Fare musica per conferenze scientifiche, concepire la scienza come poesia

 

Cosa succede se una canzone, invece di parlare di amore, tristezza, paura, felicità, sopraffazione e successi, racconta la scienza e le sue scoperte? In Italia un collettivo di quattro musicisti ha tentato questo esperimento per reinventare il modo di comunicare con note e parole.

 

 

In Italia esiste una tipo di musica che forse è unico nel suo genere. Chi la porta avanti sono quattro artisti che provengono da esperienze diverse ma che hanno condiviso questo progetto abbastanza ardito per i tempi che corrono. Loro si chiamano Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo, Max Casacci e Riccardo Sinigallia e insieme compongono i Deproducers. Questa esperienza musicale parte ufficialmente con un concept nel 2012, quando Cosma incontra al Planetario di Milano il suo direttore Fabio Peri, e prosegue fino ad oggi con tre album.

 

Il primo di questi è Planetario, appunto, il secondo si chiama Botanica e il terzo DNA. Spesso gli album musicali hanno titoli metaforici e quindi può succedere che vengano utilizzati anche termini piuttosto tecnici, strettamente usati in ambito scientifico e non nella composizione musicale classica e tradizionale, ma questa volta non è così. Infatti sono tre raccolte di canzoni che trattano proprio di scienza, cioè di come funziona l'universo e i suoi elementi, quanto ci mette la luce a raggiungere i vari corpi celesti, come avviene la respirazione cellulare, della longevità di alcuni esseri viventi e altre scoperte scientifiche, come venne inteso fin da subito questo progetto nella testa di Cosma.

 

 

Planetario è la trasformazione in musica delle conferenze scientifiche tenute da Peri, associata alla proiezione di immagini di spazi interplanetari scattate dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Botanica si concentra sugli studi di Stefano Mancuso, un neurobiologo di fama internazionale che racconta su una base di chitarre e sintetizzatori i segreti che la vita delle piante detiene, spiegando il loro funzionamento e il loro ruolo all’interno dell’ecosistema Terra. Nel 2019, DNA è l’ultimo lavoro del collettivo, con la consulenza scientifica del professore ed evoluzionista all’Università di Padova Telmo Pievani e del professore Pier Paolo di Fiore. Le tematiche trattate sono quelle dell’evoluzione dai primi esseri viventi sulla Terra fino alla nostra generazione di Homo Sapiens, con le nuove ricerche sulla genetica. Qui ha largo spazio anche la riflessione sull’importanza della ricerca scientifica, sia come avanzamento per un benessere collettivo, non a caso la produzione è copartecipazione da AIRC, ma anche come metafora di un miglioramento in ambito personale per mezzo della conoscenza.

 

Parlare di stelle pulsar o del sistema nervoso delle piante, come ancora del ciclo vitale di una cellula non è proprio ciò che ci aspettiamo da una canzone, dove la tradizione ha sempre messo al centro tematiche spirituali ed emotive, molto personali, anche civili e di giustizia sociale. La canzone può essere vissuta in diversi modi, soprattutto se si pensa a come la sua funzione – e il suo mercato di conseguenza – è mutata innumerevoli volte nel corso della storia, ma non si può soprassedere sul fatto che essa sia scrigno di un messaggio che il suo autore vuole inviare a chi ascolta, un messaggio che non può essere scollegato dal connubio che viene a crearsi tra melodia e testo.

 

Nelle parole che compongono quest’ultimo risiedono i significati più espliciti di una canzone (come nell’articolo La potenzialità concettuale del rap e la sua puntuale disattesa Valentina Gaspardo ha mostrato focalizzandosi sul potenziale enorme che la musica rap, densa di testo, possiede) e si può dire che in questo esperimento musicale i Deproducers si affidano totalmente ad esso per trasmettere i contenuti della scienza, non ci sono modi alternativi.

 

 

La melodia crea un contorno a suo modo indispensabile per stimolare una suggestione emotiva da associare ad argomenti che sono sempre stati piuttosto separati da essa, come quelli prettamente scientifici. Ma il testo è l’affidatario più grande che queste canzoni scelgono per trasmettere il loro messaggio. E se di solito una canzone la si ascolta per ballare, per cercare conforto e solidarietà nei momenti più bui, per indignarsi ed edificarsi davanti alle ingiustizie sociali, per godersi il momento di serenità con parole evocative, o ancora per riflettere su concetti profondissimi...A cosa può servire una canzone che spiega come funziona la fotosintesi clorofilliana delle piante? Ci si risponde automaticamente che è utile per informarsi. Questo non è errato ma un po’ riduttivo sì, per l’idea che fin dall’inizio ha animato le quattro menti dei Deproducers.

 

Tra le molte interviste che il quartetto ha concesso, in una rilasciata alla stampa, si legge una dichiarazione di Vittorio Cosma, il quale, interrogato da dove nasce la necessità di accostare una visione artistica ed emozionale ad una più quantitativa e razionale, dice « In un momento storico come questo, l'illuminismo antiestetico, non esteriore ma fortemente di contenuto, è il passaggio obbligato per ritornare a una verità non dettata dal regime del consumismo. » Quindi, in realtà, ciò che si può fare con queste canzoni non è diverso da ciò che si può fare con le altre. Esse, pur raccontando verità scientifiche senza alcun riferimento apparente alla sfera interiore umana, tra le righe restituiscono dei contenuti che sono ancora in grado di toccare corde molto profonde.

Le verità a cui questo progetto vuole ritornare sono quelle elevate a questo rango da un metodo scientifico, partendo quindi da evidenze scientifiche e raggiungendone di nuove e,  specificando, così prosegue: « ad esempio: l’ossigeno ha numero atomico 8, la luce viaggia a 300 mila Km/s, la pulsar è una stella che pesa come il sole ma è grande all’incirca come Milano. Sono dati solidi, oggettivi, inopinabili da cui è possibile ripartire e che accostati alla musica a volte funzionano in maniera molto più evocativa di un accostamento poetico. »

 

 

Questo è proprio quello che succede ascoltando canzoni come Pianeta verde o Società vegetale in cui, partendo da quelle che possono essere sterili erudizioni scientifiche su come le piante intervengono all'interno dell'ecosistema globale e organizzano la loro crescita e sviluppo, si giunge a pensare questi meccanismi applicati alla società odierna. Il confronto con il mondo naturale viene elevato prima di tutto a via per meravigliarsi, come può fare un bambino di fronte alla prima scoperta, ma anche e soprattutto a una possibilità di riscatto per il nuovo genere umano che può prendere spunto da esempi che funzionano da migliaia di anni. L’aspetto più affascinante di questa produzione musicale è proprio il trasmettere la potenza che il mondo scientifico ha scoperto all’interno di tutti i processi naturali, terrestri e non, i quali dimostrano nel loro compiersi una capacità di organizzazione che è possibile guardare come esempio per una vita comunitaria migliore. Quasi ci si stupisce di quanto vicina sia la concezione che ha l’uomo di se stesso – come individuo e come società – a quell'equilibrio che la vita, così come l’ha scoperta attraverso l’osservazione esterna dei fenomeni, è riuscita a trovare.

 

 24 luglio 2020