Sokal

 

« Lo spostamento dell'idea che fatti e prove contengano l'idea che tutto si riduce agli interessi e alle prospettive soggettive è  secondo solo alle campagne politiche americane  la manifestazione più prominente e perniciosa dell'anti-intellettualismo nel nostro tempo. » (Larry Laudan, Science and Relativism, 1990)

 

 

Sarebbe incredibilmente utile, per comprendere con maggiore lucidità lo stato decadente e intellettualmente corrotto di alcuni ambiti culturali accademici sociologici, filosofici del nostro tempo, rispolverare un avvenimento che sconvolse il mondo del pensiero, attraverso una diretta critica al postmoderno.

La Social Text è una rivista, localizzata principalmente a New York, nata nel 1979 e pubblicata dal 1992 dalla prestigiosa casa editrice Duke University Press, che si occupa dei cosiddetti cultural studies, in particolare di femminismo, marxismo, postmodernismo, cultura popolare, neoliberalismo e postcolonialismo.

Per definire brevemente cosa sono questi studies culturali: questo indirizzo di studio nasce intorno agli anni ’50 con il lavoro di Richard Hoggart The Uses of Literacy e con la fondazione, sempre da parte sua, del CCCS, ovvero il Centre for contemporary cultural studies. Questi studi cercano di comprendere la cultura come somma di pratiche sociali che designano significati comuni e come questi dipendano a loro volta dai mezzi di comunicazione di massa.

 

Alan David Sokal, Boston 1955
Alan David Sokal, Boston 1955

Nel 1996 Alan David Sokal, fisico statunitense, insegnante al Department of Physics della New York University decide di fare uno stravagante esperimento: «Una rivista di punta consacrata ai Cultural Studies pubblicherebbe un articolo infarcito di assurdità: a) se avesse un certo stile, b) se fosse compiacente verso i presupposti ideologici della redazione? La risposta, purtroppo, è sì» scrive in un articolo nel quale rivela il suo esperimento (A Physicist experiment with Cultural Studies) per la rivista americana Lingua Franca. Infatti, il suo articolo no-sense Transgressing the Boundaries: Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity (Violare le frontiere: verso una ermeneutica trasformativa della gravità quantistica), nonostante sia infarcito di assurdità indimostrate rilevabili da qualsiasi insegnante scientifico o laureato in materia, sarà pubblicato proprio dalla rivista Social Text.

L’articolo si apre con lo sprezzante attacco alla cosiddetta “egemonica prospettiva occidentale”: 

 

« Che esiste un mondo esterno, le cui proprietà sono indipendenti da ogni singolo essere umano e, in verità, dall'umanità nel suo complesso; che queste proprietà sono codificate in leggi fisiche "eterne"; e che gli esseri umani possono ottenere una conoscenza affidabile, anche se imperfetta e incerta, di queste leggi facendo riferimento alle procedure "oggettive" e alle strutture epistemologiche prescritte dal (cosiddetto) metodo scientifico. » (Transgressing the Boundaries: Towards a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity)

 

Che non ci sia un mondo esterno sembra essere diventato un dogma, così come la possibilità che la scienza non possa avere alcuna conoscenza di esso. Nella seconda parte, senza alcuno stralcio di prova, definisce la realtà fisica come un costrutto sociale e linguistico. Attenzione: non le nostre teorie sulla realtà, ma la realtà in séchiunque creda che le leggi della fisica siano una mera convenzione sociale è invitato a trasgredirle dalla finestra del mio appartamento. Abito al ventunesimo piano» scrive ironicamente il professore).

Il passaggio successivo mette in scacco diversi pensatori che, metaforicamente, hanno fatto un passo più grande di quello dovuto e hanno utilizzato teorie scientifiche come base o prova per argomentazioni sociologiche e/o politiche. Ecco come esempio un passo di Jacques Lacan:

 

« Questo diagramma (la striscia di Moebius) può essere considerato come una sorta di iscrizione essenziale all'origine, nel nodo che costituisce il soggetto. Questo va molto al di là di quel che potreste pensare a tutta prima, perché potreste mettervi a cercare quale superficie sia capace di ricevere un'iscrizione simile. Potreste vedere, ad esempio, che la sfera, quel vecchio simbolo di totalità, è inadatta. Un toro, una bottiglia di Klein, una superficie non orientabile possono riceverla. Questa diversità è importante perché spiega molte cose sulla natura della malattia mentale. Se possiamo simbolizzare il soggetto con questo taglio fondamentale, allo stesso modo si può mostrare che un taglio sul toro corrisponde al soggetto nevrotico, e su una superficie non orientabile a un altro tipo di malattia mentale. »

 

«Lacan alla fine ha dato a Freud i concetti scientifici di cui ha bisogno» commenterà infatti Althusser. Assolutamente no! Se non bastasse questo, si potrebbe menzionare l’abuso sconfinato dei Teoremi dell’Incompletezza di Gödel come strumento scettico nella metafisica, fisica, diritto e scienze sociali. Alcuni di questi errori fondamentali dei filosofi postmoderni sono stati accuratamente menzionati ed analizzati in un libro uscito un anno dopo questo articolo, in collaborazione con Jean Bricmont, dal titolo Imposture Intellettuali.

