Una riflessione su 'Il più antico programma di sistema dell'idealismo tedesco'

 

L’idea della bellezza è percepibile attraverso i sensi e in questo modo instaura una relazione più stretta con l’essere umano. L’arte diventa il luogo in cui si cercano di superare le contraddizioni dei sistemi filosofici: la contrapposizione tra io e non-io, fenomeno e noumeno, materiale e spirituale.

 

Sebastian Pether, "Pescatori notturni" (1820)
Sebastian Pether, "Pescatori notturni" (1820)

 

In questo articolo cercherò di esporre e chiarire alcuni degli elementi fondamentali del Più antico programma di sistema dell’idealismo tedesco. Svilupperò lo scritto prendendo in esame tre aspetti: la bellezza come idea unificatrice, l’estetizzazione della ragione e la nuova mitologia della ragione. Non mi limiterò ad elencare questi tre concetti, ma cercherò di analizzarli seguendo il commento scritto da Leonardo Amoroso nell'edizione ETS. 

 

All’inizio del quarto paragrafo del Più antico programma viene introdotta l’idea di bellezza, viene poi immediatamente precisato il senso della parola: «prendendo la parola nell’elevato senso platonico». Il significato di questo termine deve rifarsi alla concezione platonica della bellezza; come spiega Leonardo Amoroso nel commento, la bellezza è l’unica idea che si manifesta nel mondo sensibile. In Platone, la bellezza, al contrario delle altre idee, mostra la propria perfezione nel mondo empirico, dà la possibilità all’individuo di percepire sensibilmente l’idea. La superiorità della bellezza sta dunque nel suo modo di manifestarsi sensibilmente. La bellezza si distingue da tutte le altre idee della ragione perché è l’unica che può essere esperita sensibilmente.

 

Oltre all’influenza esercitata da Platone, Amoroso sottolinea il peso che la filosofia estetica kantiana ha avuto nella scrittura del Programma di sistema. Nella Critica della capacità di giudizio la bellezza della natura viene vista come il segno dell’accordo tra la natura e il sentimento morale umano. «Ma siccome anche interessa la ragione che le idee […] abbiano qualche realtà oggettiva, che la natura mostri almeno qualche traccia, dia qualche cenno di contenere in sé qualche fondamento […]; la ragione dovrà prendere interesse per ogni manifestazione della natura che esprima un simile accordo; e per conseguenza l’animo non può riflettere sulla bellezza della natura, senza trovarvisi nello stesso interessato». (I. Kant, Critica della capacità di giudizio). La ragione trova nella bellezza naturale la manifestazione oggettiva delle idee. 

 

Come afferma Amoroso, l’affinità tra Kant e Platone è evidente: entrambi «affidano all’esperienza estetica un imprescindibile compito di mediazione». L’esperienza estetica rende l’idea esperibile, soddisfa un bisogno fondamentale dell’essere umano: percepire l’idea. La componente sensitiva è una parte essenziale dell’essere umano, la bellezza soddisfa questa necessità. La bellezza dà una nuova dimensione alle idee, che altrimenti rimarrebbero solamente astratte. L’arte e la bellezza naturale diventano fondamentali per avvicinarsi all’idea, l’esperienza della bellezza come il punto di accesso esclusivo al mondo delle idee. Come ci ricorda Kant nel paragrafo 49 della Critica della capacità di giudizio, l’esperienza estetica va oltre il concetto: l’opera dell’artista rappresenta qualcosa che non può essere esplicitato concettualmente.

 

Dopo aver tentato di spiegare la concezione di bellezza presentata nel Programma di sistema, rimane da capire il ruolo unificatore di questa idea. Nei primi tre paragrafi dell’opera vengono presentate alcune idee: assoluta libertà dell’io, mondo morale, immortalità, divinità. Queste idee rimangono però astratte, c’è bisogno di un’idea che le unifichi. Le idee presentate nei primi tre paragrafi si rifanno al pensiero filosofico di Kant e Fichte. La prima idea che viene esposta ha come proprio fondamento la dialettica fichtiana tra io e non-io: l’io cerca di affermare l’ideale della propria libertà in modo assoluto ma si scontra con il non-io. Le altre tre idee che vengono presentate (mondo morale, divinità, immortalità) sono di origine kantiana. Come ci ricorda Amoroso, Kant afferma l’impossibilità di conoscere queste idee: «le idee della ragione […] esprimono sì istanze profonde e irrinunciabili della mente umana, ma non possono dar luogo ad alcuna conoscenza, perché trascendono ogni esperienza possibile».

