L'età della ragione: il romanzo di Sartre e le diverse visioni sulla Libertà

 

La vita del giovane professore si era sempre fondata sulla libertà, la quale non aiuta a vivere, al contrario ci pone dinanzi a delle grandi responsabilità. Essere liberi è una condanna, come scrive nell’opera L’esistenzialismo è un umanesimo L’età della ragione indaga il significato di questo grande tema.

 

di Consuelo Luzietti

 

 

L’età della ragione è un romanzo di Jean- Paul Sartre pubblicato nel 1945. Il romanzo ha come protagonisti Mathieu, professore di 34 anni, e un gruppo di personaggi che cercano disperatamente di muoversi nella vita tentando di non farsene sopraffare.

 

Mathieu frequenta da sette anni Marcelle, donna ormai sfiorita, che rimpiange il passato e che vive con leggera malinconia la sua condizione presente, priva di tutte le aspettative sperate nel passato. Con lei Mathieu ha un rapporto privo di passionalità ed emotività «era da un pezzo che non si dimenticava più quando faceva l’amore con lei», ma colmo di lucidità, essendo l’uno per l’altro il proprio compagno, testimone, giudice e consigliere. Erano una coppia, ma senza impegno, perché Mathieu doveva mantenere la sua libertà, e il loro amore era vissuto qualche volta alla settimana nella stanza di Marcelle.

 

La passione, Mathieu, la provava però per l’altra donna del romanzo, Ivich, giovane studentessa, antitetica alla figura formosa e accogliente di Marcelle. Ivich è un crogiolo di insoddisfazione e spregiudicatezza, è descritta come "inutilizzabile”, magra, pallida, senza futuro. Ivich è piena di insofferenza voluttuosa e tragica, i suoi gesti sono plateali, effimeri, inutili ma che esprimono una costante ricerca di destabilizzazione, senso. Il suo futuro è compromesso da un esame che non passerà e per il quale si vedrà costretta a ritornare nel paese natio. Il destino sembra non appartenerle, è completamente in balia degli eventi che la sovrastano. Esprime un nichilismo assoluto e vissuto con una vita scapigliata, antiborghese, dedita allo scandalo, alla ricerca del non-senso adrenalinico. 

 

Intorno ai tre personaggi principali gravitano altre figure, ognuna in rapporto con le altre e con delle vite irrisolte che tentano inutilmente di redimere: Lola, avvenente spogliarellista, ama Boris, fratello di Ivich. Anche lui non ha prospettive, è opaco, incapace di grandi gesti. Daniel, giovane e diabolico, sposerà Marcelle per mascherare la sua omosessualità e soprattutto per avere una sicurezza, convinto che l’amore verrà col tempo. A fare da sfondo alle vicende dei giovani c’è una Parigi prebellica, fatta di locali alla moda e trasgressivi, frequentati da giovani con speranze vacue che saranno rese impossibili dal secondo conflitto.

 

Il punto di svolta del romanzo e della vita del professore avviene con la scoperta della gravidanza indesiderata di Marcelle. Da questo momento Mathieu mette in discussione il proprio percorso esistenziale, si trova a dover ragionare sulla sua condizione, capire in che cosa consiste la libertà che ha sempre professato. Sartre attraverso le vicende di Mathieu e dei suoi amici affronta i temi cardine della sua filosofia. La vita del giovane professore si era sempre fondata sulla libertà, la quale non aiuta a vivere, al contrario ci pone dinanzi a delle grandi responsabilità. Essere liberi è una condanna, come scrive nell’opera L’esistenzialismo è un umanesimo

 

L’età della ragione indaga il significato di questo grande tema. Mathieu decide di far abortire Marcelle perché deve mantenere la sua libertà, che un figlio gli avrebbe senz’altro negato. A ribaltare la prospettiva arriva Daniel. Quando Mathieu si reca da lui a chiedergli soldi per far abortire Marcelle, egli risponde: «tu che vuoi essere libero, eccoti un’occasione per fare un atto di libertà […] Non hai che da sposare Marcelle […] Non hai che da dire una parola e cambi tutta la tua esistenza, cosa che non capita tutti i giorni». La libertà nelle parole di Daniel si identifica con la possibilità di scegliere per cambiare totalmente il percorso dell’esistenza

 

Gustave Caillebotte, "Strada di Parigi in un giorno di pioggia" (1877)
Gustave Caillebotte, "Strada di Parigi in un giorno di pioggia" (1877)

 

Ma Mathieu non vuole essere «un uomo fregato», come i padri dei suoi alunni, che eppure sembrano così sereni. La gioia sta nella convenzionalità, nel legarsi e vivere una vita senza troppe pretese, in altre parole nell’essere borghese. Ed ecco che la borghesia prende le parti di Jacques, fratello di Mathieu. Inizialmente il discorso è incentrato sull’aborto e qui la solidità di Mathieu comincia a venir meno. All’evenienza, infatti, è pronto a contraddire i principi per cui ha sempre lottato: «sei pacifista perché rispetti la vita umana e poi vuoi distruggere un’esistenza».

