Pensare la scuola del futuro

 

Un'intervista al Professor Alberto Carraro, per pensare la scuola del futuro, ossia per promuovere il pensare attivo, critico, partecipativo, condizione imprescindibile perché la scuola abbia nel futuro il ruolo centrale che le spetta.

 

di Redazione

 

Andrew Wyeth, "Il mondo di Cristina", 1948
Andrew Wyeth, "Il mondo di Cristina", 1948

 

Professore, come immagina la scuola di domani nell’epoca della post-pandemia?

 

È molto difficile aspettarsi un cambiamento nella scuola, adesso, in piena emergenza per la pandemia da Covid19 e in assenza di un rimedio come il vaccino. Tutto l’apparente gran da fare, imperniato sull’allontanamento degli allievi da scuole e università, è consistito principalmente in azioni logistiche marginali. La sostituzione del contenitore reale (l’edificio scolastico) con la comunicazione digitale/virtuale (la lezione a distanza), continua a poggiare, di fatto, sul mantenimento esasperato della supercollaudata relazione maestro/allievo che, se possibile, esaspera ulteriormente la percezione della permanenza invasiva dell’asfissiante modello fondato sul controllo, finanche entro le mura domestiche. Oggi, l’utilizzo della didattica a distanza rischia di riproporre una vecchia immagine della scuola che continua a funzionare come fabbrica della dipendenza, secondo una mia storica definizione (Carraro A., Pedagogia istituzionale e gruppi – Contro la fabbrica della dipendenza, Roma, Armando 2014, NdR).

 

Potrei rinverdire la visione critica della situazione schematizzando alcune idee in merito al processo insegnamento-apprendimento. La Scuola pubblica, la scuola in generale, è stata pianificata come un’Istituzione integrata da diversi gruppi con differenti funzioni: gli allievi, i docenti, il personale amministrativo, quello ausiliario, i genitori degli allievi. Fino a ieri, ha lavorato come un luogo di ri-produzione del sapere, presentandosi con una struttura verticistica, piramidale e con compiti scarsamente omogenei: il capo, preside o dirigente, si preoccupa di gestirla in modo da assicurare una convivenza disciplinata e regolamentata rendendosi garante degli standard di istruzione degli allievi distribuiti nei vari corsi e sezioni, delle attività scolastiche ed extrascolastiche in un clima favorevole all’assolvimento del compito dell’apprendimento secondo una sottintesa, mai dettagliata, corrispondenza con criteri previ di valutazione delle prove disciplinari, orali, scritte o pratiche. Ne risulta un sistema troppo dirigistico, burocratico, centralizzato.

 

Se un preside, approfittando dell’emergenza che stiamo vivendo, esprimesse la volontà di rinnovare la scuola, dovrebbe possedere una professionalità che lo abilitasse alla funzione di coordinare un gruppo e, in seconda istanza, verrebbe il lavoro istituzionale.

 

Gli insegnanti, maestri e professori, sono depositari di un’organizzazione del pensiero che durante gli anni trascorsi a scuola, all’università, nei diversi corsi di formazione professionale, si è rinforzata a livello inconscio trasformandosi in ideologia. Per questo motivo, è abbastanza improbabile che essi riescano a sviluppare spontaneamente l’elaborazione di un modello di scuola e di insegnamento alternativi a quello vigente e da loro stessi interiorizzato e, in gran parte, inconsciamente riprodotto.

 

Esiste un modo diverso di fare scuola?

 

Il fatto che gli adolescenti vivano molte situazioni di disagio spesso in antagonismo con l’istituito – famiglie e scuola – è riuscito a procurare non poche incertezze su come il mondo degli adulti riesca a trovare le condizioni più adatte ad aiutare effettivamente le giovani generazioni nel delicato periodo della loro crescita ed emancipazione. Forse i giovani si trovano a scontare anche delle forme di educazione familiare che li inducono a una generale condizione di subalternità rispetto agli adulti.

 

Da tempo, vado sostenendo che una configurazione più aggiornata della professione degli insegnanti si potrà costruire a partire da una diversa concezione della funzione docente. Il cambiamento prioritario consiste nel prendere atto che, in classe, soggetto del processo insegnamento-apprendimento è il gruppo di studenti. La sistematicità nella ricerca, la forza di problematizzare il campo pedagogico, la capacità di generare esperienze nuove possono mettere in crisi le relazioni sacralizzate da un arcaico sistema di trasmissione del sapere e delle conoscenze specifiche nelle distinte aree disciplinari.

 

Se i docenti riescono a trasformare l’inquadramento della lezione aprendolo alla riflessione sui processi di scambio innestati dagli stessi argomenti di studio, il sapere e la conoscenza sono resi disponibili al contributo dinamico del gruppo, vale a dire degli studenti che vi partecipano. Portare alla luce i modi abituali di funzionamento del pensiero offre uno speciale diritto di cittadinanza all’apporto decisivo delle emozioni e dei sentimenti nello sviluppo della conoscenza.

