Per una fondazione pratica della tecnica

 

L’utilità delle scienze tecniche si basa solo sullo scopo che ci poniamo ogni giorno, ma il valore di tale scopo non può essere fondato dalle scienze tecniche stesse, e deve quindi essere scoperto da altre discipline, che sono quelle che oggigiorno vengono dette umanistiche, che non si pongono il problema del come raggiungere uno scopo, ma si chiedono piuttosto quale sia lo scopo che dobbiamo perseguire, e perché esso sia tale.

 

Leonardo da Vinci, "L'uomo vitruviano"
Leonardo da Vinci, "L'uomo vitruviano"

 

Oggigiorno con poca fatica si può notare come le discipline umanistiche siano lasciate sempre più in disparte per dare spazio alle discipline tecnico-scientifiche, sia dal punto di vista scolastico che dal punto di vista lavorativo. Tale scelta viene anche motivata attribuendo alle seconde un’utilità maggiore rispetto alle prime per quanto riguarda la cosiddetta “vita pratica” o “reale”.

 

Ora, qui non si vuole scendere nel dettaglio per vedere da vicino cosa voglia mai indicare l’espressione “vita pratica/reale” nella sua opposizione alla “vita teoretica/contemplativa”, perché non fa parte dell’intento di questo articolo. Ci basti rilevare come l’opinione comune operi una netta distinzione tra questi due ambiti, ritenendo la prima estremamente più importante, in quanto strettamente connessa con la sopravvivenza dell’individuo, rispetto alla seconda, che viene invece rilegata ad una posizione subordinata perché ritenuta meno utile, dilettevole, quasi un passatempo o addirittura un’illusione. Ecco quindi che discipline quali ingegneria, medicina, chimica, ecc. saranno considerate molto più importanti per la vita di materie come filosofia, storia, arte, religione.

 

Scavando più a fondo però ci accorgiamo della miopia di tale distinzione. Se infatti si classifica qualcosa come “più utile” rispetto ad un’altra, questa scala dell’utilità non può fondarsi su se stessa, ma si costruisce utilizzando come metro il progresso che essa porta rispetto al fine che si vuole perseguire. E allora è chiaro che, se il fine sarà costruire un’abitazione, in questo contesto architettura e ingegneria saranno in prima linea per la loro utilità, se lo scopo è invece guarire dalla malattia, in questo caso la medicina sarà messa al primo posto, con il benestare di tutte le discipline umanistiche. L’utilità di qualcosa cambierà quindi a seconda del fine che ci si pone.

 

E sia quindi che le discipline tecnico-scientifiche abbiano il loro primato nel raggiungere i fini che ci poniamo. Ma ovviamente l’utilità delle discipline citate sopra si basa appunto sul fine che ci siamo posti e che esse si prestano bene a portare a termine, ma non appena il nostro fine cambia esse si rivelano completamente inutili, superflue.

 

Auguste Rodin, "Il pensatore"
Auguste Rodin, "Il pensatore"

 

La domanda successiva che ci dobbiamo porre, per poter quindi individuare cosa sia veramente utile, riguarda gli scopi che dobbiamo perseguire. Il nostro scopo, ossia ciò che desideriamo che si realizzi, è sempre il valore, e segnatamente ciò che ha più valore di altro, ossia il bene, che risiede proprio nell'affermazione di ciò che ha maggior valore. Da ciò si evince che, posto uno scopo, ciò che assume valore di maggiore utilità lo fa in base ad esso, e cioè è proprio ciò che ci permette di raggiungere più facilmente tale scopo. Sotto questo punto di vista sembra quindi che le scienze tecniche siano le più adatte a realizzare i nostri scopi, perché meglio si prestano alla modificazione pratica della realtà. E sia.

