Gli errori della scienza

 

L'intero avanzamento scientifico è composto dalla contraddizione e dal superamento che non ripudia, bensì ingloba, la suddetta contraddizione: è del tutto naturale che la scienza si contraddica.

 

di Simone Santamato

 

Thomas Kuhn (1922-1996)
Thomas Kuhn (1922-1996)

 

Ormai, a mesi dalla prima volta in cui abbiamo sentito nominare il virus e la sua malattia, la Covid-19, abbiamo imparato a convivere con l’eterogeneità delle notizie che ci vengono sottoposte dai vari giornali: giornali i quali, è pur vero, si limitano a riproporre "opinioni" di scienziati che, pur essendo specializzati nei più promiscui settori della medicina, non vedono l’ora di dire la loro, entrando, spesso e volentieri (seppure si possa azzardare di dire anche “sempre”), in contraddizione con qualcosa detto da qualcun altro. Certamente i giornali non aiutano, poiché, da una effettivamente duttile e malleabile opinione, si passa ad una sua smussatura che la rende quanto più conveniente possa essere al tornaconto della testata giornalistica, soprattutto a livello di visibilità. Con questo assolutamente non vogliamo dire di diffidare dall’informazione canonica: solamente suggerire di aguzzare l’occhio critico e smascherare, con circospezione ma gran senso del sospetto, la convenienza (che modernamente prende anche il nome di clickbaiting) celata dietro alcune righe dei notiziari, telegiornalistici o meno che siano. 

 

Eppure non siamo qui certamente per questo: tralasciando il discorso fino ad ora intrapreso, vorremmo soffermarci, invece, sul fulcro e l’anima della questione, ossia la Scienza, quella che viene riportata dai giornali di cui abbiamo parlato; in modo più approfondito, cercheremo filosoficamente di rinvenire gli errori della scienza nel suo comunicarsi. Dove, insomma, ha sbagliato la Scienza quando si doveva rendere conoscibile e comprensibile, tanto da rendersi contraddittoria agli occhi dei più?

 

Checché se ne dica, l’argomento in questione non è assolutamente nuovo per quanto riguarda l’ambito epistemologico, e di storia della scienza: la contraddizione, all’interno dell’ambito scientifico, è anzi sempre esistita, e non solo. Proprio da questo suo essere intra-contraddittoria possiamo dire che essa, la Scienza, sia realmente progredita: si può dire che, con l’avvento del Positivismo ottocentesco, e del Neopositivismo novecentesco (Circolo di Vienna), la “persona comune” abbia assunto un atteggiamento di massima fiducia (e «fede»?) nei confronti della Scienza. Come se si fosse reso innocentemente dogmatico quanto è in realtà frutto di un’attenta analisi critica e di un rigoroso metodo probante la veridicità di una purchessia ipotesi.

 

 

Eppure, questa interna scissione proficua, è – o dovrebbe – essere ben conosciuta dagli addetti ai lavori, tanto che, uno di loro, Thomas Kuhn, nel 1962, riesce a condensare in un piccolo saggio epistemologico che confina, però, in modo esplicito, con la Filosofia, l’evoluzione scientifica che, secondo lui, giustappunto, si dà solo, ed esclusivamente, grazie alla «rivoluzione».

 

Il vero “avanzamento scientifico” si dà ed è risolto nella rivoluzione, la quale, come recita la Treccani, è «un processo di sovvertimento – di ampie proporzioni ma compreso in un periodo di tempo definito e in genere accompagnato dall’uso di mezzi violenti – dell’ordine costituito»: questo significa che la rivoluzione scientifica provoca un avanzamento solamente nella misura in cui sovverte completamente l’ordine precedentemente costituito; ordine inteso come precedente paradigma, come precedente approccio scientifico alla realtà.

 

Paradigma è, infatti, un termine molto caro a Kuhn, il quale lo fa proprio intendendolo come «lo strumento per una ulteriore articolazione e determinazione sotto nuove o più restrittive condizioni» (T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche). In altre parole, il paradigma kuhniano è quel principio esatto partendo dal quale è possibile sviluppare altre considerazioni; il principio esatto – ma come vedremo assolutamente controvertibile – con il quale approfondire, in una data questione scientifica, un fenomeno.

 

È subito intuibile, quindi, cosa sia per Kuhn una rivoluzione scientifica: è il momento nel quale vi è una «anomalia» (proprio lui la chiama così) che rende i paradigmi fino a quel momento adottati non più seguibili, non più affidabili. A questo punto subentra la necessità di una rivoluzione che comporti l’abbandono dei paradigmi non più funzionanti e che ne promuova dei nuovi migliori e più scientificamente attendibili. È la scienza che si supera attraverso la contraddizione: facendola sua, avanza promuovendo un nuovo modo di approccio ai fenomeni, una nuova maniera di considerarli che però, inesorabilmente, sarà anch’essa sostituita, attraverso una nuova rivoluzione, ciclicamente. Per Kuhn, quindi, come abbiamo detto, la rivoluzione è necessaria per il reale avanzamento scientifico.

 

« Le rivoluzioni si concludono con la vittoria totale di uno dei due partiti opposti. Potrà mai succedere che quel gruppo affermi che il risultato della sua vittoria è qualcosa di meno di un progresso? » (T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche)

 

Riportando il tutto in seno alla filosofia in senso puro, come per Hegel l’intera realtà è il frutto di un eracliteo conflitto, di uno scontro tra contrari, di una dialettica dove la sintesi, il superamento, non è altro che l’introiezione, la digestione, del negativo, di quanto ci arreca dolore, sofferenza, l’intero avanzamento scientifico è composto dalla contraddizione e dal superamento che non ripudia, bensì ingloba, la suddetta contraddizione: è del tutto naturale che la scienza si contraddica. Il problema sarebbe se non lo facesse.

 

La scienza in sé e per sé non ha mai avuto la pretesa o la presunzione di essere sempre e comunque ineluttabilmente esatta: la situazione attuale di percepita eterogeneità – com’è giusto che sia –,  solo che erroneamente letta in senso esclusivamente negativo, deriva quindi da fattori duplici, i quali possono essere, in primis, semplici opinioni spacciate per episteme, scienza esatta, da scienziati consideratesi illuminati, ed in secondo luogo il fatto che l’individuo completamente affrancato dal metodo scientifico e dalla scienza fosse più abituato a credere nello scientismo, che nella scienza in quanto tale.

 

In conclusione, il titolo di questo articolo possiede allora un duplice significato: Gli errori della scienza intesi come gli errori dei quali è composta la scienza e grazie ai quali si evolve; e Gli errori della scienza che sono stati commessi nella sua comunicazione in modo tale da essere ritenuta negativamente divergente, tanto da essere ritenuta insoddisfacente.

 

 

18 settembre 2020