di Valentina Bonaldo


Fino a quando il mondo sarà governato dal denaro le persone avranno sempre meno dignità e peso.


di Maurizio Chatel


La didattica non è un argomento propriamente filosofico, ma senza formazione non esisterebbe il pensatore; è quindi opportuno un discorso preliminare su come rendere viva la formazione filosofica dopo l’autunno del patriarca storicista. E su come rendere viva anche l’ermeneutica, per adesso ancora ingessata in un format troppo accademico. Ripensiamo allora, senza pregiudizi, alla storia delle idee.



Arthur Danto nella sua Trasfigurazione del banale ci aveva resi partecipi di un’arte intensa, profonda e misteriosa, un’arte innovativa e spigliata, capace di trafiggere lo sguardo dell’osservatore e di trasportalo all’interno di una densa e complessa riflessione. Com’è possibile invece al giorno d’oggi farsi spettatori di quella stessa arte trasfigurata, la quale progressivamente sembra aver perduto la capacità di far riflettere o emozionare; un’arte che viene colmata dal disinteresse e percorsa da uno sguardo sempre più affrettato e apatico?




Il XVI secolo in Europa è famoso per lo scisma avvenuto nella cristianità fra cattolici e protestanti. Difficilmente, in un qualsiasi manuale di scuola, si evita di menzionare Lutero e il suo tentativo di purificare il mondo cristiano dalle sue nefandezze. Non sempre invece si parla del pensiero di Thomas Müntzer, prete capace di tradurre le istanze di rinnovamento religioso in proposte rivoluzionarie sul piano politico. Teologia della rivoluzione, libro edito da Red Star Press e qui recensito, permette di dare un primo sguardo alle idee di Müntzer e alla rivolta contadina in Germania del 1525.


Pirandello ci rendeva consapevoli di come l'identità sia composta da un complesso insieme di relazioni: «C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno». Nella società attuale, immersi in una realtà virtuale, è il processo di identificazione stesso, reso faticoso dalla società liquida, a generare smarrimento.

di Maria Chiara Scopelliti


L’aporia di Auschwitz: un tempo che rifiuta di essere messo fra parentesi e afferma la necessità storica e morale di ripensarlo a colori.




Disperare della felicità? Sì, ma solo di quella chimerica.


Non è un caso che le turbe antinataliste tornino a bussare alla casa del professore Jamie Burns proprio ora che lui e sua moglie stanno per avere un bambino. Viene a fargli visita un amico del periodo universitario, Nick Haas, che scopriamo essere un compagno di sfide al limite della sopravvivenza, di efferate prove di resistenza, una figura che lo trascina verso l'Abisso nietzschiano che i due ragazzi hanno deciso di affrontare: vedere la morte senza morirne. Ma la morte non è neppure la peggiore infamia di chi si trova ad esistere, pensano i due: lo è di più la vita con il dolore e l'angoscia che implica necessariamente.


La figura dell’autore dell’Origine delle specie ricopre ancora un ruolo centrale nelle nostre considerazioni sull’evoluzione e tuttavia, a 150 dalla pubblicazione di una delle sue opere più importanti, L’Origine dell’uomo, sappiamo che la nostra visione dell’evoluzionismo è molto diversa rispetto a quella che correva ai tempi di Darwin; questo ci spinge a porci sempre nuovi interrogativi sul senso della teoria dell’evoluzione e dei suoi sviluppi. 

 




Gli ultimi fatti avvenuti a Palermo – riguardanti Antonella, una bambina di dieci anni morta per strangolamento, dopo aver partecipato ad una sfida sul noto canale social diffusissimo tra i ragazzi – non possono essere trattati come casi isolati, ma devono attenzionare su come la società stia oggi coinvolgendo, già a partire dalla tenera età, in un processo di spettacolarizzazione dell’individuo sempre più competitivo, sfrenato, senza alcun limite.


Le polemiche sull'incapacità della scienza di fornire risposte "certe", utili a fronteggiare la crisi di Covid-19, sono ignare del terreno sconfinato su cui la stessa scienza moderna è sorta, e del processo che l'ha condotta ad essere un sapere per definizione controvertibile, in ultima istanza non del tutto affidabile.


Ripercorrendo il Teeteto di Platone vorremmo tentare di immergerci nel significato del termine conoscenza. Questo percorso ci porterà a scoprire il valore della diversità, arrivando infine al socratismo perenne, il quale si presenta come uno sprone per la ricerca e la scienza e non come il lasciapassare per il relativismo.




Comunicare l’ambiente. Un dialogo (im)possibile tra scienza e politica?

 

di Nicolò Gasparetto 


«Mi piace guardare le persone. A volte prendo la metropolitana tutto il giorno e le guardo e le ascolto. Voglio solo capire chi sono, cosa vogliono e dove stanno andando» (Ray Bradbury).

 

di Sara Ciprian


La tragedia del Coronavirus ci ha dimostrato come l’ambiente sia estremamente influenzato dall’attività umana: quali conseguenze ha avuto e ha tuttora il Covid-19 sull'ambiente?



di Pasquale Noschese


Soffermandoci troppo sugli eventi e poco sulla teoria, finiamo con l'accettare prospettive di parte come asettiche verità. Così è per la storia del capitalismo: tendiamo ad attribuirne la nascita ad un processo di spontaneo sviluppo della concorrenza. Siamo sicuri che sia così?

 

di Giovanni Pacini


Nel marzo del 1612, a Roma, inizia uno dei processi per stupro più famosi dell’epoca: quello fra Artemisia Gentileschi e Agostino Tassi, che la violentò, complici Cosimo Quorli e Tuzia di Stefano Medaglia, nel maggio 1611.  

 


Non di rado si è riconosciuta la valenza filosofica di certe opere letterarie, capaci di portare il lettore a riflessioni di una profondità non immaginabile a prima vista. Ma in che senso la letteratura può rendersi filosofica, contribuire nel lettore a sviluppare determinati pensieri e ragionamenti? Si cercherà di scoprirlo tramite un racconto interno a una delle più note opere di letteratura italiana: l’Orlando furioso.