il luogo delle sue idee dispiegate nei Quaderni rimane indeterminabile.

 

 

Dopo queste riflessioni, il lettore si sarà reso conto della possibile banalità in cui queste discussioni possono cadere. Però la banalità non si ritrova nella questione  che possiamo riconoscere  che i Quaderni Neri siano come degli oggetti di cui servirci per comprendere la posta in gioco filosofica in ballo nel pensiero di Heidegger  e che alla fine non si tratta tanto di lui, quanto della nostra storia e della nostra storicità filosofica  bensì nel caso in cui la nostra attività filosofica nelle sue più alte possibilità si vede condannata da un domandare insistente nell'ambito riflessivo che perde di vista la più profonda formulazione della filosofia stessa. Diciamo, in questo caso, che è giusto voler comprendere in un certo contesto le formulazioni politiche di Heidegger e che è giusto anche domandarci in un panorama più grande circa l'estensione e i limiti di tali formulazioni; tuttavia, quando è possibile determinare in qualsiasi di quelle direttrici abissi incolmabili, salti astorici e omissioni biasimabili, la pertinenza minima nei confronti di un altro tentativo della filosofia acquisisce una nobiltà, perché media il suo compito con ciò che il domandare e il sapere (fondamentale) vorrebbero intraprendere e con quello che possono significare profondamente i problemi in cui essi si sono trovati o in cui si sono visti costretti ad addentrarsi.

Tali considerazioni non hanno motivo per essere denominate totalitarie. Ed ecco qui la banalità alla quale questo tipo di discussioni può portare: mentre gli studiosi di Heidegger sembrano essere liberi di proseguire con altri compiti, chi si affanna in esteriorità sterili dal punto di vista della sostanza storica e intellettuale dovrà adottare ogni volta nuove tecniche resolutorie nella vasta collezione delle particolarità.

  

3 novembre 2018 

 




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