Auto elettriche: che cosa sono e cosa ci svelano del sistema nel quale viviamo?

 

L’auto elettrica non è solo un mezzo di trasporto, ma è anche un modo per aiutare il mondo nella “lotta” contro il riscaldamento globale. È inoltre una chiave di lettura per la situazione che le nuove generazioni si trovano ad affrontare e a dover risolvere per vivere bene e salvare il pianeta.

 

di Mattia Milani

 

 

In quest’ultimo periodo la questione ambientale è più che mai all’apice dell’interesse comune.

Ormai il nostro pianeta sta pian piano peggiorando le sue condizioni: la temperatura media sta salendo, i ghiacci di tutto il mondo si stanno sciogliendo a vista d’occhio (alcuni sono già scomparsi) ed ecosistemi sani sono quasi un lontano ricordo.

 

Il nostro unico obiettivo – come si ripete ormai da più parti – deve essere quello di salvare tutto ciò che ci è possibile, anche abbandonando quelle che sono state da sempre nostre abitudini.

 

La principale causa del surriscaldamento globale, secondo gli esperti, è un fenomeno detto “effetto serra”. Questo meccanismo biologico è da sempre connaturato nell’atmosfera, la quale mantiene la temperatura lasciando fuoriuscire solo una minima parte del calore. Ciò che porta all’aggravamento della situazione globale è l’aumento esponenziale della percentuale atmosferica di gas serra provocati dal nostro modo di produzione industriale.

Dunque, l’obiettivo da prefiggersi è quello di diminuire questi gas. C’è chi si sta già adoperando riducendo drasticamente o eliminando dalla sua dieta la carne (dato che gli allevamenti intensivi sono tra le maggiori cause). Altri ancora si sono dedicati alla ricerca di energie alternative per il funzionamento dei trasporti. L’idea che oggi è più radicata è quella dell’auto elettrica.

 

Questa vettura si distingue dai classici mezzi proprio per la sua alimentazione elettrica e non a carburante (benzina, diesel o gpl) e dalla struttura del suo motore, ovvero capienti batterie a litio. Va ricordato però, contro il pensiero comune, che l’auto puramente elettrica è stata inventata addirittura nell’Ottocento; in particolare, il primo prototipo realizzato fu proposto dall’inglese Thomas Parker nel 1884, usufruendo di batterie (non al litio) di sua ideazione.

 

Dunque non è nuova questa idea, anche se è stata “reinterpretata” recentemente. Ma è stata un trovata geniale oppure no?

Le autovetture elettriche non consumano combustibili fossili e non emettono alcun gas nocivo nell’atmosfera e sono pure silenziose, quindi risolverebbero anche la questione dell’inquinamento sonoro. Ma allora perché sono spesso oggetto di discussione? In quale aspetto sono poco affidabili? Tralasciando l’aspetto puramente nostalgico degli appassionati di motori, sembra che questa energia elettrica sin dalla sua fonte non sia poi così green e che la produzione delle auto con tali alimentazioni non sia molto più ecologica delle altre.

 

La batteria agli ioni di litio, ora come ora, garantisce le migliori prestazioni (di resa e immagazzino) di energia, ma la sua produzione risulta particolarmente inquinante. Secondo i risultati di uno studio del 2017, produrre una di tali batterie richiede una dispersione in atmosfera di circa 180-200 grammi di anidride carbonica per chilowattora prodotto. Allora, con una media di 100 chilowattora di potenza, verrebbero immesse circa 18-20 tonnellate di diossido di carbonio. Per intenderci: ci vorrebbero circa 8 anni affinché un veicolo classico (con percorrenza media di 2000 km all’anno ed emissioni medie di circa 130 grammi di anidride carbonica per chilometro) possa eguagliare tali consumi.

