Men in Skirts: evoluzione dell’abbigliamento

 

La gonna è un capo di abbigliamento molto diffuso in tutto il mondo. Essa però viene considerata un indumento esclusivamente femminile. Ciò che non molti sanno è che inizialmente era considerata un capo unisex, indossata da chiunque. Nei secoli ha subito molteplici cambiamenti nei costumi e nell'immaginario collettivo, al punto che oggi è abbandonata dagli uomini, per i quali è perfino una sorta di tabù – che però sembra iniziare a sfumare. Negli ultimi tempi sono stati fatti molti progressi per far rinascere la gonna da uomo. Ma c'è chi la pensa diversamente.

 

di Roberta Simioni

 

 

Tutti i giorni abbiamo dei bisogni e delle necessità di cui non possiamo fare a meno. Alzarsi la mattina, mangiare, fare una passeggiata, andare a lavoro, uscire con gli amici, ecc. Tra queste ce n'è una in particolare che ha una grande importanza: l'abbigliamento. Ogni giorno ci guardiamo allo specchio e decidiamo come vestirci per continuare la giornata. Come mi vesto varia a seconda dell'occasione del giorno: se vado in piscina metto un costume, se vado ad allenarmi indosso una tuta comoda... e così via. I vestiti non sono solo un bisogno utilitario, ma aiutano anche ad accrescere il proprio fascino e ad esaltare la propria persona. Decido di indossare un determinato capo perché mi piace e mi sento a mio agio.

 

Inizialmente non c'erano molte differenze tra capi maschili e femminili. È con il passare dei secoli che le cose hanno iniziato a cambiare. A partire dall'Alto medioevo, con l'introduzione del costume germanico, a mano a mano si iniziarono a diversificare gli abiti maschili da quelli femminili, creando una profonda distinzione tra i due. Inizialmente anche i tacchi erano considerati un capo unisex. Erano l'ideale calzatura per l'equitazione ed erano diffusi in tutto il Vicino Oriente. Dopodiché hanno avuto successo tra gli aristocratici, che gli hanno affibbiato un simbolo di virilità e potere. Quando si diffusero anche tra la gente comune, l'aristocrazia, per sottolineare il proprio status privilegiato, li alzò, creando il tacco alto. Questo non poteva essere indossato dalla gente comune, perché inadatto per lavorare. Successivamente i tacchi alti si diffusero anche fra le donne; ma ciò durò fino al 1740, ovvero quando gli uomini smisero del tutto di indossare i tacchi perché considerati sciocchi e simbolo di debolezza. Un altro dei motivi principali è che il tacco veniva utilizzato soprattutto dai pornografi come ornamento erotico per le donne, e il cambiamento è stato inevitabile. Ancora oggi il tacco è considerato un abbigliamento esclusivamente femminile, ma, come la concezione del tacco è cambiata in passato, così può cambiare anche oggi; lo stesso vale per la gonna. Anche quest’ultima in passato veniva utilizzata da tutti, soprattutto dai cavalieri, data la sua praticità e comodità. La concezione che se ne ha, modificatasi nel tempo, può tuttora cambiare.

 

È nel XVIII secolo che si creò la divisione tra l'abbigliamento maschile e femminile, sottolineata successivamente dall'epoca vittoriana. Un evento importante che supportò questa divisione fu “la Grande Rinuncia Maschile”, ovvero quando gli uomini occidentali abbandonarono del tutto decorazioni sfarzose ed eccentriche, lasciate da quel momento in poi esclusivamente all’abbigliamento femminile. Questo evento si verificò sulla base di idee naturalistiche, secondo le quali l’uomo sarebbe un essere razionale che possiede un intelletto più elevato rispetto alla donna che invece è frivola ed emotiva. Questa divisione fu la base necessaria per ciò che avvenne successivamente nell’epoca vittoriana, dove questa distinzione fu ancora più netta.  

 

Prima del “Great Male Renunciation”
Prima del “Great Male Renunciation”
Dopo il “Great Male Renunciation”
Dopo il “Great Male Renunciation”

 

