Una spia nel mercato del lavoro

 

Essere presente al Salone del lavoro e della creatività è una esperienza fondamentalmente rivelatoria.

 

di Michele Ragno

 

 

Essere presente al Salone del lavoro e della creatività a X (città non menzionata per evitare denunce, querele, minacce; anche se vi basterebbe una veloce ricerca internet per capire dove io sia) è una esperienza fondamentalmente rivelatoria.

 

Preso dalla curiosità di verificare se l’evento potesse essere una svolta decisiva all’interno della situazione socio-economica locale, mi sono presentato semplicemente, senza fare alcun colloquio, per osservare. Ovviamente sono rimasto sin da subito deluso nelle mie aspettative. 

I saloni del lavoro inquietano, perché stand che di solito offrono prodotti specifici (fiera dell'informatica, fiera dell'agricoltura con prodotti come PC, trattori e così via) si trasformano nel luogo del mercato umano, nel quale l'oggetto in vendita è l'uomo stesso e la sua forza-lavoro, spesso accettando di essere sottopagato. Mi sono infatti imbattuto in fiumi di gente in fila per fare un colloquio in un minuscolo stand, su minuscole scrivanie (che difficilmente hanno spazio per ospitare il logo aziendale) ad altezza gnomica. Una scena imbarazzante.

 

Giovani e meno giovani con i curriculum in mano ad aspettare anche ore di fila, tesi, pronti a dare la migliore impressione possibile: giacca, camicia e persino cravatta, gonne, tailleur. Tutto questo per nulla. Senza andare sulle lunghe, ciò che disturba è vedere tanta speranza, ambizione di miei giovani connazionali, presi in giro da questa grande buffonata. Adesso vi spiego perché. Questo evento rappresenta il mercato del lavoro italiano: inesistente e rivolto solo agli interessi delle grandi aziende sfruttatrici e mai dei lavoratori. Il sostegno (mai disinteressato) dell’università locale e di varie aziende, che hanno offerto la presenza di alcuni loro dipendenti per fingere di star facendo un vero colloquio è tutto rivolto alla pubblicità che esse ricevono da quest’evento. Volete sapere cosa offrono in cambio? Lavoro? Assolutamente no. L’illusione di lavoro. L’unica possibilità abbordabile è il solito “porta-a-porta” (che sfrutta te e ti induce a manipolare i tuoi clienti per qualche spicciolo), che il ragazzo super-professionale delle risorse umane ti offre con una veemente supercazzola come se fosse il lavoro della tua vita («noi siamo in partnership con aziende come Juventus, Lavazza, Nike». Strano per un’agenzia che si occupa di montaggio di impianti idraulici…).

 

Le uniche persone che hanno veramente ricavato una occasione lavorativa da questo evento sono i soliti parcheggiatori abusivi pronti a rigarti la macchina se non stai alle implicite regole della mafia.

 

Addio Salone, spero di non incrociarti mai più!

 

20 maggio 2018