La moda, oltre l'apparenza

 

Spesso, gli aspetti più profondi della nostra realtà sono i più difficili da scorgere in modo perspicuo. Talvolta, questi stessi aspetti sono nascosti dall’abitudine, dalla semplicità e dalla quotidianità. Uno di questi aspetti è, certamente, la moda. La banalizzazione che ha subito questo tema, però, non impedisce di affrontarlo sotto una luce differente, tentando di far emergere la profondità che si cela in essa. 

 

 

Uno dei più fortunati scritti incentrati su questa tematica è certamente La moda di Georg Simmel. In quest’opera, pubblicata nel 1911, l’autore analizza pazientemente tutto l’impianto filosofico-sociologico che soggiace alla moda, dalla sua esistenza, alle sue caratteristiche peculiari.

 

Georg Simmel
Georg Simmel

 

La storia della società si muove su continue aggregazioni e successive separazioni di gruppi più o meno numerosi, dei quali il singolo individuo fa parte. Ci sono quindi due movimenti contrastanti che lottano e si contendono la posizione di ogni soggetto all’interno dell’impianto sociale: uno è una tendenza alla fusione con il nostro gruppo di appartenenza, mentre l’altro è l’allontanamento volontario dal gruppo stesso. Il primo movimento tenta di placare la sete di sicurezza dell’individuo, la quale può essere soddisfatta dall’imitazione del singolo verso il proprio gruppo di appartenenza. L’essere nel gruppo – l’essere come il gruppo – è una continua rassicurazione di appoggio sociale. Il secondo movimento è invece interessato a soddisfare il nostro desiderio di singolarità, che ci permette di differenziarci individualmente e di esprimere tutto il nostro potenziale individuale, in qualsiasi tipo di ambito (artistico, sociale, politico…).

 

 

È in questa situazione di dualismo inconciliabile che la moda interviene, dimostrando la sua spiccata dote di stabilire un compromesso tra queste due forze di unione e repulsione. La moda, infatti, è imitazione di un modello prestabilito e, pertanto, appaga il nostro bisogno di appoggio sociale e di sicurezza. Essa rende ogni uomo un appartenente a un grande gruppo sociale. La moda, nonostante ciò, è inoltre capace di soddisfare il nostro desiderio di singolarità, rendendoci distinguibili da un altro gruppo o dal nostro stesso gruppo. Questa capacità è dovuta all’ampia libertà di movimento di cui l’individuo dispone; quest’ultimo può in ogni momento “particolarizzare” per sé la moda del gruppo. Essa è, quindi, la via che permette al singolo di sentirsi a proprio agio in quanto appartenente a un gruppo e, contemporaneamente, distinguibile dallo stesso

 

La moda può anche possedere una connotazione come “moda di classe”: la moda della classe superiore risulta chiaramente differente da quella della classe inferiore. Essa è, infatti, da un lato coesione con il gruppo sociale al quale ogni individuo appartiene e, dall’altro, chiusura dello stesso gruppo nei confronti degli altri, a maggior ragione se di grado sociale inferiore. Questi ultimi, aspirando ad elevarsi socialmente, tenderanno all’imitazione dei costumi delle classi superiori, essendo questi esteriori e, quindi, sensibilmente visibili. La moda, inoltre, in quanto basata sul denaro, diviene per le classi inferiori un veloce metodo di imitazione, poiché chiunque può possedere del denaro.

 

 

Semplificando, si potrebbe sostenere che la “vera moda” appartiene solo alle classi sociali superiori. Permette una coesione interna e una differenziazione esterna. Le classi sociali superiori cambiano i propri costumi nel momento in cui questi ultimi sono raggiunti dalle classi sociali inferiori, per affermare la loro superiorità. Quando la moda è diffusa a tutti, essa cessa di essere moda. La sua tendenza innata alla crescita e all’espansione la porta, inevitabilmente, alla sua stessa estinzione

 

Con la rapida crescita dell’economia monetaria, la morte della moda si è esponenzialmente accelerata. Il nostro ritmo di vita richiede tempi sempre più brevi e differenziati. Da qui, altre due caratteristiche della nostra moda: la novità e la caducità. Le mode svaniscono con la stessa rapidità con cui si sono affermate e al pubblico vengono proposte mode sempre più effimere. Questa rapidità viene coniugata con un utilitaristico risparmio delle forze, ed è per questo che spesso vengono riproposte forme di moda passata, il famoso vintage.

 

Tutto è riconducibile alla moda, anche l’astenersi ad essa o il vestirsi intenzionalmente fuori moda. Il soggetto “fuori moda” non fa altro che imitare la moda stessa, ma “con segno negativo”. Dunque, opporsi alla moda è, in fondo, obbedirle.

 

In quanto fenomeno di massa, inoltre, la moda possiede il potere di annullare qualsiasi vergogna. Sono infatti riscontrabili mode che permettono agli individui di avere un’assenza di pudore che, se presi isolatamente, non avrebbero. È il movimento di massa che dona all’individuo quella sicurezza tale da permettergli di indossare e/o avere atteggiamenti di cui, singolarmente, si vergognerebbe profondamente. Questo fenomeno è simile al senso di responsabilità che sfuma in qualsiasi azione di massa, dove appunto la responsabilità individuale viene annullata in favore di una meno rigida responsabilità della massa.

 

La città rappresenta l’emblema della moda, con la quale condivide la stessa rapidità e mutevolezza. Questa caducità della moda permette al pubblico di avere un repertorio di capi a basso costo, i quali possono essere facilmente acquistati anche dalle classi inferiori. Così facendo si innesca un circolo infinito:

 

« quanto più rapidamente cambia la moda, tanto più gli oggetti devono diventare economici, e quanto più gli oggetti diventano economici, tanto più invitano i consumatori e costringono i produttori ad un rapido cambiamento della moda » (G. Simmel, La moda, SE, p. 54). 

 

Come è dunque facilmente riscontrabile, anche una tematica così apparentemente leggera e inconsistente come la moda può nascondere profondi significati e ci permette di descrivere, sotto un punto di vista particolarmente peculiare, la società a noi contemporanea.

 

23 ottobre 2019