Una piccola parte di me

 

Immaginando la nostra vita come un libro, tra tutti gli amici che abbiamo solo quello che indichiamo come vero amico ci accompagnerà fino all'ultima pagina.

 

di Maddalena Tommasi

 

 

Konstantin Egorovič Makovskij, "Amici"
Konstantin Egorovič Makovskij, "Amici"

 

« Quando due vanno insieme, ognuno provvede per l'altro »

(Iliade, Libro X, vv. 224-225)

 

Possiamo definire l'amicizia? Il termine “definire” deriva dal verbo latino definio, il cui primo significato è delimitare. Non possiamo, allora, comprimere in una definizione il concetto di amicizia, perché essa imprigionerebbe il concetto non dando spazio alla ricerca. Qualcuno, però, potrebbe obiettare affermando che anche solo pronunciando la parola “amicizia” venga prodotta una limitazione, e che, quindi, affermando: «Non è possibile definire l'amicizia» si produca una contraddizione evidente. Ma come afferma Hannah Arendt in Responsabilità e Giudizio riferendosi alla parola “casa”:

 

«La parola “casa”, “la misura inapparente” di Solone, “definisce i limiti di ogni cosa” che abbia a che fare con il dimorare; è una parola che non potrebbe esistere se con essa non si pensasse all'essere accasati, all'abitare, all'avere dimore. Come parola, “casa” è una stenografia di tutte queste cose, quella sorta di stenografia senza la quale il pensare e la sua caratteristica rapidità - « rapido come il pensiero » osava dire Omero - non sarebbero possibili. La parola “casa” è come un pensiero congelato che il pensare scongela ogni volta che si tratta di recuperarne il significato originale.»

 

Ecco, quindi, che definiamo il concetto soltanto attraverso la parola di cui ci avvaliamo per individuarlo, semplicemente per distinguerlo dal resto dei termini che formano il linguaggio. Per definire l'amicizia, infatti, dovremmo definire il bene, il male, la violenza, la giustizia e di conseguenza il sapere stesso; compito assai difficile, dato che il sapere si basa sulla ricerca. Platone ci insegna attraverso i suoi dialoghi che la verità si raggiunge attraverso il cammino che si compie con l'altro, un'analisi continua per avvicinarvisi sempre più. Ed ecco, quindi, l'importanza del pensiero a cui Arendt fa riferimento: solo criticando possiamo scongelare il pensiero congelato! Affermare, a seguito di un'analisi, «l'amicizia è diventare parte dell'altro», significa mostrare la ricerca che il pensiero fino a quel momento ha compiuto.

Cercando di analizzare il concetto di amicizia possiamo renderci conto che esistono diversi gradi della stessa. Come afferma Aristotele nell'Etica Nicomachea, l'amicizia può basarsi, per esempio, sul piacere o sull'utile: nel momento in cui l'uno non fa più divertire l'altro o non gli appare più utile allora il legame si spezza. In questi casi, quindi, ci rendiamo conto che invece di condividere sani valori basavamo il nostro rapporto su qualcosa di effimero.

In altri casi, invece, l'amicizia è simile alla fratellanza; un legame si dice fraterno in primis per il fatto di avere lo stesso sangue. Se insieme hanno creato qualcosa di forte, se hanno vissuto insieme un'esperienza intensa, due amici possono paragonare la loro relazione ad un effettivo legame di sangue. E come due fratelli, che possono vedersi ogni giorno come una volta all'anno ma in qualunque parte del mondo si sentiranno vicini, così due amici possono non incontrarsi per anni ma saranno entrambi consapevoli che, in qualsiasi luogo andranno e per quanto tempo possa passare, saranno uniti per sempre. L'unico modo per spezzare il legame che i due amici hanno creato è rifiutarlo. Né il sangue tra due fratelli, né ciò che due amici hanno creato può cambiare, ma se uno dei due non riconosce più quel legame e lo rinnega, tradisce i valori propri e dell’altro. Ciò, però, non avverrà mai se si raggiunge il massimo grado di amicizia. Quest'ultimo, infatti, si realizza quando l'uno si sente parte dell'altro, quando l'uno non riesce a immaginare la sua esistenza senza quella persona, proprio perché quella persona è diventata una parte di noi come una mano, un piede. Immaginando la nostra vita come un libro, tra tutti gli amici che abbiamo solo quello che indichiamo come vero amico ci accompagnerà fino all'ultima pagina. In un'amicizia così c'è inevitabilmente reciprocità: l'uno si affida all'altro e viceversa, e questa fiducia tra i due si basa sul proteggere, custodire quella parte di sé di cui l’uno fa dono all’altro, continuando a viverla anche se uno dei due raggiungerà il capolinea della vita. 

Edgar Degas, "Amici a teatro"
Edgar Degas, "Amici a teatro"

Ecco quindi che l'uno non potrà mai abbandonare l'altro; staranno insieme fino alla fine spalleggiandosi a vicenda, l'uno compenserà l'altro e viceversa, consapevole che ogni caduta del cammino non sarà mai la fine perché ci sarà sempre una mano pronta a tirarlo su. 

Aristotele, sempre nell'Etica Nicomachea, continua:

 

« A quanto pare l'amicizia tiene unite le città, e i legislatori si preoccupano di essa più che della giustizia, infatti si ritiene che la concordia sia qualcosa di simile all'amicizia e i legislatori perseguono soprattutto questa, mentre tengono fuori dalla città soprattutto l'inimicizia, come una nemica. Tra gli amici non c'è nessun bisogno di giustizia, mentre i giusti hanno ancora bisogno dell'amicizia, e il culmine della giustizia è considerato un sentimento vicino all'amicizia. »

 

Si immagini quale possa essere la portata di un tale rapporto: cercare di tendere al massimo grado (attraverso la ricerca indispensabile a cui sopra si faceva riferimento) vorrebbe dire fare il bene reciproco, qualcosa che è naturale nell'uomo ma che molto spesso viene frainteso ricercando come scopo quello che si ritiene il proprio utile.

 

17 dicembre 2017