 

Una scuola nuova, con la visionaria aspirazione di essere al passo coi tempi, va impostata in modo da fornire alle generazioni di studenti che vi si alternano nel corso degli anni, gli strumenti di base per operare come équipe. Allo scopo di rendere gli allievi protagonisti della propria formazione è necessario che chi coordina il loro processo di apprendimento conosca i presupposti teorici e tecnici che permettono di lavorare con gruppi di persone. Si tratta di un lavoro lungo e profondo che capovolge il sistema di istruzione da cui ognuno di noi proviene in cui il compito docente è stato ridotto a una pratica ripetitiva e di routine: una sorta di travaso di saperi da chi sa a chi non sa, che tralascia e trascura, spesso fingendo di non vederle, variabili molto importanti del campo educativo.

 

La funzione docente si precisa partendo dall’elaborazione di una distanza dal gruppo di allievi, accorgimento che consente di decentrare sull’oggetto di studio tutte le attenzioni che il gruppo istintivamente deposita sul maestro.

 

La nozione di distanza acquista dunque un’inaspettata centralità grazie a condizioni esterne emergenziali in cui studenti e docenti sono costretti a rimanere a casa. Si tratta di approfittare di situazioni destinate a gettare una nuova luce sulle emozioni e sull’affettività in condizioni in cui possono cadere meno lentamente certe reticenze come sussiego o timidezza e pudore indotti proprio dalla vicinanza.

 

Carel Willink, “Paesaggio con sette sculture”, 1941
Carel Willink, “Paesaggio con sette sculture”, 1941

 

Qual è il compito docente?

 

Questa interrogazione basilare rompe un incantesimo durato per chissà quanto tempo. Lo schema di insegnamento tradizionalmente tramandato produce una serie di effetti che nell’insieme sono negativi, dal momento che inducono a privilegiare la mitizzazione del docente, l’abilità personale sulla collaborazione, le ambizioni individuali sugli obiettivi del gruppo, i vantaggi propri sulle priorità comuni dell’imparare, ecc. In pratica quella scuola, favorendo processi mirati al conseguimento di un obiettivo precostituito, già predeterminato nella mente del docente, come può essere una modalità standard nella risposta a un problema, tiene di fatto separati la cultura generale dall’apprendimento tecnico-disciplinare come se appartenessero a due universi distinti.

 

Nell’attività quotidiana di insegnamento, per superare la situazione di debolezza teoretica del nostro sistema formativo, mi sono dato il compito di osservare e studiare con metodo durante il tempo della lezione in classe un triplice sistema di relazioni che include:

 

la relazione che il gruppo stabilisce con il compito di apprendimento;

la relazione che il gruppo stabilisce con il coordinatore;

la relazione degli allievi tra di loro.

 

Assumendo la funzione di coordinare il lavoro di apprendimento del gruppo si presuppone che il docente abbia interiorizzato la distanza e la non implicazione. Dal versante di teoria della tecnica la Concezione Operativa di Gruppo trasferisce il baricentro delle attività di educazione e di istruzione, cioè la leadership del gruppo, dalla figura del docente al compito di apprendimento che rappresenta la finalità in base alla quale un gruppo di allievi ha la sua ragione di esistere. I docenti continuano a seguire le tracce ministeriali e il compito corrisponde ai punti di un programma che gli alunni si sono impegnati a studiare e imparare in una sequenza temporale data (l’anno scolastico nelle sue scansioni canoniche).

 

Argomenti nuovi, inediti, a qualsiasi disciplina di studio appartengano, scoraggiano le menti ansiose e dunque, la mancanza di una risposta pronta ai problemi che dovessero insorgere, disponibile senza fare tanta fatica, genera confusione. L’allievo pensa di essere lasciato solo da chi è convinto lo dovrebbe aiutare secondo un’idea di aiuto da lui stesso internalizzata in linea con i modelli in precedenza appresi.

La fabbrica della dipendenza nasce proprio dalla riproduzione di questa catena di relazioni. Più l’allievo è docile e pronto a oleare tali consueti meccanismi più si farà strada a scuola, più si adatterà nel portare a termine gli studi e più avrà successo perché convincerà se stesso, i professori, la famiglia e chi in futuro gli richiederà una collaborazione di seguire un modello in linea con quanto ci si attende da lui.