 

Il bambino è il risultato di un’azione di cui Mathieu non vuole pagare le conseguenze. La libertà si esplica nelle azioni e ogni azione ha una e infinite conseguenze. Jacques smaschera il fratello: in realtà Mathieu conduce una vita estremamente borghese, la relazione con Marcelle è come un matrimonio, ha la stessa essenza di tutti i matrimoni borghesi, senza averne il nome. È un borghese come tutti gli altri, ma non vuole ammetterlo e inventa idee per sfuggire alla semplice realtà dei fatti. La vita di Mathieu non è autentica e nemmeno la sua relazione, che è solo il perpetuarsi di un’abitudine, Mathieu vuole la comodità e la sicurezza del borghese, e ce l’ha, senza gli inconvenienti e le scocciature. La sua è «un’apparenza di libertà», perché essa, dice Jacques, consiste nel guardare in faccia le situazioni in cui uno si è cacciato di sua volontà e nell’accettare ogni responsabilità. La libertà non è dunque egoismo, fare ciò che si vuole. È scegliere ed essere pronto a pagare le conseguenze delle proprie azioni

 

La concezione di Mathieu è però diversa, e lo capiamo quando spiega a Boris: «si ha il dovere di fare tutto ciò che si vuole, di pensare tutto quel che ci pare, di non essere responsabili che di fronte a se stessi e di rimettere in discussione, costantemente, tutto e tutti». Mathieu non ha ancora raggiunto l’età della ragione, l’età in cui si abbandonano le chimere e si vive di concretezza. C’è un momento in cui il protagonista dubita dell’esistenza della libertà, ed è quando non riesce a trovare i soldi e sente la sua vita guidata da un rigore meccanico: «la mia vita non è più mia, la mia vita non è più che un destino». Non si può essere diversi da ciò che si è, siamo la somma di infinite cause che ci hanno portato ad essere così, a vivere questa vita e non un’altra. Il destino non dipende da noi, ma da mille concause. Determinismo. La libertà è dunque, in questo momento “voler essere quel che sono”, un richiamo quasi nietzschiano e all’eterno ritorno stoico. 

 

Quale era la libertà? Sposare Marcelle e fare quello che sarebbe stato naturale e giusto fare, oppure piantarla? Quello che spaventa Mathieu è l’obbligo della scelta, che quindi diventa non-scelta. Non trovare i soldi significa essere obbligati a intraprendere una strada. E allora la situazione deve essere ribaltata e tutto deve dipendere dalla sua volontà: «qualunque cosa accada, è per mia volontà che deve accadere», anche se trasportato, disperato, avrebbe scelto lui la sua perdizione: era libero in tutto, lasciarla, sposarla, fuggire, aspettare e addirittura non scegliere (la non scelta è una scelta). Libero e condannato alla libertà

 

Camille Pissarro, "Boulevard Montmartre in un mattino d'inverno" (1897)
Camille Pissarro, "Boulevard Montmartre in un mattino d'inverno" (1897)

 

Sceglie alla fine di sposarla. Ma c’è un colpo di scena. A sposare Marcelle sarà Daniel. I due non si amano, ma l’amore verrà con il tempo, dice. In questo modo i due si supporteranno a vicenda, ricreeranno la famiglia borghese. Vivranno nella menzogna?

 

Poco importa, ora Mathieu è senza vincoli. Non è obbligato a sposare Marcelle, a tenere il bambino e crescerlo come suo, può amare Ivich senza nemmeno il senso di colpa di un abbandono, perché Marcelle ora è nelle mani di Daniel. Eppure, non è libero: «Non si è liberi perché si abbandona una donna». Cosa è mai la libertà, dunque? La libertà è avere il coraggio di cambiare la propria vita. La libertà è saper cambiare quando è necessario.

 

Il romanzo sartriano, meno conosciuto rispetto a La nausea, ma ugualmente, se non maggiormente, interessante e filosofico, si conclude con la presa di coscienza del fallimento della sua esistenza, un fallimento che è di tutti

 

Al protagonista non rimane che sperimentare delle idee morali per rassegnarsi alla vita ed entrare così nell’età della ragione. Quello di Sartre è un romanzo di formazione, in cui inizialmente per il protagonista essere libero significa avere «il dovere di fare tutto ciò che si vuole, di pensare tutto quel che ci pare, di non essere responsabili che di fronte a se stessi e di rimettere in discussione, costantemente, tutto e tutti». Ma dopo varie vicende Mathieu raggiunge l’età della ragione e capisce che essere liberi non è non avere legami, vincoli, stabilità. Essere liberi significa scegliere e assumersi le responsabilità di quello che si è fatto e soprattutto di quello che si sta vivendo. È avere il coraggio di cambiare la propria vita quando è necessario. Non è fluttuare nelle proprie auto-giustificazioni e non assumersi mai delle responsabilità verso il prossimo. La libertà si lega al concetto di volontà. Siamo liberi solo se decidiamo noi quale deve essere la nostra sorte, dobbiamo volere (scegliere) tutto ciò che ci accade, anche nel male. Un uomo può dirsi libero anche se in clausura, purché l’abbia voluta. Vista da questa prospettiva la vita di Mathieu appare come una grande menzogna ed egli risulta essere il meno libero tra i vari personaggi. 

 

Solo alla fine il professore antiborghese capirà che la libertà non è in antitesi con l’età della ragione, in cui ognuno è obbligato a portare avanti le proprie scelte. Tutto si sconta, l’importante è esserne consapevoli. La libertà è scegliere ed esserne responsabile. Mathieu, Ivich, Marcelle e gli altri siamo noi, e rappresentano il nostro agire nel mondo, il nostro domandarsi cosa stiamo facendo e dove stiamo andando. Il libro parla direttamente a tutti coloro che si trovano nella condizione di scegliere e agire, a coloro che si trovano intrappolati in una vita che non hanno scelto e a cui tentano disperatamente di dare un significato, significato che possiamo trovare solo nelle nostre scelte e azioni perché “l’esistenza precede l’essenza”. 

 

1° dicembre 2021