Cristianesimo ed evoluzione

 

L’indiscutibile verità scientifica dell’evoluzionismo darwiniano sembra rappresentare un ostacolo per il Cristianesimo. Scienziati atei non esiterebbero a dire che essi non possono stare assieme e che il primo debba escludere necessariamente il secondo. Le cose, però, sono ben diverse. Cristianesimo ed evoluzionismo non sono per nulla incompatibili e possono essere mantenuti entrambi nella loro integralità. 

 

di Riccardo Sasso 

 

 

Il primo a dare una risposta alla domanda “si può essere credenti ed evoluzionisti?” fu Charles Darwin in persona. Lo scienziato inglese (agnostico), in una lettera indirizzata a sir John Fordyce nel 1879, così scrive: «Mi sembra assurdo dubitare che un uomo possa essere un ardente teista e altrettanto ardente evoluzionista».

 

A questo punto potrebbe sorgere una domanda: se l’evoluzione è frutto del caso, com’è possibile che l’uomo sia stato creato da Dio? La risposta è la seguente: ciò che la teologia chiama “Creazione”, ossia il porre in essere il mondo, è qualcosa di totalmente dissimile dalla creazione di oggetti e manufatti umani. Dio non ha bisogno di interferire con la meccanica della natura, perché Egli non crea allo stesso modo degli uomini. Dio sta prima dell’essere creato e i suoi “parametri” non sono i nostri.

 

L’asserire che l’evoluzione è falsa perché il mondo è stato creato da Dio, o l’asserire che l’evoluzione elimina la necessità dell’intervento creativo di Dio; equivale a umanizzare Dio, in quanto, ci si figura “l’atto creativo” come “l’atto costruttivo” dell’essere umano. Da un punto di vista teologico, noi non possiamo conoscere come Dio abbia creato il mondo. Seguendo le orme della teologia apofatica, che descrive Dio mediante ciò che non è, possiamo dire che Dio non è un “costruttore” così come lo possono essere gli uomini.

 

Oltre a ciò, Dio, essendo principio dell’essere, sta all’origine di tutto ciò che è. Dio, quindi, da un punto di vista teologico, come sostenuto dal teologo italiano Giuseppe Barzaghi, è anche principio di quello che non ha creato direttamente

 

Dio è indipendente dalle dinamiche della natura (tra cui l’evoluzione della specie) pur rimanendo principio della specie

 

Charles Darwin (1809-1882)
Charles Darwin (1809-1882)

Per le ragioni esposte nel precedente paragrafo, Dio può essere considerato principio dell’uomo anche se, scientificamente, esso si è evoluto secondo modalità meccaniche e del tutto naturali. La narrazione della creazione di Adamo contenuta nel libro della Genesi è perfettamente compatibile con le dinamiche dell’evoluzionismo: Dio non ha creato l’uomo ex nihilo ma, al contrario, l’ha posto in essere partendo dal fango, dalla terra, dalla materia non viva. Se si pensa al fatto che ciò che è vivo emerge da ciò che non lo è, il racconto biblico e la descrizione scientifica dicono esattamente la stessa cosa utilizzando parole diverse.

 

Per capire quanto affermato nelle righe precedenti, possiamo usare un’analogia con le cattedrali gotiche: se chiediamo a uno storico dell’arte la ragione per la quale la struttura delle cattedrali sia così “slanciata verso l’alto”, egli potrebbe rispondere dicendo che la ragione è il voler simboleggiare lo slancio mistico dell’uomo verso Dio. Se poniamo la stessa domanda ad un architetto, egli ci risponderebbe che le cattedrali gotiche hanno quella specifica struttura architettonica al fine di trattenere il calore verso il basso. Ha ragione lo storico dell’arte o l’architetto? Hanno ragione entrambi, essi semplicemente stanno facendo notare due differenti aspetti della stessa cosa.

 

Il teologo e scienziato che più ha contribuito a una sintesi tra il Cristianesimo e l’evoluzionismo è stato il paleoantropologo francese e sacerdote gesuita Pierre Teilhard De Chardin, il quale, in un articolo comparso sulla rivista Esprit, scrive le seguenti parole: 

 

« Cristianesimo e Evoluzione: non due visioni inconciliabili, ma due prospettive fatte per modellarsi, per completarsi a vicenda. In fondo, questa alleanza non era già iscritta da molto tempo nelle istintive invenzioni del linguaggio parlato? "Creazione", "Incarnazione", "Redenzione": queste stesse parole non richiamano, con la loro forma grammaticale, l'idea di un processo, piuttosto che quello di un gesto locale o istantaneo? »

 

Con questa considerazione, De Chardin mette in luce l’armonia che sussiste tra Cristianesimo ed evoluzione. Egli spiega come la struttura dottrinale del Cristianesimo vada a ricalcare quelle dinamiche processuali della realtà, alle quali l’evoluzione darwiniana stessa appartiene. 

 

Una volta spiegata l’accettabilità del Cristianesimo e della teoria dell’evoluzione, c’è bisogno di fare delle ulteriori precisazioni. Spesso, l’armonia tra teologia cristiane e origine biologica della specie umana viene confusa con due dottrine, ossia, il creazionismo e il disegno intelligente. Andiamo a spiegare che cosa siano queste due prospettive e quali siano le falle contenute in esse. 

