La maschera dell'ipocrisia

 

Ogni giorno abbiamo a che fare con persone che portano una maschera; esse sono irriconoscibili: gli ipocriti. Noi li disprezziamo, li ridicolizziamo non sapendo che però anche in noi si possono scovare le stesse caratteristiche.

 

di Luca Crivellaro

 

 

« Com'è stupido colui che cerca di rimediare all'odio degli occhi con il sorriso delle labbra. »  (Khalil Gibran)

 

Nella nostra quotidianità non è sempre facile scovare gli ipocriti. L’ipocrita è colui che cerca di simulare una persona diversa da se stessa e sovente ci riesce; è talmente abituato a vivere questa sua falsa realtà che ormai non ne è più conscio e non riesce a controllarla.

 

Le sue azioni sono finalizzate alla ricerca  di onori e gratificazioni dagli altri; egli mostra loro solamente il proprio lato superficiale: la maschera che riesce ad affinare ma che effettivamente non corrisponde al suo essere. L’effettivo ruolo dell’ipocrita è quello dell’attore: egli si nasconde dietro uno schermo di menzogne, creato per riempire una vita carente di valori, idee, princìpi. Non intende infatti svelare la propria ignoranza, la scarsa profondità nell’affrontare la vita, la finzione nelle relazioni.

 

Questo tipo di uomo non dice mai quello che pensa e agisce secondo ciò che gli appare più conveniente, non sapendo che prima o poi questo gli si ritorcerà contro. Egli si nutre di adulazioni le quali, come dice Seneca nel libro V delle Lettere a Lucilio:

 

« Quanto è simile l’adulazione all’amicizia! Non solo la imita, ma la vince e la supera; trova orecchie ben disposte e pronte a recepirla, e scende nel più profondo dell’anima, resa gradita proprio da ciò che reca danno: insegnami come posso distinguerle nonostante la loro somiglianza. Mi si presenta un nemico pieno di lusinghe spacciandosi per amico; si insinuano in noi i vizi sotto l’apparenza di virtù: la temerità si nasconde sotto le spoglie del valore, l’ignavia si chiama moderazione, il vile viene considerato prudente. »

 

Da questo passo si evince come la vita dell’ipocrita sia congegnata in modo da ottenere attenzioni e favori dagli "amici": egli manipola la verità, nasconde i difetti personali di fronte a chi gli crede e lo acclama, forgiandosi quasi una doppia personalità.

 

E sta proprio qui il dilemma: come possono le persone comuni, che magari in buona fede stimano l’ipocrita, a snidare la sua vera personalità? La nostra società è talmente intrisa di falsità che ormai non ce ne rendiamo nemmeno conto: come quando si finisce col credere lo stile migliore di vita sia l’individualismo, considerando solamente i propri interessi momentanei e i propri stati d'animo.

 

Inoltre, l’atteggiamento dell’ipocrita è aggravato dal fatto che egli valuti di essere nel giusto ponendo in atto per tutti gli altri un mondo di illusione nel quale non si sa come giudicare il bene e il male. Gli ipocriti si mostrano di essere convinti di un’idea in modo così credibile da influenzare addirittura masse di persone, ostentando un carattere risoluto, impossibile da scalfire. E sta proprio qui il loro più grande errore, come rileva Stephen Hawking:

 

« Il più grande nemico della conoscenza non è l'ignoranza, è l'illusione della conoscenza. » 

 

 

Quindi, come possiamo sperare di screditare gli ipocriti se non cercando di essere noi protagonisti del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo?

 

Il veloce mutamento del nostro pensiero è sinonimo di contraddizione: la nostra vita è spesso colma di bugie quando non concretizziamo veramente quello che divulghiamo come giusto. Ciò significa che molte parole pronunciate sono solamente dei suoni inutili senza alcun valore; ma allora come facciamo a comprendere cosa pensa una persona? Come è possibile provare a capire un altro se tutti noi tendiamo alla schizofrenia? Quante volte ci è capitato di provare una sensazione concretizzatasi in un primo momento in un’idea, che poi in un attimo abbiamo completamente smentito?

 

Giungiamo ora al punto dolente: come agire per non essere ipocriti? Come comportarsi in modo da riuscire a mantenere dei valori coerenti per tutta la nostra vita? Come possiamo in definitiva avere la cognizione che i nostri ideali siano corretti in questo mondo alimentato dal consumismo?

 

Iniziamo, discutendo sull’ipotesi di non riuscire a cambiare mai i propri ideali: l’unico modo per farlo sarebbe riuscire a vivere sempre con le stesse convinzioni, ma ciò non è possibile. Un’esplicazione di questo concetto è l’idea di negatività della violenza che ci è stata insegnata dai conflitti del passato. Le sensazioni provate durante queste catastrofi hanno segnato profondamente i popoli del secolo scorso, ma, con il passare del tempo, sono andate sfumandosi, fino ad essere quasi dimenticate. In questo modo, le nuove generazioni, non avendo vissuto  queste tragiche esperienze, non sono portate a pensare che la violenza sia negativa, alzando la probabilità di metterla in atto.

 

I nostri repentini cambiamenti di opinione sottolineano il fatto che non riusciamo mai a cogliere a fondo ciò che ci viene insegnato, e che quindi siamo ancora molto lontani nella corsa verso la verità.

 

Alcuni soggetti sono più deboli e pertanto esposti alla possibilità di commettere uno sbaglio: potremmo considerare come modello un detenuto che ha ucciso un’altra persona negandogli  il diritto alla vita. Ora, come possiamo permetterci di liberarlo qualche tempo dopo, pur avendogli spiegato bene dove sta il suo errore e ricevendo segnali forti del suo pentimento? Secondo il punto di vista enunciato in precedenza, potrebbe verificarsi la possibilità – a volte realmente concreta – che egli, non trovandosi più in prigione e quindi non avendo più chiaro ciò che gli era stato mostrato, non appena avrà l’opportunità di uccidere possa farlo ancora. Ma questa considerazione non potrebbe essere estesa a tutti noi, dimostrata la nostra facilità ad avere atteggiamenti diversi? Gli occhi degli altri puntati su di noi sono spesso i nostri demoni del bene e del male.

 

L’unica salvezza che si intravvede è nell'educazione alla verità, imparando a fare i conti con se stessi. Come ci suggeriscono le celebri parole di George Orwell:

 

« In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. » 

 

13 marzo 2019

 




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