 

Va però sottolineato che in termini di brevi percorrenze, considerando dunque veicoli a benzina (più efficienti in questo caso) l’auto elettrica abbatte notevolmente i consumi, rendendo dunque più sana l’aria ad esempio delle grandi città. Al contrario, per lunghe percorrenze, portando un confronto con un diesel, quest’ultimo risulta più efficace, dato che, sapendo che il 65% dell’energia proviene da fonti non rinnovabili e inquinanti, l’auto elettrica non regge il confronto in termini di energia usata e di energia dispersa, dato che (come nelle batterie di un giocattolo casalingo) con il passare del tempo la batteria immagazzina e rilascia sempre meno energia e non può essere modificata in alcun modo, come invece può accadere per un motore classico.

 

Consideriamo l’aspetto dello smaltimento. La batteria dell’auto elettrica è particolarmente dannosa per l’ambiente, dunque andrebbe stoccata e poi smaltita, comportando un notevole consumo di energia, nonché l’impossibilità di recuperarne i materiali, data la contaminazione con gli elementi acidi al suo interno.

 

Anche la sicurezza lascia un po' a desiderare. Infatti, in caso di collisione, se le batterie venissero per caso danneggiate, comportando una fuoriuscita del contenuto, causerebbero un incendio quasi indomabile, dato che il litio reagisce in modo estremamente violento con l’ossigeno.

 

 

Dunque questa idea, anche se molto nota e diffusa, non è poi così conveniente (per ora). Ma cosa si può fare per il futuro? Il problema non è da ricercarsi nella nostra condizione energetica. Gli studi delle maggiori università d’Europa, come Milano e Amsterdam, per esempio, hanno dimostrato come la ricerca abbia fatto passi da gigante nel nostro secolo, nonostante esso sia appena iniziato. Le risorse rinnovabili ci sono e non sono poche. Addirittura in Africa, in particolare in Kenya, più della metà dell’energia necessaria al paese è prodotta da fonti rinnovabili.

 

Che cosa succede? Non eravamo forse noi gli stati “avanzati”? Come mai loro sì e noi no?

 

Forse la risposta è più palese di quanto si creda. La nostra Europa ha vissuto in tutta la sua storia recente, come del resto la Cina, il Giappone, gli USA e le altre super potenze, il continuo ed inarrestabile avanzamento del capitalismo, che lascia ad ogni suo traguardo vittime innocenti tra persone e ambiente.

 

 

La logica che pervade questa società è quella del profitto e dell’accumulo continuo di ricchezze, ben oltre a quello di cui davvero si ha bisogno, a qualunque costo lasciando talvolta il “nulla” a tutti coloro che sono sfruttati per il tornaconto di pochi – quei pochi che appaiono giustamente agli occhi di chi guarda come spugne per il denaro.

 

Se si parla tanto della necessità di denaro per la ricerca, dire che non c’è è sbagliato. Il denaro non scompare nel nulla. È in verità in mano a quei pochi che pensano per giunta di averne bisogno di altro ancora. Un esempio paradigmatico è dato dalla decisione di Donald Trump di aprire miniere di carbone in Alaska (uno dei pochi territori ancora non eccessivamente contaminati), come se fosse più importante una crescita economica che la vita stessa degli abitanti del pianeta.

 

La “filosofia” del capitalismo non ha fatto altro che recare danni finora ignorati, quasi fossero insignificanti. Solo adesso, quando ormai siamo agli sgoccioli, abbiamo iniziato a preoccuparcene a livello mediatico planetario – grazie anche a quegli eventi che sono stati i Friday for Future, innescati da Greta Thunberg. Ancora una volta sono coloro che riteniamo comunemente meno importanti a farci rendere conto di ciò che accade.

 

Sembra dunque che la società debba cambiare, e non solo l’energia che produciamo. Solo una modificazione radicale della nostra visone delle cose, abbandonando questa logica controproducente, può davvero fare la differenza per il nostro pianeta e dunque per noi. L’esempio della vettura totalmente elettrica permette di toccare questi discorsi e di capire la logica che comanda il nostro metodo autolesionista. 

 

3 febbraio 2020