Lo spettro di Marx

 

Karl Marx è stato uno dei principali pensatori dell’Ottocento, tuttavia il suo pensiero ha trovato appoggio quasi esclusivamente in filosofi, scrittori, economisti, sociologi, artisti, politici ecc. di estrazione socialista. Assai raro è trovare qualche libero pensatore che si lasci ispirare dal pensiero del filosofo di Treviri senza aderire alla scuola di pensiero filosofico-politica scaturita dalla sua riflessione. Se i non-marxisti dimostrano spesso una certa riluttanza nei confronti del pensiero marxiano e difficilmente si lasciano ispirare da esso, assai più frequente è incontrare aspre critiche alla sua filosofia. Da dove proviene questa ritrosia e idiosincrasia nei confronti del pensiero di Karl Marx da parte dei non-marxisti?

 

di Riccardo Sasso

 

 

Il filosofo francese Jaques Derrida, riprendendo la celebre formula «uno spettro s’aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo» (K. Marx, F. Engels, Manifesto del partito comunista, 1848), ebbe a dire che un nuovo spettro circola per la nuova Europa, ossia, lo spettro del cadavere di Marx. Derrida osserva come il terrore dell’Europa novecentesca non fosse tanto rappresentato dal comunismo, così come nell’Ottocento, quanto piuttosto dal suo teorico, dai suoi successori e dalle analisi filosofiche, sociali ed economiche da essi elaborate. Tale concezione non è semplicemente un ironico gioco di parole, come se ne incontrano tanti nei trattati filosofici occidentali, ma rappresenta una vera e propria critica della società novecentesca mossa dal filosofo francese e, possiamo dire, valida anche oggi. La paura per lo spettro di Marx, però, oggi non è più una realtà che coinvolge la sola Europa ma bensì l’Occidente tutto.

 

Il caso filosofico di Marx è assai singolare, infatti, noi possiamo citare ed ispirarci a filosofi di ogni genere senza per questo dover aderire alla scuola filosofica scaturita dal loro pensiero: ci si può ispirare a Nietzsche e non essere nietzschiani o nichilisti, ci si può ispirare a Hegel e non essere hegeliani o idealisti. Quando ci s’ispira o si cita Marx, invece, diventa rilevante domandarsi se si è comunisti. Criticare l’economia di mercato, recuperando uno o più aspetti del pensiero filosofico di Marx, nel dibattito contemporaneo, significa essere collocati immediatamente nell’area dell’estrema-sinistra. Questo ha reso assai complesso il confronto neutro con Marx: o si è marxisti e ci si lascia trasportare dalle riflessioni filosofico-economiche marxiane, oppure si sta dall’altra parte e si deve criticare il filosofo di Treviri in ogni suo aspetto. La totale polarizzazione, a cui siamo soggetti quando ci accostiamo al pensiero di Marx, è sintomo di un vero e proprio terrore per questo pensatore. Marx è uno spettro di cui avere paura, il solo citarlo è tabù, una sorta di eresia politica, un qualcosa di proibito e pericoloso. 

 

Una volta resisi conto della “paura ancestrale” che noi occidentali abbiamo per Marx, ci si deve chiedere quale sia la causa di questo terrore: cos’ha prodotto, nell’inconscio collettivo occidentale, questa paura per lo spettro del cadavere di Marx? La risposta è molto semplice ed è stata brillantemente espressa dal filosofo britannico Mark Fisher: «è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo» (M. Fisher, Realismo capitalista, 2009). Il fatto che Marx abbia individuato le profonde contraddizioni del capitalismo, che ne avrebbero determinato il collasso, è ormai generalmente acquisito. Tuttavia, spiega Fisher, il capitalismo s’impone come l’unica alternativa possibile e respinge la possibilità di un qualsiasi modello antitetico. Il capitalismo pervade le espressioni della nostra società e della nostra vita: la fine del capitalismo, quindi, rappresenterebbe anche la fine della società prodotta da questo sistema economico e la rinuncia a un mondo in cui si è così perfettamente inseriti e integrati costituisce un ostacolo quasi insormontabile. Perfino il solo pensare ad un’alternativa comporta un grosso sforzo mentale. Marx ha dedicato tutta la sua vita a esaminare le contraddizioni del capitalismo, la sua crisi e il suo futuro crollo, perciò confrontarsi con qualcuno che mette in discussione la società e la vita che abbiamo costruito è visto quasi come un affronto, l’uomo contemporaneo che si sofferma sul pensiero marxiano si sente in lotta con la sua stessa individualità e cioè la parte più preziosa per l’occidentale nella società contemporanea e quella più complessa da osservare con sguardo critico. Karl Marx, anche qualora non si aderisca alla corrente politica nata dal suo pensiero, ci costringe a mettere in dubbio tutte le contraddizioni e i pregiudizi della nostra epoca. Più una forma mentis e uno stile di vita sono radicati e più complicato sarà modificarli, peggio ancora il provare a dubitare della loro correttezza.

