Alternanza scuola-lavoro: ottima l'idea, meno l'esecuzione

 

L’idea dell’alternanza scuola lavoro è molto buona dato che, appunto, la scuola ha il compito di introdurre lo studente nella società e di far capire ad ognuno di essi qual è il ruolo migliore che occuperà gran parte della sua vita, e affiancare alla scuola già delle esperienze dirette con il mondo del lavoro non può che aiutare, se organizzate in modo corretto.

 

Michele Cammarano, "Ozio e lavoro" (1863)
Michele Cammarano, "Ozio e lavoro" (1863)

 

L’alternanza scuola lavoro è un progetto partito nel 2003 per gli studenti che frequentavano gli istituti tecnici. Il progetto consisteva nella possibilità di inserirsi nelle meccaniche del mondo del lavoro facendo delle esperienze in alcune aziende, per capire meglio il funzionamento del mondo al di fuori dei banchi e, dunque, di constatare sulla propria pelle le differenze. Più avanti, questo progetto è stato ampliato a tutte le scuole superiori, per far fronte alla continua crescita del numero degli studenti che abbandonano gli studi prima di terminare il percorso scolastico superiore. In questo caso però, esso è stato reso obbligatorio con un aumento delle ore da dedicare a queste esperienze. Questa riforma non è stata presa bene dagli studenti che hanno reagito con forti proteste. È giusto introdurre l’obbligatorietà di tali esperienze lavorative per tutti gli indirizzi di studi superiori? L’idea di introdurre la possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro— per gli studenti di qualsiasi istituto superiore — sia un’ottima idea per il semplice fatto che, in ogni caso, sia che alla fine del percorso si scelga di andare direttamente a lavorare, sia che si scelga di continuare gli studi andando all’università, tutti siamo comunque indirizzati alla finalità lavorativa, dunque chi prima e chi dopo sarà catapultato nel mondo del lavoro, e fare delle esperienze lavorative già dagli istituti superiori, indipendentemente dall’indirizzo che si frequenta, è un’ottima opportunità di crescita personale. Molti studenti si sono lamentati per il fatto che vengono impiegati in mansioni che non sono per nulla inerenti al loro percorso di studi, spesso compiti che molti definirebbero umili, e che dunque le ore che spendono in azienda sono ore perse, sprecate a fare un qualcosa che non rientra nei loro piani futuri. Non mi trovo d’accordo con quest’idea che viene sostenuta dagli studenti. Prima di tutto perché il mondo del lavoro è un mondo imprevedibile, un mondo dove cambiano continuamente le regole del gioco e, per riuscire ad arrivare a fare ciò che noi abbiamo in mente e perseguiamo da tempo, potremmo ritrovarci a dover compiere compiti che non ci aggradano, ma questo, visto nell’ottica che dobbiamo attraversare questa fase per arrivare al nostro obiettivo, non dovrebbe essere motivo di delusione e scarsa motivazione. Inoltre ritengo che abbiamo il dovere di imparare che anche quello che può sembrare il più umile dei mestieri ha qualcosa da dare, da insegnare. In una società che funziona bene, ogni singolo individuo deve dare il proprio apporto. Esistono lavori più o meno impegnativi, che hanno un impatto maggiore o minore, ma la cosa certa è che ogni compito svolto all’interno della comunità ha un impatto e ognuno di noi ha il dovere di svolgere il proprio compito nella maniera migliore possibile, affinché questo impatto favorisca la crescita ed il buon funzionamento della nostra società. 

 

Vittore Carpaccio, "Visione di Sant'Agostino"
Vittore Carpaccio, "Visione di Sant'Agostino"

 

Per far capire ciò agli studenti, a mio avviso, non esiste cosa migliore dell’esperienza diretta con qualsiasi tipo di lavoro, per far capire come ogni membro della società, qualsiasi compito sia incaricato di portare a termine, è un uomo che merita rispetto. Anche lui porta il suo apporto, dunque non bisogna disprezzare coloro che compiono lavori che i più ritengono di poco conto. Purtroppo ciò è molto complicato, soprattutto per il fatto che quando gli studenti si presentano nelle aziende queste mettono costoro a fare dei lavori che nessuno vuole fare, e dato che gli studenti che vanno in azienda non vengono retribuiti si può parlare tranquillamente di sfruttamento. Questo non tanto perché vengono affidate mansioni basilari agli studenti, ma per l’ideologia che troviamo dietro alle azioni delle aziende nell’affidamento dei lavori agli alunni. Dunque l’idea di far fare queste esperienze lavorative agli studenti dovrebbe portare ad una maggiore consapevolezza di come funziona il mondo del lavoro e soprattutto dovrebbe portare ad una crescita della persona. Ma se le aziende vedono l’arrivo dello studente solo come un’opportunità per sgravarsi delle mansioni che nessuno vuole fare, allora qui c’è un problema di fondo. In questo caso le scuole non hanno potere, perché non possono imporre le loro condizioni alle aziende e purtroppo non c’è nessun tipo di controllo che eviti lo sfruttamento degli studenti da parte di queste società. In conclusione, l’idea dell’alternanza scuola lavoro è molto buona dato che, appunto, la scuola ha il compito di introdurre lo studente nella società e di far capire ad ognuno di essi qual è il ruolo migliore che occuperà gran parte della sua vita, e affiancare alla scuola già delle esperienze dirette con il mondo del lavoro non può che aiutare, se organizzate in modo corretto. Come al solito però, purtroppo, al giorno d’oggi senza gli adeguati controlli c’è sempre qualcuno pronto a sfruttare in maniera negativa ed eccentrica un’idea che fondamentalmente è ottima, trasformandola in una vera e propria ingiustizia. Dunque sarebbe meglio rivisitare quest’opportunità in modo da far capire loro, prima di tutto, che per arrivare dove si vuole bisogna partire dal basso e faticare, perché solo con il lavoro e l’impegno si possono raggiungere grandi traguardi. Seguendo le parole di Kalhil Gibran:

Khalil Gibran
Khalil Gibran

 

« Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.

Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra,

che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.

Vivendo delle vostre fatiche,

voi amate in verità la vita.

E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo. » (Il profeta)

 

In secondo luogo, c’è bisogno di trovare un metodo affinché gli studenti non vengano sfruttati nelle attività dove vengono collocati per apprendere, così da mantenere quell’idea buona che sta alla base di questo progetto.

 

13 novembre 2017