Il Grande Fratello ti premia

 

Come il sistema di credito sociale in Cina potrebbe trasformare le persone in numeri.

 

di Pietro Mazzon

 

 

Dal 2015 il governo della Repubblica Popolare Cinese ha iniziato dei test su un sistema di credito sociale, che consiste nel premiare cittadini virtuosi e punire gli immorali sulla base delle loro azioni.

Gli esperimenti, come viene mostrato in questo video di Vice News, si tengono in villaggi con poche migliaia di persone e fanno affidamento su ispettori che hanno il compito di riportare i buoni e i cattivi comportamenti dei propri concittadini. Questi esaminatori girano per la cittadina osservando e conversando con le persone per sentire se sono avvenuti fatti rilevanti per la loro indagine.

In insediamenti di maggiori dimensioni vengono utilizzate anche le migliaia di telecamere che affollano le città cinesi, telecamere che stanno venendo dotate di riconoscimento facciale in modo da permettere all’intelligenza artificiale di capire chi ha davanti e accedere così a tutte le informazioni sul conto di quella persona.

Il mezzo di controllo più efficiente che viene usato si basa però sui cosiddetti Big Data, ovvero le informazioni raccolte su Internet da varie società; tra le compagnie che collaborano con il governo, e quindi con il Partito, c’è “Sesame”, un nome apparentemente sconosciuto se non fosse per il fatto che è di proprietà della ben più celebre “Alibaba”, il colosso, dal fatturato di 170 miliardi di dollari (più di Amazon e Ebay combinate), fondato dall’imprenditore Jack Ma. La multinazionale si occupa di commercio online, servizi per il cloud computing e lo sviluppo di piattaforme di pagamento come Alipay.

Avendo a propria disposizione i dati di oltre un miliardo di utenti, Sesame è chiaramente la compagnia che più contribuisce all’elaborazione dei dati riguardanti le transizioni dei cittadini cinesi.

Sulla base di queste informazioni, di quelle raccolte dalle telecamere di sorveglianza e dagli ispettori nei villaggi è possibile elaborare una scala di punteggi che vengono attribuiti o detratti da quello complessivo dei cittadini.

 

 

Nello specifico ogni persona inizia con dei punti: in alcuni villaggi sono 1000, in altri insediamenti variano da un minimo di 350 a un massimo di 950. In base alle azioni buone che ognuno compie come, ad esempio, il volontariato, la donazione di sangue oppure la beneficenza si guadagnano punti; se, invece, si compiono azioni negative come il non rispettare un semaforo oppure il non pagare una multa si perdono punti.

In considerazione della propria posizione in classifica si ottengono dei bonus o dei malus: se, ad esempio, si è nella fascia alta si ricevono sconti, si ha una corsia preferenziale in aeroporto, si può saltare la lista d’attesa in ospedale e così via; se, invece, si è al disotto di un certo quantitativo di punti è proibito acquistare beni di lusso oppure non si può viaggiare con determinati mezzi. Si stima, infatti, che, in base a questo sistema, oltre cinque milioni di persone non abbiano potuto acquistare biglietti di treni ad alta velocità e oltre diciassette milioni di persone non abbiano potuto viaggiare in aereo.

Se si finisce nella lista nera si impiega molto tempo per uscirne: in alcuni casi addirittura anni; e per redimersi bisogna compiere azioni virtuose come donare il sangue o devolvere denaro al Partito che poi a sua volta lo (dovrebbe) donare in beneficenza.

 

Con l’attribuzione di un punteggio numerico non c'è forse il rischio che si avanzi nell’annullamento dell’individuo?

Se le persone erano già considerate alla stregua di meri numeri dagli Stati, ora, anche ciò che distingueva un numero dall’altro – le azioni quotidiane, le abitudini, la marca di cereali preferita – va a confluire in una classifica costituita da dati grigi e immateriali.

Se si trattasse di sacrificare una parte della popolazione in vista di qualche sfortunato evento non ci sarebbero più problemi a prendere la decisione e in cinque minuti il problema sarebbe risolto: basterebbe semplicemente accendere il computer, inserire le credenziali istituzionali e guardare la classifica.

Il credito sociale va a dare enorme importanza alla reputazione che una persona possiede, reputazione che viene amministrata da un regime non democratico e autoritario e che potrebbe venire compromessa in caso di opposizione al Partito. Un dissidente verrebbe quindi considerato alla stregua di un criminale e non avrebbe alcuna possibilità di esprimere il proprio dissenso perché i suoi spostamenti o acquisti verrebbero negati in virtù del suo infimo punteggio.