 

L’idea della bellezza è in grado di unificare tutte le idee perché permette di superare la separazione tra idea e sensibilità, tra divinità e natura. La bellezza può unificare la scissione tra ideale e reale che si viene a creare nella filosofia trascendentale. L’esperienza estetica permette di superare le contraddizioni di Fichte e Kant. Da una parte viene oltrepassato il conflitto tra io e non-io, dall’altra parte le idee della ragione non sono più solamente regolative. L’idea della bellezza è percepibile attraverso i sensi e in questo modo instaura una relazione più stretta con l’essere umano. L’arte diventa il luogo in cui si cercano di superare le contraddizioni dei sistemi filosofici: la contrapposizione tra io e non-io, fenomeno e noumeno, materiale e spirituale.

 

Il secondo elemento fondamentale che prendo in esame è il concetto di estetizzazione della ragione. Questa espressione viene usata da Amoroso per spiegare la complicata relazione tra estetica e ragione presente nel Programma di sistema. Come abbiamo visto precedentemente, la bellezza è l’idea unificatrice che supera la separazione tra ideale e reale. Nell’idea di bellezza troviamo due elementi che sembrano incompatibili: da una parte la razionalità dell’idea, dall’altra parte la sensibilità della bellezza estetica. L’espressione ‘estetizzazione della ragione’ cerca di dire questa difficile unificazione. «L’atto supremo della ragione, quello col quale essa abbraccia tutte le idee, è un atto estetico e che verità e bontà sono affratellate solo nella bellezza» (Il più antico programma di sistema dell’idealismo tedesco, § 4). 

 

Dopo aver esposto in modo generale il secondo elemento fondamentale dell’opera, proverò ad esporre le difficoltà che questa espressione implica. Come ci ricorda Amoroso, inizialmente la disciplina dell’estetica era «una scienza della sensibilità, subordinata alla logica». L’estetica nasce come disciplina dipendente dalla logica. L’estetica si occupa della sensibilità, mentre la ragione indaga le strutture del pensiero e dei concetti. Il Programma di sistema non si limita ad andare contro questa subordinazione dell’estetica, ma afferma la superiorità dell’atto estetico. La ragione deve essere estetica se vuole superare le proprie contraddizioni. Il Programma di sistema è una critica alla definizione di estetica data da Baumgarten, il ruolo dell’estetica viene rovesciato: da subordinata della ragione ad atto supremo di quest’ultima.

 

La nuova concezione di ragione estetica viene esemplificata dalla nuova figura del filosofo. «Il filosofo deve possedere altrettanta forza estetica quanta il poeta» (Il più antico programma di sistema dell’idealismo tedesco, § 4). Gli autori vanno contro la filosofia che non «va oltre le tabelle e gli elenchi» (ivi), la filosofia non deve essere una disciplina sterile, al contrario deve fondarsi sul senso estetico. La separazione tra filosofia ed estetica rende la riflessione filosofica inefficace. Amoroso ci ricorda che l’indispensabilità del lato estetico della ragione è una riflessione debitrice del pensiero kantiano. Per Kant lo spirito «è il principio vivificante dell’animo» (I. Kant, Critica della capacità di giudizio). Lo spirito prepara l’essere umano ad accogliere le idee estetiche, dà la possibilità all’esperienza estetica di sollevare questioni che i concetti non pongono. La filosofia deve essere estetica perché altrimenti perde le potenzialità del lato sensibile. Il Programma di sistema evidenzia quanto l’esperienza estetica sia importante dal punto di vista razionale. Le idee estetiche pongono delle questioni a cui la ragione non può rispondere: trascurare l’estetica significa tralasciare queste domande. 

 

L’estetizzazione della ragione è un punto essenziale dell’opera perché attua un cambio di prospettiva fondamentale. La ragione viene vista da una nuova angolazione: la sensibilità diventa una parte indispensabile dell’esperienza umana. L’esperienza estetica viene elevata a modalità di conoscenza privilegiata. In questo nuovo punto di vista, la figura del filosofo e dell’artista sono entrambe indispensabili; si potrebbe addirittura affermare che il filosofo deve ora subordinarsi alle creazioni dell’artista. Le opere d’arte, come abbiamo visto, sono l’unica possibilità di percepire l’idea. La ragione deve diventare estetica se vuole ottenere quello che promette. Andando oltre alla lettera del testo, si potrebbe dire che tutti gli esseri umani devono subordinarsi all’opera dell’artista. Se l’essere umano tende naturalmente all’idea, allora l’unico modo di soddisfare, seppur parzialmente, questo bisogno è quello di affidarsi all’abilità dell’artista. Forse è proprio in questo senso che nel quinto paragrafo si auspica un ritorno alla supremazia della poesia. La poesia come «maestra dell’umanità», una forma d’arte che soddisfa tutti i bisogni dell’essere umano e che rende inutili tutte le altre discipline che mirano alla conoscenza: «non ci saranno più né filosofia né storia, l’arte poetica soltanto sopravviverà a tutte le altre arti e scienze»

