Tra fango e lacrime ma in un eterno sole d'amore

 

La nostra esistenza è amore: è per quell'amore che abbiamo vissuto fino al momento in cui pensiamo di aver perso ogni cosa, persino la nostra vita che ritenevamo essere aggrappata alle braccia di chi ora non ha più respiro. Non c'è cosa più vera di pensare di essere legati anima e corpo alle persone, ma ciò è vero perché è l'amore che ci lega a loro.

 

 

Nella vita ci si trova spesso a dover affrontare dei momenti talmente bui che alle volte sembra che la speranza venga a mancare. Momenti difficili nei quali la terra sembra non essere più sotto i nostri piedi e ogni nostra piccola certezza pare svanire in un soffio; ci sentiamo soli nell'immensità dell'universo, abbandonati, privi di un faro che illumini il nostro cammino, e a volte, in questo deserto di dolore, ci vediamo deturpati, mancanti, nudi, senza quella forma, che quel qualcuno o qualcosa, che non abbiamo più, contribuiva a darci.

 

Bisogna però ricordare questo: sebbene non percepiamo più ciò che abbiamo perso, esso continuerà a esistere. Sapere ciò può essere di conforto, però non sempre aiuta: le ferite dell'anima a volte sono maggiori di quelle corporee, e come esse alcune guariscono, altre no. Tragedie accadono a chiunque e ognuno di noi “ha la propria croce”. Pur essendoci tragedie più grandi di altre, tutte, a loro modo, fanno soffrire.

 

E allora come si riesce a rialzarsi? È ancora possibile?

 

Purtroppo una risposta a questa domanda è difficile da formulare, dal momento che diverse variabili entrano in gioco. Ma forse la domanda più consona in tale circostanza è chiedersi perché dovrebbe essere bene continuare ad andare avanti dal momento che non vediamo più una direzione, e ci sembra che non ci sia più motivo di proseguire nel nostro cammino.

 

La risposta potrebbe risiedere in una delle più grandi verità che Leopardi abbia mai affermato:

 

 

« Io non ho mai sentito tanto di vivere quanto amando, benché tutto il resto del mondo fosse per me come morto. L'amore è la vita e il principio vivificante della natura, come l'odio il principio distruggente e mortale. Le cose son fatte per amarsi scambievolmente, e la vita nasce da questo. »  (Zibaldone, 59, 1.2.3) 

 

La nostra esistenza è amore: è per quell'amore che abbiamo vissuto fino al momento in cui pensiamo di aver perso ogni cosa, persino la nostra vita che ritenevamo essere aggrappata alle braccia di chi ora non ha più respiro. Non c'è cosa più vera di pensare di essere legati anima e corpo alle persone, ma ciò è vero perché è l'amore che ci lega a loro. E se rifiutassimo di continuare a vivere, di continuare a lottare, rinnegheremmo quella scintilla d'amore che è la medesima che ci permette di affermare: “Io sono in Te”. Smettere di combattere, arrendersi, perdere la speranza di potersi rialzare e superare gli ostacoli che ci si pongono innanzi, equivarrebbe a disconoscersi, e quindi in un certo senso a rifiutare tutto ciò che di bello ci ha preceduto. L'uomo ha vissuto e vive tutt'ora dolori che solo i grandi poeti hanno saputo e sanno descrivere. Ha un potenziale indefinito, ma allo stesso tempo è intimamente vulnerabile.

 

Martha Medeiros, in una poesia che era stata attribuita a Pablo Neruda, scrive che «vivere richiede uno sforzo ben superiore al semplice fatto di respirare», e chi potrebbe non essere d'accordo con questa affermazione? Chi non ha mai sofferto? Nessuno può dire che vivere sia facile, poiché nessuna ricerca ci viene regalata. C'è chi si trova a dover abbandonare la sua famiglia per guadagnarsi un pezzo di pane; c'è chi uccide per vivere; c'è chi perde i cari, gli amici, la propria patria; c'è chi smette di vivere per sopravvivere; ma in tutta questa devastazione l'amore non ci abbandona.

 

 

 

 

A Francesca e Paolo, Dante pone una domanda talmente semplice da essere appunto universale:

 

 

« Francesca, i tuoi martiri

   a lacrimar mi fanno tristo e pio.

   Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri,

   a che e come concedette Amore

   che conosceste i dubbiosi disiri? »   (Commedia, Inferno, canto V, vv. 116-120)

 

Tutti noi abbiamo bisogno di imparare ad amare, perché è ciò che ci rappresenta, ma non essendo cosa semplice ed immediata, per tutta la vita impariamo a farlo. Ad ogni angolo del nostro cammino possiamo incontrare delle difficoltà, ma è per quell'amore che dobbiamo avere la volontà di andare avanti. E se un giorno ci si riesce a risollevare, nei propri occhi quel dolore rimarrà, ma si troverà la forza di sorridere di nuovo a quell'amore e per quell'amore che davvero ci rende vivi.

 

2 agosto 2018

 




  • Canale Telegram: t.me/gazzettafilosofica