Prima del XIX secolo le donne erano solite lavorare in fabbrica aiutando mariti e fratelli. Dato che lavoravano assieme avevano tutti bisogno di un abbigliamento comodo e pratico: non c'erano dunque differenze significative. A partire dall'Ottocento la situazione mutò profondamente, creando divari sempre più ampi tra l’uomo e la donna. L’uomo aveva il compito di lavorare in fabbrica, in azienda o in ufficio, mentre la donna era considerata più portata a controllare l'ambiente domestico. Si dice che i due sessi abitavano nelle cosiddette “sfere separate”, in cui gli unici momenti d'incontro erano la colazione e la cena. I due ruoli cambiarono profondamente e acquisirono delle sfumature che poi furono rilevanti nei secoli successivi. Si creò quindi l'ideale dell'uomo forte, che aveva il compito di guadagnare per mantenere la famiglia, e la donna, che doveva stare a casa ad occuparsi dei figli. Tra le conseguenze principali di questa divisione dei ruoli ci fu il cambiamento dell'abbigliamento. Per le donne era importante esaltare i fianchi e il busto; infatti, se inizialmente indossavano abiti semplici con maniche ampie, poi si ritrovarono a indossare abiti sempre più voluminosi. Incominciarono ad utilizzare corsetti e sottogonne, sostituite poi dalla crinolina, ovvero una struttura rigida a “gabbia” che sosteneva e rendeva gonfie le gonne, che invece aumentavano in larghezza. Sul capo erano solite indossare enormi cappelli decorati con fiori di seta, nastri e piume esotiche. Dato il loro abbigliamento, risultò molto difficile per le donne muoversi liberamente, che andarono incontro a vari problemi fisici, data la mancata libertà di movimento. Per gli uomini invece era importante indossare abiti comodi, adatti per lavorare e montare a cavallo. Essi indossavano pantaloni con lunghi cappotti aderenti, oppure gilet e giacche. Le giacche erano a singolo o a doppio petto, le portavano con il fazzoletto o con il collo rivoltato. È negli anni '60 che si diffuse lo smoking, abito esclusivamente maschile. Per il capo indossavano principalmente il cappello a cilindro.

 

 

Terminata l’epoca Vittoriana, si entrò nel Novecento, che si aprì con l’invenzione di Paul Pioret, il quale liberò le donne dai corsetti tanto diffusi nel secolo precedente. Nel 1911 inaugurò la jupe culotte (la gonna pantalone) e la jupe entrevée (la gonna ripresa alle caviglie). Questo evento rappresentò un grande passo in avanti per le donne, che finalmente poterono indossare i pantaloni. Inizialmente non furono viste di buon occhio, ci vollero dei decenni prima che i pantaloni entrassero a far parte definitivamente nell’abbigliamento femminile. È anche grazie all’avvento della Prima guerra mondiale che i pantaloni divennero ben accetti anche tra le donne, determinando la moda unisex che creò una nuova femminilità, più androgina e mascolinizzata. Grazie a tutti questi progressi la moda femminile è riuscita a incontrarsi con quella maschile, ma non avvenne il contrario: infatti ancora oggi sono meno gli uomini che comprano indumenti unisex rispetto alle donne: questo perché il tentativo di femminizzare capi maschili è risultato inefficace.

 

Il primo tentativo di riportare in vita le gonne da uomo avvenne nel 1984 da parte dello stilista francese Jean Paul Gaultier. In una sua sfilata di Parigi, espose la sua collezione Men in Skirts in cui erano presenti uomini che indossavano vari tipi di gonne. Questo evento creò uno stupore generale perché le gonne da uomo non si vedevano più da decenni: questo non significa che non possano ritornare.

 

Il ritorno della gonna da uomo lasciò sicuramente tutti a bocca aperta; mentre ad alcuni questo ritorno entusiasmò, molte persone non la pensarono allo stesso modo. Molti commentarono dicendo che fosse ridicolo che un uomo indossasse una gonna (anche se per secoli si è sempre fatto) perché non era più associato ai canoni mascolini dell’epoca, perché poco virile. A giudizi del genere l’artista stesso rispose: «Indossare una gonna non significa che non sei mascolino. La mascolinità non viene dai vestiti. Viene da qualcosa dentro di te. Uomini e donne possono indossare gli stessi vestiti ed essere ancora uomini e donne». La ripresa di questa idea perdura anche al giorno d’oggi, in cui si possono notare in molte più sfilate uomini che indossano capi che venivano etichettati come “femminili”.

 

Il cambiamento ha sempre spaventato e non piace immediatamente, ma, come le piccole rivoluzioni hanno portato la donna a indossare i pantaloni, così lo stesso è possibile con la gonna per gli uomini. Alla fine i vestiti sono un mezzo attraverso il quale possiamo divertirci a giocare con i colori, a sperimentare, a capire come ci si senta a proprio agio e come no; sono un mezzo attraverso il quale abbiamo possibilità di esprimerci liberamente. Perché allora limitare questa libertà?

Ci sono stati purtroppo moltissime occasioni in cui uomini che indossavano dei capi “femminili” sono stati derisi e presi in giro. La paura è una degli elementi che trattiene di più le persone dall’esprimersi come più desiderano.

