La forma dell'acqua

 

La forma dell’acqua è un recente capolavoro cinematografico e insegna il significato dell’Amore attraverso il ricorso alla metafora dell’acqua che scandisce l’intero tempo della narrazione.

 

 

La forma dell’acqua è un capolavoro cinematografico che racconta la forza sublime e assoluta dell’Amore, quello vero e profondo che consente la piena conoscenza dell’Altro.

Vincitore di quattro premi Oscar e del Leone d’oro alla 74 ͣ Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, La forma dell’acqua  è uscito nel 2017 ed è stato diretto dal messicano Guillermo del Toro. Tra gli attori principali si riconosce la presenza di Sally Hawking, interprete della protagonista Elisa Esposito, di Richard Jenkins, che recita la parte di  Giles e Doug Jones, l’uomo anfibio.

Il film è ambientato a Baltimora nel 1962, periodo della Guerra Fredda. La protagonista Elisa è affetta da mutismo e lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio nel quale si effettuano esperimenti atti a contrastare la potenza sovietica. Elisa rappresenta un’emarginata dalla società; l’unica amicizia che intrattiene è con l’inquilino Giles, anche lui un inetto privo di riconoscimento e di apprezzamento per le sue capacità artistiche.

Un giorno, al laboratorio, viene condotto una sorta di uomo-anfibio proveniente dall’Amazzonia, con lo scopo di studiarlo e analizzarne le caratteristiche. Elisa rimane profondamente attratta da tale “mostro” e decide di approfondirne la conoscenza, visitandolo segretamente. Scopre, così, che si tratta di un essere intelligente, in grado di comprendere la lingua dei segni da lei utilizzata per comunicare. Elisa riconosce nel mostro una persona, un essere umano, bisognoso, anche lui, di affetto e aiuto. Il trattamento a lui riservato nel laboratorio, infatti, è caratterizzato da violenza e dal non riconoscimento dell’Altro come possessore di valori empatici ed emotivi. Si assiste a un capovolgimento dei ruoli dei personaggi: la creatura quasi “mostruosa” appare più umana del colonnello che conduce i violenti esperimenti sull’anfibio.

 

Il film si gioca su una fitta rete di relazioni e sul significato che esse assumono. Si riconosce il legame d’amicizia fra Elisa e Giles, ma anche tra la protagonista e Zelda, collega di lavoro, assieme  alla relazione amorosa e all’emblema dell’uomo privo di legami, il colonnello Strickland. Quest’ultimo, pur avendo costruito una famiglia, non è in grado di riconoscersi in quel sublime principio della reciprocità, che consente di realizzare quello scambio di “amorosi sensi” con l’Altro, con quella persona con cui si è deciso di condividere (partecipare insieme a) pensieri, idee e contenuti emozionali della propria anima. Poiché la relazione è una sorta di specchio nel quale ci si può riflettere, nella totale mancanza di questo “strumento” (se tale lo si può definire), non resta che abbandonarsi al fluire incessante degli eventi e delle contingenze, lasciandosi sopraffare da ciò che si pone inevitabilmente come estraneo al e giungendo a un annullamento, quasi annientamento, del proprio Essere. Diverse sono le scene in cui appare il disagio esistenziale del colonnello, a partire dalla profonda metafora rappresentata dal dito staccatogli dalla creatura durante uno degli esperimenti.  Strickland prende progressivamente consapevolezza della distruzione lenta ma continua della fortezza di sabbia che si è costruito per sopravvivere.

Diametralmente opposto l’atteggiamento di Elisa, che riconosce nella creatura marina quella solitudine da lei stessa vissuta. Si instaura una profonda relazione, priva di parole pronunciate, ma fondata sul linguaggio del corpo, dei segni e degli sguardi che, più di ogni altro elemento, rivelano con franchezza e sincerità il proprio pensiero

 

 

La relazione tra Elisa e la creatura diventa l’emblema di quell’Amore assoluto, che abbraccia la totalità dell’Altro, riconoscendolo nelle sue debolezze, nella sua libertà e, in ultima analisi, in quegli aspetti che dimorano nella sfera della sua interiorità.  L’Amore permette di domare il proprio destino e di allargare gli orizzonti, attraverso la fusione di due Anime. Come Bauman asserisce in Amore liquido: 

 

« Amare significa offrirsi […] alla più sublime di tutte le condizioni umane, una condizione in cui paura e gioia si fondono in una miscela che non permette più ai suoi ingredienti di scindersi. E offrirsi a quel destino significa, in ultima analisi, l’accettazione della libertà nell’essere: quella libertà che è incarnata nell’Altro, il compagno in amore. » Più avanti l’autore continua: « l’Eros è una relazione con l’alterità, con il mistero, vale a dire con il futuro, con ciò che è assente dal mondo che contiene ogni cosa che c’è… »

 

L’apogeo della tensione amorosa fra i due personaggi si palesa nella scena finale del film, in cui i due amanti si stringono in un abbraccio, fondendo i loro corpi nell’acqua. A tale scena si può attribuire la frase che Giles pronuncia nel film: « incapace di percepire la forma di Te, ti trovo tutto intorno a me. La tua presenza mi riempie gli occhi del tuo amore, umilia il mio cuore perché tu sei ovunque ». Ecco, così, spiegata la massiccia presenza dell’elemento acqua nel film. L’acqua assume la forma del contenitore in cui si trova, ma, al contempo, è in grado di distruggerlo se esercita una pressione maggiore delle pareti che la costringono in uno spazio chiuso. L’Amore, quando raggiunge il grado più elevato della sua potenza, elimina quella dualità degli esseri, compiendo un moto dialettico volto all’abbraccio della totalità e dell’assolutezza. L’Amore, dunque, è Libertà, è conoscenza profonda, è Verità, è l’essere una presenza costante nella vita dell’Altro: è forma e contenuto della relazione, forma che, come l’acqua, tende verso l’infinito, annullandosi ma, allo stesso tempo, determinandosi.

 

18 aprile 2018