Inoltre con il credito sociale alcune persone sono private di varie libertà, non ultima quella di movimento e di acquisire beni secondo i propri desideri. In una società giusta, invece, ogni individuo, anche se infrangesse il codice stradale non rispettando il rosso, non dovrebbe avere le medesime libertà di una persona assolutamente virtuosa e dal comportamento ineccepibile?

 

Inoltre, andando a premiare azioni virtuose si corre il rischio che i cittadini compiano gesti nobili solamente per ricevere dei vantaggi. Le persone si abituerebbero a comportarsi bene solamente perché hanno assunto buoni comportamenti meccanicamente e li hanno imparati a memoria ma non hanno compreso il perché sia necessario o meno agire in un certo modo.

 

Un altro punto cruciale della questione riguarda il consenso all’utilizzo dei dati: infatti la popolazione partecipante al sistema di credito sociale, come raccontato in un articolo del «Time», non sembra curarsi del fatto che le proprie informazioni personali vengano raccolte e utilizzate da società di privati per stilare classifiche, preferendo godersi i privilegi derivanti dal loro punteggio. «Inizialmente ero preoccupata che le mie informazioni fossero rivelate», dice Yi, mentre sorseggia del caffè di Starbucks gratis grazie ai punti fedeltà di Sesame. «Ma poi ho pensato, sono solo una ragazza comune, una persona normale. Che problema potrà mai esserci?»

 

 

Se questo meccanismo venisse esteso a tutto il Paese, diventando così parte integrante della vita delle persone, sarebbe impossibile per chiunque non volesse far parte del credito sociale vivere in Cina. Succederebbe come per Google adesso: per navigare in Internet l’utente ha bisogno di accettare i cookies ma, se non volesse acconsentire, non potrebbe usufruire dei servizi collegati al Web.

Il sistema di credito sociale di fatto porterebbe le persone a vivere in uno Stato dal controllo assolutamente simile a quello ipotizzato da George Orwell in 1984, ma mille volte più efficiente. Se Winston Smith si trovasse in Cina oggi non potrebbe trovare un luogo protetto da nessuna parte in quanto sarebbe sempre dentro l’inquadratura di una qualche telecamera di sorveglianza.

 

Questo metodo sembra essere in fase di sviluppo anche nella Silicon Valley in California, dove si trovano le sedi di numerosissime compagnie tecnologiche. Ciò potrebbe portare il Paese che più degli altri si propone come baluardo della libertà a crearsi volontariamente un regime di controllo.

L’approvazione pressoché illimitata di cui sembra godere il sistema di credito sociale potrebbe affondare le radici nel bisogno della popolazione di uno Stato che ha avuto una crescita economica titanica di avere a disposizione un contrappasso che colpisca coloro che rischiano di mettere in pericolo la propria situazione di benessere da poco acquisita. Per poter disporre di questa forma distorta di giustizia i cittadini accettano di rimettersi nelle mani di un Partito che legherà a sé le persone decidendo ciò che è giusto o sbagliato arbitrariamente.

La filosofia del credito sociale considera questo elemento fondamentale per l’economia di mercato, al fine di creare una società armoniosa e altresì importante per favorire lo sviluppo in campo scientifico, con l’intento, inoltre, di stabilire una cultura della sincerità in Cina.

 

Nonostante siano state lanciate campagne di propaganda e attività di autodisciplina, ci sono ancora numerosi fattori che mancano a completamento: un sistema investigativo in grado di coprire l’intera popolazione, strutture efficienti per incentivare l’onestà e per punire la disonestà, nonché una mentalità non ancora matura che consideri e che onori gli accordi e la parola data.

Tra gli obiettivi fissati per il 2020 ci sono la promulgazione di leggi e regolamenti comuni, la messa a punto del sistema d’indagine e l’incremento della fiducia in numerosi ambiti della società.

Nello specifico, si intende stimolare la sincerità negli ambiti della produzione, della logistica e dei trasporti, della tassazione, dei prezzi e degli appalti pubblici oltre che delle statistiche, dell’educazione, della cultura e molti altri.

Si promuoverà anche la credibilità in ambito giuridico, legislativo e in quello della sicurezza pubblica; inoltre i futuri dirigenti del credito sociale dovranno venire addestrati ad operare con sincerità e nel rispetto della legge.

 

 29 luglio 2020