Ignoranza consapevole: la chiave del progresso

 

La spedizione che portò Cristoforo Colombo ad imbattersi per errore in nuovo continente e i primi passi compiuti da Armstrong sul suolo lunare testimoniano come la consapevolezza di “non sapere” ci abbia portati ad osservare con altri occhi il mondo che ci circonda.  

 

di Beatrice Baggio

 

 

A cinquant’anni dal famoso allunaggio possiamo ancor meglio renderci conto di come questa enorme impresa non sia stata solo un motivo di vanto per gli Stati Uniti d’America nei confronti della sua avversaria, l’Unione Sovietica, nella “corsa allo spazio”, ma anche una svolta significativa per la scienza e per il progresso del mondo intero.

La motivazione che permise agli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins di sbarcare sulla Luna il 20 luglio 1969, fu lo scontro, nell’ambito della Guerra Fredda, tra Stati Uniti e Unione Sovietica, il quale iniziò il 4 ottobre 1957 con il lancio del satellite sovietico Sputnik.

La buona riuscita di un’impresa così ricca di punti interrogativi portò a conseguenze molto più rilevanti di una semplice vittoria: riuscì a spingere gran parte della popolazione a rompere i propri schemi di pensiero facendole acquisire una maggiore fiducia nelle capacità umane.

 

Quella di portare l’uomo sulla Luna è stata solo una delle tante iniziative che, a partire dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, hanno permesso all’umanità di ampliare, molto più rispetto al passato, la propria sfera di conoscenze.

Un tale obiettivo è stato raggiunto grazie allo sviluppo della capacità di ammettere la nostra ignoranza, ossia di elaborare la consapevolezza che non conosciamo tutto e che di conseguenza tutte le scoperte e le teorie su cui facciamo affidamento sono soggette ad una continua messa in discussone.

 

Una tale capacità senza alcun dubbio non è apparsa dal nulla, in quanto nel nulla non ci sono presupposti perché si sviluppi qualcosa che sia diverso da esso, ma ha avuto una svolta decisiva con l’età rinascimentale.

Prima di essa ci sono stati numerosi individui che non ritenevano le tradizioni del loro tempo sufficientemente soddisfacenti in materia di risposte ai diversi e numerosi interrogativi dell’uomo; tuttavia la maggioranza della popolazione credeva in essi e ne alimentava i dogmi, spingendo chiunque portasse un’idea di innovazione ai margini della società.

Un simbolo di ciò è quanto accadde nell’anno 1239 tra i due capi supremi della cristianità: papa Gregorio IX e l’imperatore Federico II.

 

Giorgio Vasari, "Papa Gregorio IX scomunica a Federico II", Palazzi Vaticani
Giorgio Vasari, "Papa Gregorio IX scomunica a Federico II", Palazzi Vaticani

 

La disputa tra i due nacque dal fatto che Federico II, pur essendo un imperatore cristiano, era stato educato in gioventù da un maestro musulmano e aveva adottato il modo di vivere e le usanze di tale religione. Tuttavia, come afferma Massimo Jevolella in Le radici islamiche dell’Europa (2005):

 

« Tutto ciò non era in fondo niente, era null’altro che esotico colore. Il peggio era ben altro: erano le sue avide e stravaganti passioni culturali che spaziavano dalla matematica alla zoologia, dalla medicina all’astronomia. »

 

La volontà e la curiosità del sovrano lo avevano spinto in più casi a farsi domande al di fuori degli “intoccabili” princìpi cristiani e, per rispondere ad essi aveva stretto amicizie con i più celebri pensatori e scienziati del mondo musulmano, tanto da intrattenere “addirittura” delle conversazioni amichevoli nei più differenti ambiti del sapere con il sultano della Palestina.

Tutto ciò era profondamente condannato dalla religione cristiana che, rimanendo fedele ai suoi princìpi, aveva classificato Federico II come un eretico, fornendo un chiaro esempio di come gran parte dei governi e delle religioni del passato non credessero neanche nella minima forma di progresso.

Una credenza tale era strettamente relazionata alla convinzione di disporre di tutte le conoscenze che fosse concesso di apprendere all’uomo; inoltre, come ci dice Yuval Noah Harari in Sapiens (2014):

 

« L’idea che il genere umano avrebbe potuto scoprire nuovi saperi e inventare nuovi strumenti era ben più che ridicola: era un atto di superbia. »

 

Questo era il limite che caratterizzava le società più antiche e conservatrici, ma verso l’inizio del Cinquecento, con le grandi esplorazioni e l’inizio delle colonizzazioni, l’uomo incrementò la fiducia nelle sue capacità: aprì la mente ad una nuova visione del mondo circostante, costituita dal progressivo riconoscimento della propria ignoranza e si indirizzò verso la strada aperta al confronto tra idee. Questi sono gli elementi che ci hanno permesso e che tutt’ora ci permettono di avere un progresso, in qualsiasi ambito della nostra esistenza.

 

Ártemis, dea della caccia, identificata come personificazione della Luna crescente
Ártemis, dea della caccia, identificata come personificazione della Luna crescente

L’acquisizione di tali fondamentali capacità ci ha portati a far camminare i primi uomini sulla Luna nel luglio 1969, dando un considerevole impulso alla scienza moderna, in tal caso nell’ambito dell’esplorazione spaziale, tanto che per il 2024 è previsto l’inizio del progetto Artemis, il quale si ripropone, con una durata decennale, di portare nuovamente l’uomo sulla Luna, ma questa volta ponendosi un obiettivo ancora più impegnativo: l’installazione di un avamposto lunare necessario a missioni di lunga durata.

Questo è solo uno dei tantissimi esempi che con l’inizio dell’età moderna hanno costituito a livello globale delle grandi svolte per l’umanità e tali considerazioni le troviamo anche in un discorso tenuto dal presidente americano John F. Kennedy il 12 settembre 1962:

 

« Ci troviamo in un momento di cambiamento e di sfide, in un decennio contraddistinto dalla speranza e dal timore, in un’epoca che unisce la conoscenza all’ignoranza. Più cresce il nostro sapere, più evidente ci appare la nostra ignoranza. »

 

Essa è la chiave che si cela dietro al nostro progresso, che muove la nostra sete di conoscenza e che ci permette di trovare una soluzione agli interrogativi che l’uomo si è posto, si pone e che continuerà a porsi, creando per ogni conoscenza acquisita un nuovo enorme numero di problematiche da affrontare che lo costringeranno ad una continua messa in discussione e di conseguenza ad un continuo sviluppo.

 

19 settembre 2019