Già Wittgenstein aveva, nella sua Conferenza sull’etica, criticato l’uso improprio della scienza: 

 

« Un'altra alternativa avrebbe potuto essere quella di una conferenza cosiddetta scientifico-popolare, intesa cioè a farvi credere di capire una cosa che di fatto non capite, e di soddisfare quel che, secondo me, è uno dei più bassi desideri dell'uomo moderno, ossia la curiosità superficiale per le ultime scoperte della scienza. »

 

L’errore centrale nell’articolo risiede proprio nella non giustificata tesi centrale e nel suo modo di procedere razionale: che la gravità quantistica, una teoria (ancora speculativa) dello spazio e del tempo su una scala di milioni di bilioni di bilioni di bilioni di centimetri abbia ripercussioni politiche decisive (ovviamente “progressiste”) sia tutto da dimostrare.

Un gioco dunque nel quale la relatività quantistica è strettamente collegata all’epistemologia postmoderna, Derrida alla relatività generale e Lacan alla topologia, l’assioma di uguaglianza alla politica femminista, in un pasticcio che dovrebbe dimostrare che la scienza “postmoderna” ha demolito la realtà esterna. Un esempio di no-sense dell’articolo (fate un esperimento anche voi, provate ad estrapolarne qualcosa di sensato):

 

« Quindi, la relatività generale forza su di noi idee radicalmente nuove e controintuitive di spazio, tempo e causalità; quindi non sorprende che abbia avuto un profondo impatto non solo sulle scienze naturali ma anche sulla filosofia, sulla critica letteraria e sulle scienze umane. Ad esempio, in un famoso simposio trentennale fa su Les Langages Critiques e les Sciences de l'Homme, Jean Hyppolite sollevò una domanda incisiva sulla teoria della struttura e sul segno di Jacques Derrida nel discorso scientifico ... La risposta percettiva di Derrida andò al cuore di relatività generale classica:

La costante di Einstein non è una costante, non è un centro. È il concetto stesso di variabilità - è, infine, il concetto del gioco. In altre parole, non è il concetto di qualcosa – di un centro a partire dal quale un osservatore può padroneggiare il campo – ma il concetto stesso del gioco ...

In termini matematici, l'osservazione di Derrida si riferisce all'invarianza dell'equazione di campo di Einstein Gμν = 8πTμν nei diffeomorfismi spazio-tempo non lineari (auto-mappature della varietà spazio-temporale che sono infinitamente differenziabili ma non necessariamente analitici). Il punto chiave è che questo gruppo di invarianza "agisce in modo transitorio": ciò significa che qualsiasi punto spazio-temporale, se esiste, può essere trasformato in qualsiasi altro. In questo modo il gruppo di invarianza a dimensione infinita erode la distinzione tra osservatore e osservato; il π di Euclide e il G di Newton, precedentemente ritenuti costanti e universali, sono ora percepiti nella loro ineluttabile storicità; e l'osservatore putativo diventa fatalmente decentrato, disconnesso da qualsiasi collegamento epistemico a un punto. »

 

Come mai la rivista non ha scoperto l’ironia di questo articolo? Evidentemente consultare uno specialista della materia, per avere delucidazioni “tecniche” sulle questioni affrontate, non è nell’agenda dei vertici editoriali.

Perché allora hanno scelto questo articolo, cosa lo ha reso particolarmente meritevole?

L’ipotesi dell’autore è, appunto, che queste frasi senza senso suonassero bene insieme e che alcuni termini chiave ricorrenti (ad esempio il termine «femminista è presente ben 35 volte in espressioni del tipo «l’algebra femminista») fossero una spia che indichi l’accordo con i presupposti ideologici editoriali.

Questo articolo diventa un chiaro specchio dell’arroganza della teoria letteraria postmoderna portata al suo estremo: un’incomprensibilità al limite dell’oscurantismo, allusioni e metafore che sostituiscono la chiarezza e la logica argomentativa di un testo che pretende di essere scientifico.

Questo cambiamento degli standard, richiesti dal mondo accademico, dimostra la perdita dell’importanza della distinzione verità/falsità, sostituita dalla vana e vuota retorica che oppone invece appetibile/non-appetibile e che si sottomette facilmente a logiche politiche. E così il pensiero diventa uno strumento e i pensatori burattini capaci esclusivamente di declamare ciò che scende dalle alte gerarchie.

E, sfortunatamente, la “sinistra” non si tira indietro da questo meccanismo, quanto piuttosto muove i suoi fili. La critica di Sokal è infatti dura:

 

« Per gran parte dei due secoli passati, la Sinistra è stata identificata con la scienza e contro l’oscurantismo; noi abbiamo creduto che il pensiero razionale e le analisi senza timori della realtà oggettiva (sia naturale che sociale) siano strumenti decisivi per combattere mistificazioni promosse dai potenti […]. La recente svolta di molti “progressisti” o “di sinistra” accademici di scienze umane e sociali da una o l’altra forma di relativismo epistemico tradisce questo patrimonio degno e mina il fragile prospetto per una critica sociale progressista. Teorizzare “la costruzione sociale” della realtà non troverà cure effettive per l’AIDS o strategie per prevenire il riscaldamento globale. Né possiamo combattere false idee nella storia, sociologia, economia e politica se rigettiamo le nozioni di verità e falsità.

Il risultato del mio piccolo esperimento dimostra, proprio alla fine, che alcuni settori di moda dell’americana sinistra accademica sono diventati intellettualmente pigri. L’editore di Social Text ha gradito il mio articolo per la sua conclusione: che “i contenuti e la metodologia della scienza postmoderna forniscono supporto intellettuale per il progetto politico”. Loro apparentemente non hanno bisogno di analizzare la qualità delle prove, la cogenza degli argomenti, o almeno la rilevanza degli argomenti per le presunte conclusioni. »

 

Politicamente dunque nessuno è escluso. Bisogna ridare dignità alla vera scienza.

 

5 marzo 2018