Il cammino per rendere il mondo un posto migliore parte da noi

 

Abbiamo un’influenza su tutto ciò che ci circonda, che siano oggetti, persone o animali: così, più saranno i nostri miglioramenti, più grande sarà la differenza tra ciò che eravamo e ciò che saremo diventati; e più grande sarà l’impatto che noi avremo sul mondo e il beneficio che il pianeta ne trarrà.

 

di Steven Drmać

 

C.D. Friedrich, "Viandante sul mare di nebbia" (1818)
C.D. Friedrich, "Viandante sul mare di nebbia" (1818)

 

Oggigiorno tutti percepiamo di vivere in una società concitata, dove gli avvenimenti si succedono caoticamente e la maggior parte di ciò che accade ci è, in fondo, estraneo. Molti direbbero che siamo partecipi di una società corrotta e malata che occulta il più degli eventi alle persone comuni, e dove la sofferenza di tanta gente fa da padrona. Allora, se è davvero così, come viene descritta la situazione, come possiamo “curare” la società malata in cui viviamo? 

M. Buber
M. Buber

Credo che la risposta possa essere questa: partendo prima di tutto dalla propria persona e dalla ricerca interiore. Per ogni essere umano è importante cimentarsi in un'analisi costante di se stessi per provare a conoscersi sempre meglio, al fine di dare un senso e un valore alla propria esistenza. Quando questo accade, quando cerchiamo di conoscerci meglio, ci si rende conto di una cosa: del fatto che – rifacendoci alle parole del testo Il cammino dell’Uomo di Martin Buber – «con ogni uomo viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di primo e unico».

Ognuno di noi arriva su questo pianeta con un qualcosa che potrà lasciare in eredità a questo mondo, e ognuno di noi ha un cammino diverso da tutte le persone che sono esistite e che esisteranno in futuro. La parola “diverso” non deve creare fraintendimenti che portano a pensare che ci sia un primato di un cammino su un altro: infatti con quel termine si intende che il cammino di ogni persona è estremamente importante proprio perché ognuno lascia impronte diverse da ogni altro essere, che non si sovrappongono a quelle di nessuno, che non creano nessun tipo di superiorità, perché la totalità, per essere tale, ha bisogno di ogni suo singolo particolare.

 

Nel testo I mille giardini di Italo Calvino troviamo scritto: «Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi». A ogni passo che compiamo alla scoperta di noi stessi qualcosa in noi cambia necessariamente, perché ogni piccolo progresso ci porta ad avere una maggiore consapevolezza che ci insegna a capire che non è la meta soltanto che ci rende migliori, ma il viaggio. Il viaggio verso la meta conta davvero: cambia la nostra persona, ci fa crescere, influendo anche sul mondo che ci circonda. Non può essere altrimenti: facciamo parte di questo mondo e se miglioriamo significa che una parte di esso è diventata migliore. Abbiamo un’influenza su tutto ciò che ci circonda – che siano oggetti, persone o animali – e più saranno i nostri miglioramenti, più grande sarà la differenza tra ciò che eravamo e ciò che saremo diventati; più grande sarà l’impatto che noi avremo sul mondo e il beneficio che il pianeta ne trarrà. Quando si ripercorre tutta la strada che si è fatta per raggiungere un’approfondita conoscenza di sé, si pensa a tutte le gioie dei piccoli traguardi che ci hanno fatto avanzare  e si pensa anche a tutte le sofferenze, a tutti gli ostacoli che si sono dovuti fronteggiare, alle paure e ai fallimenti che ci hanno messo in ginocchio ma a cui abbiamo saputo resistere senza mai mollare, perché abbiamo imparato che «chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia», come scrive Paulo Coelho nel suo lavoro Aleph.

 

Moltissime persone si lamentano della condizione attuale della loro vita e di ciò che li circonda, ma, a parte lamentarsi, non hanno mai fatto veramente niente di importante per cambiare questa condizione; non hanno creduto nei loro mezzi, non si sono presi la responsabilità di affrontare un viaggio pieno di insidie, che però li avrebbe portati a migliorare loro stessi e migliorare ciò su cui hanno un’influenza; hanno preferito nascondersi dietro alle loro paure, hanno preferito nascondersi nella comodità di una vita sicura, di cui però non sono soddisfatti; e ciò fa perdere loro la misura del valore della propria persona e del proprio tempo.

Non sono le parole che fanno di noi esseri migliori: ciò che ci rende migliori è dimostrare attraverso le azioni la conoscenza che noi abbiamo acquisito nella nostra ricerca interiore. Per ricerca interiore e conoscenza di sé non è da intendersi una questione meramente mentale, bensì una ricerca che si ripercuota nelle azioni di ogni giorno; un lavoro su se stessi che permetta di migliorare nella vita di tutti i giorni, in ciò che noi facciamo del nostro tempo. Una conoscenza non si può che dire tale quando trova un riscontro teorico e pratico assieme. Dunque «anche se non ce ne rendiamo conto, anche se non ci pensiamo, anche se ci sentiamo dentro ad una routine, a dei riti che si ripetono in maniera noiosa, nella realtà ogni attimo è diverso. Quello che te lo fa vivere uguale agli altri, quello che ti fa annoiare è il tuo modo di reagire a quell’attimo, ma di per sé ogni volta è diverso». Così Ligabue risponde in un’intervista ad una domanda riguardo ad un suo brano. L’autore sottolinea come bisogna assolutamente evitare di cadere nella banalità, come è necessario reinventarsi sempre per non ricadere nella noia; non si devono mai sprecare i nostri attimi perché sono preziosi: è attraverso ogni singola azione, ogni singolo momenti che noi costruiamo il nostro futuro, ma dobbiamo essere concentrati appieno sul momento e dare il meglio adesso, nel presente, perché è l’unico momento in cui noi abbiamo potere di agire.

Orazio
Orazio

 

Non possiamo agire nel passato e nemmeno nel futuro, il nostro unico campo d’azione è il presente. Orazio nelle sue Odi è riuscito in maniera squisita a far passare questo concetto:

 

« Dum loquimur, fugerit inuida aetas. Carpe diem, quam minimum credula postero. »

 

Parliamo, e intanto fugge l’astioso tempo. Afferra l’attimo, credi al domani quanto meno puoi. Dobbiamo prenderci la responsabilità di fare del nostro meglio in ogni attimo della nostra esistenza affinché sia possibile migliorare noi stessi e di conseguenza il mondo.

 

28 gennaio 2018