 

Pierre Teilhard De Chardin (1881-1955)
Pierre Teilhard De Chardin (1881-1955)

Il creazionismo è quella dottrina, secondo la quale, non esiste un processo evolutivo. L’uomo è stato creato, nella sua forma attuale direttamente da Dio. Un sostenitore di questa teoria è il fisico italiano Antonio Zichichi. Secondo Zichichi, l’uomo non può essere il frutto di un processo evolutivo, in quanto, la teoria dell’evoluzione non trova un riscontro empirico.

 

Secondo il fisico italiano, quindi, la teoria dell’evoluzione non può essere considerata scientifica, perché non rispetta il metodo galileiano. Uno dei suoi argomenti è il seguente: poiché non è possibile prendere una scimmia e farla diventare un uomo, allora, ciò significa che l’evoluzione non è scientificamente dimostrabile.

 

La teoria creazionista di Zichichi si basa su un errore di fondo. Come osservato dal filosofo della scienza Telmo Pievani, la scimmia non è un antenato dell’uomo, al massimo, è un suo “cugino”. La scimmia e l’essere umano, in sostanza, hanno un comune progenitore. L’uomo non può essere tratto dalla scimmia non perché l’evoluzionismo sia falso, ma perché l’uomo non discende dalla scimmia.

 

Oltre a quanto detto sopra, si deve aggiungere che, volendo essere rigorosi da un punto di vista ermeneutico, il creazionismo potrebbe essere incompatibile perfino con la stessa Genesi e questo perché, come abbiamo spiegato in precedenza, il Testo sacro asserisce chiaramente che l’uomo è stato tratto dalla “terra”, la sua origine è da ricercarsi nella “materia non viva”. Perciò, la Genesi è molto più vicina alla teoria dell’evoluzione, più di quanto non lo sia al creazionismo.

 

Un’altra prospettiva che tenta di sintetizzare, in modo scorretto, il Cristianesimo con l’evoluzionismo è la teoria del disegno intelligente (Intelligent design). Questa prospettiva accetta l’idea di evoluzione, ma rifiuta l’idea di un’evoluzione dettata dalla selezione naturale, sostenendo che essa sia guidata intelligentemente dall’intervento di Dio. I sostenitori del disegno intelligente, quindi, rifiutano l’idea di un’evoluzione che proceda per prove ed errori, ma sostengono che essa sia finalizzata al successo.

 

La dottrina del disegno intelligente è diffusa soprattutto negli Stati Uniti d’America e tra i suoi sostenitori possiamo annoverare i membri del Center for Science and Culture del think tank di Seattle Discovery Institute.

 

L’idea del disegno intelligente è fallace sia da un punto di vista scientifico che da uno teologico. In primo luogo, l’errore scientifico sta nel fatto che, da Darwin in avanti, le ricerche biologiche hanno sempre confermato la casualità e meccanicità dell’evoluzione. L’evoluzione procede per tentativi falliti e riusciti. I tentativi vengono selezionati dall’ambiente e non v’è affatto l’intervento di una realtà interferente con la selezione naturale. A questo proposito, non v’è bisogno di procedere con ulteriori dimostrazioni a sostegno della selezione naturale, la biologia parla da sé. Com’ebbe a dire il compianto teologo Carlo Molari: «Tutto ciò che nella storia emerge e viene realizzato, tutto avviene attraverso le creature». Questo non perché Dio non intervenga nel mondo, come lo stesso Molari osserva: «Nell’interpretazione di chi crede in Dio tutto ciò che accade è sostenuto e alimentato da una forza più grande, ma tutto avviene sempre attraverso dinamiche che hanno una loro struttura interna» (ivi).

 

Da quanto esposto nelle righe precedenti, rifacendosi ad alcune considerazioni di Carlo Molari, emerge come la teoria del disegno intelligente sia fallace anche da un punto di vista teologico.

Al fine di chiarire la fallacia teologica del disegno intelligente dobbiamo ricorrere al pensiero del teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer. 

 

Bonhoeffer affermava che Dio non può fungere da “tappabuchi” per spiegare ciò che è estraneo alla nostra conoscenza, e questo perché, quando il sapere progredisce, Dio viene eliminato e perde la sua importanza. In una lettera del 29 maggio 1944, il teologo tedesco scriveva: 

 

Per me è nuovamente evidente che non dobbiamo attribuire a Dio il ruolo di tappabuchi nei confronti dell’incompletezza delle nostre conoscenze. Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo, non in ciò che non conosciamo. Dio vuole essere colto da noi non nelle questioni irrisolte, ma in quelle risolte …. Dio non è un tappabuchi. 

 

La scienza dimostra come l’evoluzione proceda secondo parametri del tutto naturali e, per questa ragione, sostenere che Dio intervenga in essa significa esporlo all’irrilevanza metafisica ed epistemologica. 

Dio è trascendente rispetto al mondo e, per questa ragione, non può essere utilizzato per tappare i buchi della “meccanica del mondo”, buchi che, tra l’altro, sono stati ampiamente colmati dalle ricerche scientifiche. 

 

Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)
Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)

 

Evoluzionismo e Cristianesimo, in conclusione, richiedono di essere configurati nella loro giusta sfera gnoseologica ed epistemologica: il primo concerne la sfera biologica e non incide sulla sfera metafisica e teologica, il secondo concerne la sfera metafisica e teologica e non intacca quella biologica

 

Quanto detto non è un’ammissione d’esistenza di una qualche doppia verità: la verità è variamente interpretabile, ma pur sempre una e unica. Si tratta di riconoscere che la verità è complessa e articolata. Per questa ragione, essa deve essere studiata in tutti i suoi molteplici aspetti dalle varie discipline e dalle scienze dure

 

29 aprile 2022

 




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