Necessità e Morale

 

Occorre rifondare la morale, mettendo in discussione i presupposti che – dati per scontati –  l'hanno sostenuta fino ad ora. 

 

Ha il dito sul grilletto, ma gli manca la determinazione. Il sudore freddo gli scorre sulla schiena: deve mettere fine alla vita dell’uomo che ha davanti? Deve risparmiargliela?

 

Questo è il tipo di dilemma che parte della ricerca sulla morale ha trattato da quando siamo stati in grado di pensare. Compiere o non compiere il bene? La domanda si basa su un concetto che permea la cultura occidentale, cioè quello del libero arbitrio: per propria scelta l’uomo ha mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, così tramite le proprie azioni egli si assicura la salvezza ultraterrena. La legge, anche quella morale, sarebbe infatti per molti pensatori la prerogativa degli esseri dotati di razionalità e libertà; per esempio, scrive F. Suarez nel suo Trattato delle leggi e di Dio legislatore: «[…] gli animali irrazionali non sono propriamente capaci di [ricevere] legge, perché non hanno né ragione né libertà». Ma se il concetto di “libertà” non fosse così inaffondabile come pare? Come sostiene Emanuele Severino in Destino della necessità, «la libertà appartiene all’essenza del nichilismo»: se infatti accettiamo che un certo fatto possa succedere oppure no, lasciandolo nell’indeterminatezza e non riconoscendo la necessità che lo vincola, è come se stessimo dicendo che qualcosa è e contemporaneamente non è. Infatti se ipotizziamo che un ente sia indeterminato, stiamo implicando che esso sia astratto, slegato da tutto il resto: questo non può succedere, e anzi se potesse staremmo palesemente portando il nulla nel nostro discorso, dato che ogni ente che esiste è in relazione con gli altri appunto per il fatto di essere. Appurato ciò, e sdoganato il concetto di libertà e libero arbitrio su cui si reggeva la morale di Suarez e di altri, ha ancora senso parlare di una disciplina che tratti di etica e del comportamento umano?

 

Albert Anker, "Das Bilderbuch" (1868)
Albert Anker, "Das Bilderbuch" (1868)

L’uomo non può che comportarsi come fa: non solo a livello macroscopico, le guerre e i misfatti del passato, ma anche i processi mentali che noi chiamiamo “scelte” sono determinati e ineluttabili. Questo tuttavia non significa che l’uomo continuerà a commettere gli stessi errori per tutto il tempo che calcherà la terra. Infatti ciò che consentì effettivamente all’uomo di compiere i miglioramenti nel suo comportamento che vediamo nel corso della storia (per esempio non siamo più convinti che le donne debbano essere discriminate, capiamo che le persone diversamente abili devono essere valorizzate per quello che sono ecc.) è l’educazione, la consapevolezza dei passi che si devono compiere per condurre una vita buona. E se anche i processi mentali sono determinati, quello che possiamo fare è individuare le condizioni di possibilità che ci mettano nella condizione di comportarci meglio, più coerentemente rispetto a quanto non facessimo nel passato. Ciò non sempre avviene, e anzi spesso i metodi di influenza del pensiero e del comportamento delle persone sono volti a esacerbare situazioni conflittuali, di violenza e di odio: vediamo per esempio l’ideologia nazista e fascista, o ancora i tristi recenti fenomeni di indottrinamento dei giovani delle zone controllate dagli estremisti islamici. Per questo l’educazione deve basarsi su qualcosa che la direzioni e che metta in luce cos’è quello che noi vogliamo davvero, in modo da educarci ad educare.

 

Balilla, prove con le armi
Balilla, prove con le armi

 

Questa scienza è la morale, che, così come la medicina si occupa di mantenere i nostri corpi sani,  si occupa della salute del nostro comportamento. Essa, parallelamente alle altre scienze, non può basarsi solo su se stessa per essere efficace: per riconoscere fin dove ci si può spingere eticamente con le cure palliative, dobbiamo possedere le informazioni squisitamente mediche che descrivono il caso. In questo senso la morale non è differente dalle altre scienze e la sua messa in pratica non è differente dalle altre tecniche: si colloca nel nostro sfondo finito e parziale, e su di esso si fonda. Non c’è spazio per la libertà nella morale: è la scienza che si occupa di capire che cosa vogliamo davvero e, scoprendolo, non possiamo fare altro che perseguire ciò che ci è stato dimostrato essere giusto. 

 

10 aprile 2018