Coltivare spacconi: il fenomeno del bullismo

 

Ci si scandalizza dei bulli, quando sarebbe piuttosto opportuno essere inquietati dalle condizioni favorevoli alla loro crescita.

 

di Niccolò Magrin

 

 

Pugni, calci, botte, schiaffi, offese, parolacce, insulti, prese in giro per l’aspetto fisico e... non andiamo oltre.

Il bullismo è un fenomeno che negli ultimi anni si sta sempre più diffondendo anche grazie allo sviluppo tecnologico e dei nuovi media che ha creato una nuova categoria di bulli: i cyberbulli.

Il cyberbullo attua comportamenti offensivi e continui servendosi di internet e nascondendosi dietro una tastiera.

Secondo un dossier del Telefono Azzurro, che ha gestito diversi casi di bullismo tra il 2015 e il 2016, è emerso che questo fenomeno, nonostante la larga diffusione, rimanga troppo spesso nascosto. Il Telefono Azzurro ha una “linea nazionale di contrasto al fenomeno del bullismo” composta da psicologi, neuropsichiatri ed educatori che sono pronti ad accogliere le varie denunce. Tra il 2015 e il 2016 hanno gestito circa un caso al giorno di bullismo e cyberbullismo per un totale di 270 casi e 619 consulenze. La maggior parte degli episodi si verificano al nord dove vengono segnalati il 57% dei casi. Le vittime sono prevalentemente di nazionalità italiana e il 45% sono femmine; questo dato sale al 70% per gli episodi di cyberbullismo. I bulli nel 60% dei casi sono maschi e amici o conoscenti della vittima. L’età delle vittime si sta abbassando tanto che nel 22% dei casi si arriva ad avere vittime di cinque anni.  

Secondo l’ISTAT le prepotenze più comuni sono soprannomi offensivi, parolacce o insulti, derisione per l’aspetto fisico e/o il modo di parlare, diffamazione, esclusione per le proprie opinioni, aggressioni con spintoni, botte, calci e pugni.

La vittima manifesta diverse problematiche conseguenti alla violenza ricevuta. Tra le più diffuse vi è l’ansia che può portare all’abbandono e alla dispersione scolastica, atti di autolesionismo e ideazioni suicidarie.

 

 

Gli esempi di bullismo e cyberbullismo sono quindi plurimi. Tuttavia molte persone ritengono che alcuni atti di questo tipo siano esagerati al punto di non potersi nemmeno considerare tali perché lo scopo del bullo o cyberbullo sarebbe solamente far ridere. Chi dà voce a questi pensieri in realtà è ignorante nel senso che non ha presenti tutte le relazioni e reazioni che innesca: non può quindi immedesimarsi in ciò che veramente prova la vittima. Anche un cyberbullo, finché ferisce attraverso la rete, si diverte e ne trae godimento perché quell’azione in quel momento per lui era un bene, senza rendersi conto che in realtà stava compiendo un male: ogni persona ha infatti una sensibilità diversa rispetto ad un’altra e quindi nessuno può giudicare se un atto può essere pesante o meno per la persona stessa, sostituendosi ad essa.

 

Molte volte alle violenze assistono anche altri individui che non ne sono direttamente coinvolti. Queste persone sono dette neutrali o spettatori e il loro ruolo è oggetto di studio della psicologia sociale. L’effetto spettatore è un fenomeno che si riferisce ai casi in cui gli individui non offrono nessun mezzo d’aiuto a una vittima quando sono presenti altre persone. I due fattori che spiegano l’effetto spettatore sono la diffusione di responsabilità e l’ignoranza pluralistica. La diffusione di responsabilità si verifica nel momento in cui ogni testimone del fatto crede che non sia sua responsabilità offrire aiuto perché lo farebbe qualcun altro. Quando sono presenti altre persone la responsabilità viene suddivisa e ciascuna si sente meno responsabile dell'aiuto da prestare di quanto si sentirebbe se fosse sola. L’ignoranza pluralistica si verifica quando nessuno offre chiari indizi su come interpretare la situazione giungendo alla conclusione che la situazione non è grave, altrimenti qualcuno si sarebbe preoccupato. Di fronte ad un evento ambiguo quindi le persone osservano il comportamento altrui per cercare di interpretarlo correttamente.  

 

Ma cosa porta un bullo ad agire? La causa primaria risiede nel nucleo familiare. Spesso il bullo emula i comportamenti aggressivi e violenti che ha visto manifestarsi nella sua famiglia. Le famiglie inoltre trascurano i ragazzi durante l’età formativa, che è un momento cruciale per la formazione della loro identità. Nel nucleo familiare manca il confronto dei genitori con i figli, che è fondamentale al fine di far comprendere ai ragazzi quali azioni siano giuste e quali no, così da permettere una corretta crescita del figlio e la comprensione del rispetto altrui.

Molti adolescenti possono diventare bulli anche a causa della mancanza di passioni e interessi che li portano a ricercare un momento di sfogo e svago nella violenza verso il prossimo.

Il bullo sovente assorbe dalla produzione televisiva e cinematografica comportamenti aggressivi e invasivi che lo portano ad agire di conseguenza.

Altre volte la violenza viene vista come l’unica risposta alla repressione delle vere emozioni e alle sensazioni di disagio che il bullo prova dentro di sé, poiché quest’ultimo può essere un individuo chiuso che fatica a socializzare con gli altri e l’unico mezzo che conosce per avere un rapporto esterno è la prepotenza.

 

Quali sono gli antidoti al bullismo? Anzitutto bisognerebbe spiegare alle famiglie che i genitori sono i principali modelli educativi dei ragazzi e come tali devono essere i primi a dare il buon esempio. Il lavoro che devono attuare le famiglie si basa su un confronto diretto per comprendere quali siano i comportamenti sbagliati e come questi debbano essere modificati correttamente. La violenza quindi è un’arma da scongiurare perché non porta a nessuna soluzione. La mancanza di educazione è una tesi supportata anche da Umberto Galimberti, che asserisce:

 

« Quando una scuola ha un bullo lo sospende. E invece lo deve tenere il doppio a scuola e portarlo a un livello più alto, cioè al livello delle emozioni. Emozione vuol dire scoprire che risonanza emotiva hanno dentro di me gli eventi del mondo. »

 

Punire il bullo, come molti ritengono sia opportuno, non gli fa comprendere perché abbia agito in modo sbagliato e perché dovrebbe modificare il proprio comportamento. La soluzione migliore è l’utilizzo del dialogo e del confronto per far emergere le vere ragioni che hanno spinto il bullo a comportarsi in tale maniera. Agendo con la violenza si rischia solamente di peggiorare il comportamento del bullo stesso perché gli viene dato un ulteriore esempio di sopraffazione.

Anche lo “spettatore”, che spesso punta il dito verso l’aggressore, dovrebbe agire per contrastare il fenomeno parlando, quindi confrontandosi, anzitutto con il bullo, facendogli capire l’errore commesso. Prima di accusare gli altri bisognerebbe anche riflettere sul nostro contributo che diamo per risolvere una determinata situazione.

Altra cosa importante da considerare è cercare di individuare ciò che veramente ci interessa e ci piace fare in modo tale che noi non spendiamo male il nostro tempo ferendo sia noi stessi che gli altri, come nel caso dei bulli e dei cyberbulli.

 

Il mostro è meglio ucciderlo finché è piccolo.

 

29 marzo 2018