 

La Psicologia Sociale Analitica ci guida nello studio e nella comprensione delle modalità trasferenziali che agiscono nel sistema istituzionale insegnamento-apprendimento in un processo continuo di scambio. Il gruppo, come luogo transitorio, rappresenta l’anello di congiungimento da cui non possiamo prescindere se vogliamo osservare il legame tra individuo e società. Il gruppo va indagato nella sua sostanza come un oggetto di studio e l’interpretazione di quanto accade al suo interno dà un senso alla situazione. I sistemi istituzionali nei quali si inserisce il gruppo contrassegnano, come un marchio, le relazioni interpersonali e ciò obbliga a includere nella lettura del latente la presenza dell’Istituzione. La collaborazione, la preparazione di progetti, la solidarietà e il rispetto sono qualità imprescindibili dal gruppo. L’architettura di una nuova organizzazione scolastica prende le mosse dal setting di apprendimento e per questo ci stiamo battendo da anni per una diversa formazione del personale docente che va preparato a svolgere con competenza una nuova funzione rispetto al passato.

 

Dal versante di teoria della tecnica la Concezione Operativa di Gruppo trasferisce il baricentro delle attività di educazione e di istruzione, cioè la leadership del gruppo, dalla figura del docente al compito di apprendimento che rappresenta la finalità in base alla quale ogni gruppo di allievi ha la sua ragione di esistere.

 

Per raggiungere l’obiettivo di un processo circolare di costruzione della conoscenza, proponiamo un setting che inauguri la dimensione della trasversalità. I nessi di potere impliciti nella relazione verticale: maestro-allievo mostrano una forma di dominio asimmetrico, a volte mortificante e rappresentano il modello tradizionale di conduzione della leadership. Bisogna avere in qualche modo sofferto e combattuto per modificare le azioni di cui quel tipo di potere si serve: attirare l’attenzione, indurre, prescrivere, farsi obbedire, dare valutazioni e giudizi, dettare le regole di comportamento, promuovere, bocciare, ecc. Attraverso l’autoanalisi dei vissuti scolastici personali, lavoro necessario prima di intraprendere la professione docente, appariranno certi eventi significativi a testimoniare di un malessere e di un sacrificio nel sopportare i passaggi a volte assai angusti del training scolastico vissuto.

 

Viceversa, le voci più spigliate del panorama pedagogico contemporaneo tendono a convertire quegli atteggiamenti autoritari in uno schema più aggiornato, più dinamico, di partecipazione paritaria, cioè orizzontale. Ciò che rimane nascosto, dissimulato durante le azioni educative e formative in generale, sono le regole di imposizione che sottendono gli aspetti più profondi della parola proferita o dell’atteggiamento direttivo: presupposti che non possono essere chiariti dagli stessi soggetti che li agiscono, dato che le razionalizzazioni che essi compiono delineando le proprie pratiche tendono a mascherare tali fenomeni.

 

La collaborazione, la preparazione di progetti, la solidarietà e il rispetto sono qualità imprescindibili dal gruppo. L’architettura di una nuova organizzazione scolastica prende le mosse dal setting di apprendimento e per questo il personale docente va preparato a svolgere con competenza una nuova funzione rispetto al passato. Lo stesso discorso vale anche per gli studenti e le studentesse, soprattutto per chi utilizza la leadership nel proprio gruppo di appartenenza per predominare: o nello studio o con un’autorità specifica (charme, prestanza fisica, disponibilità di mezzi, ecc.) che garantisce loro un controllo sui compagni. Costoro, rivendicano con simili modalità un prestigio che hanno appreso a coltivare in una scuola che si fonda sull’accertamento del consenso e si rendono tramite di un modello che premia chi arriva per primo o chi riesce a stabilire il proprio carisma e dunque un’autorità.   

 

 

Quale deve dunque essere la finalità principale della scuola?

 

Per acquisire un’esperienza mirata alla complessità del mondo giovanile e ponendosi il non secondario obiettivo di prevenire determinati comportamenti autolesionisti o rinunciatari o marcatamente aggressivi, è doveroso che la Scuola predisponga le condizioni più adatte perché i giovani si soffermino in modo specifico sulla progettazione di sé. Un’importante prerogativa dei docenti è dunque quella di sapersi dotare della capacità di analizzare e comprendere lo spazio vitale di bambini e adolescenti, a partire dalla circostanza in cui si trovano in classe, riuniti in gruppo, con lo scopo di affrontare un compito comune. La finalità fondamentale degli ordini di scuola pre-universitaria è, dunque, l’orientamento scolastico e professionale per favorire un’educazione alle scelte future. La prevenzione rispetto alla dipendenza aiuterebbe a fare un po’ di luce sulla funzione specifica della scuola.

 

Il coinvolgimento degli insegnanti nel processo di cambiamento passa innanzitutto dalla loro convinzione personale, ma in una certa misura anche dall'interesse delle Associazioni professionali a ripensare le competenze della loro formazione oltre ad alimentare un interesse per la ricerca e il desiderio di respirare un’aria nuova.

 

Si tratta di due canali complementari per un’auspicabile rivalutazione della soggettività e della creatività. Il sapere, la cultura, la preparazione disciplinare sono spazi aperti e costituiscono il bagaglio necessario per seguitare il cammin di nostra vita.

 

21 agosto 2020