 

Il terzo e ultimo aspetto che prendo in esame è il concetto di mitologia della ragione. Prima di tentare un’analisi di questa complessa espressione, sarà utile accennare alcune formulazioni che hanno influenzato la mitologia della ragione del Programma di sistema. Amoroso ci ricorda che il concetto di nuova mitologia era una questione già affrontata al tempo della scrittura dell’opera: «la rivalutazione del mito contro l’astrattezza della ragione illuministica è comunque un tema diffuso nella cultura del tempo». Un esempio che viene portato da Amoroso è il Dialogo sulla poesia di Schlegel. In questo testo il filosofo tedesco auspica la creazione di una mitologia basata sull’idealismo che possa fornire una base d’appoggio alla poesia moderna. L’idea di una nuova mitologia non è veramente inedita, ma questo non inficia l’originalità della proposta del Programma di sistema.

 

Theophile Steinlen, "Gatto al chiaro di luna" (1900)
Theophile Steinlen, "Gatto al chiaro di luna" (1900)

 

Nel settimo paragrafo del Programma di sistema viene introdotto un nuovo concetto: «una nuova mitologia». La mitologia che viene descritta deve avere come proprio scopo quello di rendere le idee interessanti per il popolo. «Questa mitologia deve stare al servizio delle idee, deve diventare una mitologia della ragione». In questa ultima citazione ritroviamo il collegamento tra ragione ed esperienza artistica: il ruolo che ha la mitologia può essere equiparato a quello dell’arte. L’unica differenza tra la mitologia e l’arte è la scala su cui esercitano la propria influenza. La mitologia della ragione ha come scopo precipuo quello di influenzare il popolo, dove questa influenza consiste nel rendere più attraenti le idee. La mitologia mostra il lato estetico delle idee e in questo modo le rende appetibili al popolo. La differenza tra mitologia ed estetica viene annullata: l’estetizzazione della ragione, formulata nei paragrafi precedenti, viene applicata su un piano più generale.

 

Nel sesto paragrafo viene ribadita la necessità di usare la sensibilità come veicolo per le idee: «sentiamo tanto spesso dire che la gran massa deve avere una religione sensibile». Il popolo ha bisogno di una serie di idee mitologizzate a cui potersi aggrappare, a cui affidarsi. Questa necessità di poter esperire sensibilmente le idee non è però solamente del popolo, come abbiamo visto precedentemente anche i filosofi hanno bisogno della bellezza, del lato estetico dell’idea. La mitologia della ragione è un bisogno sia dei filosofi sia del popolo: i filosofi vogliono la razionalità della mitologia mentre il popolo vuole una razionalità mitologizzata. «Prima che le rendiamo estetiche, cioè mitologiche, le idee non hanno alcun interesse per il popolo e, viceversa, prima che la mitologia sia razionale, il filosofo deve vergognarsene». Questa creazione del Programma di sistema sugella l’unità tra popolo e filosofi. Come scrive Amoroso nel commento, la mitologia della ragione unisce tutta l’umanità. Finalmente viene raggiunta l’«universale libertà ed eguaglianza degli spiriti», la distanza tra idea e realtà viene eliminata e l’ideale riesce ad attuarsi nel mondo umano. 

 

La mitologia della ragione è il compimento delle due idee precedentemente analizzate: la bellezza come idea unificatrice e l’estetizzazione della ragione. La bellezza è il punto di partenza della proposta perché è la prima idea che apre la possibilità alla conoscenza dell’idea, in questo momento la sensibilità e la ragione sono ancora separate, la bellezza apre questo possibile confronto. L’estetizzazione della ragione è la convinzione che l’esperienza estetica è la parte più importante della ragione, la bellezza diventa effettivamente unificatrice. Infine, con la mitologia il campo di influenza si allarga ulteriormente, questa idea deve riguardare tutto il popolo. La mitologia della ragione unisce tutta l’umanità in un regno di universale libertà e uguaglianza.

 

Concludendo, evidenzio la grande distanza tra i proclami del Più antico programma di sistema e la loro effettiva dimostrazione. D'altronde questo testo può essere considerato come uno spunto a ripensare la relazione tra ragione e sensibilità, più che un'effettiva dimostrazione del primato dell'estetica sulla ragione. Lo stesso linguaggio usato dal Programma di sistema rivela il vero obiettivo di questo testo: immaginare il percorso per una nuova filosofia.

 

 12 novembre 2021