 

Ma giunti a questa consapevolezza l’interrogativo che si fa avanti ora è ancora più fondamentale: cosa ha valore? Cos’è ciò per cui dobbiamo lottare per riuscire a realizzare il bene, fine di ogni nostra azione? Di fronte a tale domanda vediamo subito che le discipline tecnico-scientifiche non solo non possono rispondere, ma nemmeno si pongono tale interrogativo, facendosi semplice strumento nelle mani di chiunque per la realizzazione di qualunque scopo possibile. Ben parla chi dice che l’ingegneria e la medicina sono utili e hanno valore perché, per esempio, salvano vite in quanto tengono in piedi case e ponti o curano le malattie, ma si deve tener fermo che esse hanno valore appunto perché difendono un valore altro da loro, perché il loro valore utilitaristico risiede proprio nel permettere di realizzarne un altro. Tale valore che viene perseguito da queste scienze non può essere evinto però dalle scienze stesse, ma è riconosciuto dall’individuo agente che si pone la sua realizzazione come fine. Esso quindi necessita di essere scoperto e riconosciuto prima della messa in pratica delle conoscenze scientifiche, perché queste possano porsi al suo servizio.

 

Tali discipline hanno infatti la caratteristica di essere indifferenti al fine che ci si pone, nel senso che possono tanto servire un valore quanto un disvalore, tanto la vita quanto la morte: l’ingegneria che riesce a fare in modo che le nostre case stiano in piedi può nel contempo progettare le bombe che la raderanno al suolo, la chimica che studia i nostri farmaci può sintetizzare anche i gas utilizzati nei campi di sterminio, la polvere da sparo che ci offre stupendi spettacoli pirotecnici è alla base del funzionamento delle armi che hanno ucciso e uccidono milioni di persone. La tecnica si dimostra in questo modo utile appunto perché serve, ma serve qualsiasi nostro fine, senza poter porre discriminazioni tra ciò che è bene e ciò che è male. Essa da sola non riesce a fondare un criterio per evincere quale sia il fine buono e giusto verso cui tendere.

 

 

Fungo atomico: l'energia atomica che può rifornire le case di migliaia di persone può anche distruggerle tutte in pochi secondi
Fungo atomico: l'energia atomica che può rifornire le case di migliaia di persone può anche distruggerle tutte in pochi secondi

 

 

E questo ruolo – sarà chiesto – a chi spetterebbe? Ovviamente a quelle discipline che diciamo non-servili, ossia che non si prestano a qualsiasi fine pratico, e che riescono a porsi domande sul significato e sullo scopo delle nostre azioni. Quelle pratiche che, forti di avere un pensiero critico sul mondo, non possono permettersi di aderire a qualsiasi cosa vogliamo fare, ma riescono invece ad indicarci quali siano le finalità cui dobbiamo rivolgerci per realizzare il vero bene. E questo compito non può spettare alle discipline tecnico-scientifiche che, come visto e detto, non sono in grado di illuminarci riguardo al significato delle nostre azioni, ma può ricadere solo sulle discipline che oggi vengono dette “umanistiche” e che si interrogano continuamente sul significato delle cose, del mondo e delle pratiche umane.

 

Comprendiamo quindi che è sì facile sostenere che la vita umana abbia valore e quindi che le scienze che la difendono e preservano siano utili e importantissime, ma perché mai essa dovrebbe aver valore è anche questa un'affermazione che va dimostrata, pena la sua infondatezza. Gli stessi strumenti usati per la pubblicazione di questo stesso articolo, ossia internet e il pc che ci permette di caricarlo e leggerlo, sono un grande passo avanti nella tecnica e consentono una maggiore diffusione delle idee di ognuno di noi, ma perché sia un bene che tali idee vengano diffuse, perché la libertà di espressione sia una cosa ottima per tutti, questo non può esserci mostrato dalla tecnica, la stessa tecnica che potrebbe essere utilizzata per togliere tale libertà ad ognuno di noi.

 

Per ogni scoperta della tecnica quindi serve qualcuno che pensi ad un fine e che si attivi per produrre tramite essa qualcosa che permetta di raggiungerlo. Ma appunto si necessita di un pensiero antecedente all’azione produttiva, e tale pensiero deve essere in questo senso guidato per non portare alla costruzione di abomini come i campi di concentramento o le armi atomiche. Di fronte quindi alle infinite possibilità di azione che la tecnica ci offre coi suoi strumenti, ricordiamoci che, per non commettere dei pasticci, dobbiamo essere anche educati ad usare tali strumenti per i giusti fini, e che tale educazione non può esserci data dalla tecnica stessa, per la quale ogni utilizzo dei suoi strumenti è indifferente, ma può provenire soltanto da quelle discipline più strettamente umane che purtroppo oggi sono sempre più trascurate.

 

 

8 gennaio 2018