 

 

Noi occidentali viviamo in una condizione di privilegio: produciamo più di quanto ci serve e consumiamo molto più di quello che ci basterebbe per vivere, siamo sempre meno abituati a faticare per ottenere qualcosa essendo tecnicamente assistiti in ogni nostro bisogno. Questo fatto ha portato il filosofo italiano Umberto Galimberti a definire gli occidentali come il popolo più tecnicamente assistito del mondo (https://www.youtube.com/watch?v=_THeAysFxyE). Il mantenere questo standard di vita porta a dover privare una parte della popolazione mondiale delle indispensabili risorse di sussistenza (si vedano, ad esempio, i paesi del Terzo Mondo). Le risorse sul nostro pianeta, come numerosi studi dimostrano, potrebbero supportare molte più persone; ciò però non avviene perché la maggior parte di queste risorse è concentrata nelle mani di pochissimi individui, i quali potrebbero condurre una vita dignitosa anche se avessero meno di quello che posseggono. Le risorse, pur essendo bastevoli per tutta la popolazione globale, non sono infinite e, per questa ragione, se qualcuno ha di più qualcun altro deve avere di meno. Una magistrale spiegazione di questo concetto, con annesse fonti, è reperibile nel video Terrore e Sovrappopolazione (https://www.youtube.com/watch?v=jfSd3GAeO9A) realizzato dallo youtuber italiano Mortebianca. Video assai interessante perché analizza, oltre al problema della distribuzione delle risorse, anche le conseguenze socio-politiche dello squilibrio distributivo.

 

Il pensiero di Marx, come visto nel precedente paragrafo, costringe a uscire dalla zona confort, obbliga a fare uno sforzo che coinvolge la totalità dell’essere umano: l’intelletto (Homo sapiens) e l’azione pratica (Homo faber). Lo spettro di Marx, per i moderni occidentali, rappresenta quel tarlo che mette il dubbio sulla società nei suoi aspetti concreti e sul modo di interfacciarsi con la realtà socio-economica. Il suo pensiero filosofico-economico, incentrato sulla praxis, stimola il lettore a mettere in discussione il suo operato individuale e collettivo. Si tratta di qualcosa di assai complicato per gli uomini di oggi: mettere in dubbio la propria vita nella sua concretezza comporta uno sforzo immane. Il problema che i contemporanei hanno con Marx è quindi questo: la riflessione critica sulla realtà effettiva, sulla reale struttura del nostro sistema sociale ed economico. 

 

I non-marxisti, in sostanza, non riescono a riflettere sull’opera di Marx proprio per l’assenza di predisposizione a modificare la loro più stretta quotidianità e perciò combattono con quel tarlo, con quello spettro che si aggira e chiede di essere ascoltato, anche da chi non si professa suo allievo. In conclusione, oggi si rende manifesto il bisogno di recuperare un filosofo e un economista che è stato ignorato per troppo tempo, un pensatore che invita a problematizzare il nostro agire nel mondo e il nostro modo di concepire la realtà sociale. Ci si deve lasciar influenzare da ciò che di buono si trova nell’opera del filosofo, così come si legge nella Prima Lettera ai Tessalonicesi (5, 21): «omnia probate, quod boum est tenere», il che significa soffermarsi a riflettere su ogni cosa e fare tesoro del buono che s’incontra.

 

23 febbraio 2022

 




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