 

Si ricordi l’episodio scioccante accaduto in Spagna in cui un ragazzo, Mikel Gomez, aveva deciso di andare a scuola indossando una gonna per combattere le gender norms (i ruoli di genere). Nonostante il timore e la paura, ha comunque deciso di farsi avanti e indossare una gonna insieme a diverse amiche. Purtroppo il ragazzo non appena è arrivato in classe è stato mandato dalla psicologa della scuola per poi essere espulso. Alle sue amiche invece non è successo nulla. Vedendo questo brutto episodio il suo professore di matematica, Jose Pinas, si è fatto avanti e ha lanciato su Twitter l’hashtag #LaRopaNoTieneGenero (i vestiti non hanno genere) come gesto di solidarietà verso il proprio alunno. Jose infatti affermò: 

 

« Molti insegnanti si sono girati dall’altra parte, io invece voglio essere solidale con Mike. Nel 2021 non si può essere sospesi per un vestito. »

 

 

Al giorno d’oggi sono diventati molti i modi per indurre a delle piccole rivoluzioni che in futuro potranno dare enormi risultati. Un esempio è dato da Gonzo, personaggio del cartone animato Muppet Babies che viene vist* indossare un vestito da principessa diventando così “Gonzorella”. Per molti l’episodio è stato ritenuto inadatto a un pubblico di bambini e controverso, ma in realtà questo episodio è un grande passo avanti per la società. Nell’episodio si vede Gonzo che, alla notizia di un ballo, afferma di voler indossare un abito da principessa. Miss Piggy, altro personaggio del cartone, dice però che le ragazze si devono vestire da principesse e i ragazzi da cavalieri, lasciando Gonzo delus*. Gonzo riesce comunque ad andare al ballo con addosso un vestito da principessa, ma nessuno sa la sua vera identità. Alla fine dell’episodio Gonzo rivela di essere la principessa sconosciuta; interrogato sul perché non abbia detto chi fosse, risponde: «perché tutti voi vi aspettavate che avessi un certo aspetto. Non voglio che voi siate delusi da me, ma non voglio fare le cose in un modo solo perché sono sempre state così. Voglio essere me stess*». Dopo il discorso di Gonzo, Miss Piggy dice: «Gonzo ci dispiace. Non era molto carino da parte nostra dirti come vestirti», e in questo modo l’episodio si conclude felicemente con un grande messaggio per il pubblico. Ci possiamo dirigere in una nuova era: l’era in cui indossiamo ciò che ci piace senza badare troppo alle etichette.

 

 

Sono molte anche le celebrità che cercano di lanciare messaggi positivi riguardo all’abbigliamento, invitando le persone a non badare troppo ai giudizi stereotipati della gente e a vestirci come più ci piace. Tra queste è presente anche Harry Styles che nel novembre 2020 ha posato come modello nella rivista «Vogue», in cui ha indossato un abito blu che ha subito attirato l’attenzione di molti e numerose critiche. Per rispondere a ciò Harry ha affermato: 

 

« l’abbigliamento non è mai troppo vistoso. Non esiste una cosa del genere. [...] Se ti senti fantastico quando indossi qualcosa allora è come se stessi indossando un costume da supereroe. E ciò che è davvero emozionante per me è il fatto che il confine tra femminile e maschile sta lentamente scomparendo, una volta che togli le etichette “da uomo” o “da donna” dai vestiti, una volta che rimuovi ogni barriera allora hai molto più campo su cui giocare. A volte vado nei negozi e guardo i vestiti da donna e penso siano pazzeschi. Ogni volta che ci costruiamo attorno barriere stiamo limitando noi stessi. C’è così tanta gioia nel giocare con i vestiti. Non avevo mai pensato molto a cosa significasse, poi è semplicemente diventato un’estensione del mio creare qualcosa. »

 

 

Alla fine come ci si veste è solamente una piccola parte della propria persona. È un modo per prendersi cura di se stessi e trattarsi bene, aumentando anche la propria autostima per arrivare alla migliore versione di se stessi. Più si provano diversi stili e indumenti, più si può riuscire a capire quali siano i propri gusti e preferenze. Alla fine si tratta solamente di essere a proprio agio con se stessi ed esaltare quegli aspetti di noi che ci piacciono. Essi rappresentano un tramite per rispecchiare la propria personalità e il proprio modo di essere. Limitare questa libertà non porterà a dei vantaggi per nessuno, ma solo malcontento e disagio. È grazie ai piccoli cambiamenti del presente che si possono raggiungere grandi risultati nel futuro.

 

10 novembre 2021

 




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