Metafisica e rivoluzione

Può un metafisico essere rivoluzionario? La risposta del neoclassico Gustavo Bontadini.

 

 

Per ciò che riguarda la metafisica – ossia la concezione dell'essere come stabilità (secondo la definizione che ne dà Gianni Vattimo) –, c'è da avvertire subito che, contrariamente alla superficiale apparenza, essa non è punto orientata ed orientante in senso conservatore. Naturalmente occorre tener conto che la metafisica classica, passando dalla fase greca a quella cristiana, ha introdotto il teorema della creazione, il quale sovverte "ab imis" il senso dell'esistenza. Questo teorema, come è stato mostrato in altra sede, mentre tutela la – irrinunciabile – concezione greca dell'immobilità dell'essere, pensando il Creatore come l'Eterno, e la creazione come atto supertemporale che pone l'ordine della temporalità, concilia, con la logica ontologica, il contingente, di cui si fa esperienza (quell'esperienza che, per il greco, era sostanzialmente uno scandalo). Orbene, in questa prospettiva creazionistica, si scorge che la creatura – l'uomo – tanto più parteciperà alla perfezione divina, del "Summum Bonum", dal quale procede ed al quale deve tornare, quanto più supererà i limiti (personali e sociali) nei quali volta a volta verrà, storicamente, a trovarsi. Fino ad esigere, in determinate circostanze, la rivoluzione. Contrapporre, perciò, la Rivoluzione alla Metafisica (come fa Vattimo) è un seguire l'immaginazione piuttosto che la ragione.

 

G. Bontadini, Episodi della deellenizzazione, in Metafisica e deellenizzazione, Vita e Pensiero, Milano 1996, pp. 90-91.

 

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PER APPROFONDIRE

Scopri la nostra monografia dedicata al filosofo milanese:

 Il volto epistemico della filosofia italiana. La Neoclassica di Gustavo Bontadini