Animalismo come Spirito

La scelta, che si fa anche quando, molto comodamente, si mette nel carrello della spesa un prodotto anziché un altro, rispecchia l’agire della propria libertà, ovvero quello che si considera il modo corretto di mangiare; e, visto che è ritenuto il proprio modo corretto, non dovrebbe allora rispecchiare il proprio bene?

 

Seward Johnson, "Awakening"
Seward Johnson, "Awakening"

 

Sovente ci si imbatte in discussioni interminabili tra vegani, vegetariani, onnivori, pescitariani, respiriani oppure, i più bizzarri, “vegani che mangiano solo il pesce” o “onnivori cruelty free”, al cui interno le armi di discussione sono dati, studi scientifici, percentuali e via discorrendo. Ogni parte avanza la propria verità, la quale mai pare conciliarsi con quella del vicino. Anche chi scrive non vuole di certo allertare il lettore su dati come quelli legati alla produzione, trasformazione e trasporto dei prodotti lattieri che contribuisce con il 2,7% all’emissione dei gas serra (Greenhouse Gas Emissions from the Dairy Sector of FAO); né sull'emissione derivante dalla produzione di carne che contribuisce al 20%, il 2% in più di tutto il settore dei trasporti. Non si vuole neanche mettere in luce come nel 2013 ben 20 miliardi di animali non umani siano stati destinati alla produzione di carne e uova, cifra raddoppiata dal 1970 (World Watch Institute), e che queste anime in batteria occupino il 25% della terra abitabile, mangiando l’80% del prodotto agricolo mondiale.

 

Ancora nessuno – neppure il sottoscritto, sia chiaro – vuole rinforzare l’idea di come l’inquinamento produca danni alla biodiversità e a tutto l’ecosistema: l’aria, l’acqua e la terra. Danneggia dunque la salute di tutti gli animali – e toh, anche noi! – sia direttamente che indirettamente, cioè diminuendo drasticamente la quantità e la qualità, in termini di minerali e vitamine, del cibo in un circolo vizioso in cui l’uomo reagisce aumentando i pesticidi per un aumento del volume del prodotto. Tanto: “più grande è, meglio è”, no? In questo caso no, perché le proprietà intrinseche delle verdure e della frutta che si mangiano, proprio per il sapore e i fitonutrienti sani, vengono a mancare (studio). Questo problema riguarda tutti, anche l’onnivoro che pensa “mangio un po’ di tutto così non ho carenze”. Le carenze ci saranno lo stesso proprio perché, evidentemente, si mangia proprio tutto. Ecco perché si può capire come sempre più persone scelgano di integrare nella loro dieta prodotti a base di antiossidanti e vitamine (Centro studi QuintilesIMS). La carenza dei micronutrienti si verifica anche perché l’inquinamento modifica la chimica e il metabolismo dei microrganismi che permettono una buona salute delle piante, le quali nutrono, a cascata, anche gli animali più grandi e – guarda un po’– anche gli umani.

La FAO ricorda in un documento del 2015:

 

« In molti casi, la degradazione è il risultato diretto della cattiva gestione del suolo. Il conseguente calo della vegetazione e dei suoi sottoprodotti ha un effetto negativo sulla produttività del terreno, sulla salute umana e animale, e sulle attività economiche. »

 

“Le discussioni sono interminabili” si diceva all’inizio; tuttavia, prima o poi, in questa infinità di dati, una scelta si deve prendere. La scelta, che si fa anche quando, molto comodamente, si mette nel carrello della spesa un prodotto anziché un altro, rispecchia l’agire della propria libertà, ovvero quello che si considera il modo corretto di mangiare; e visto che quello è il proprio modo corretto, allora questo semplice gesto dovrebbe rispecchiare il proprio bene. Nelle variabili che nella scelta potrebbero far pendere l'ago della bilancia da una parte, mangiare carne, o dall'altra, non mangiare carne e i suoi derivati, bisogna mettere necessariamente tutto ciò che è di valore per la persona.

 

Alcuni risolvono questa scelta in un modo molto paradossale, per esempio quelli che potrebbero chiamarsi i Tanto-mica-faccio-danno-a-te: “Ma che te frega cosa mangio io? Mica vengo a romperti le scatole se mangio un pezzo di carne!”. Come se il Tanto-mica-faccio-danno-a-te fosse atomo a sé, avente funzione in sé di vita al di fuori da ogni contesto e relazione. Follia già in partenza. Negazione di ogni libertà che il Tanto-mica-faccio-danno-a-te vorrebbe operare: come si può agire la propria libertà se l’azione non è fatta all’interno di un contesto? Esiste l’azione – la libertà ­– proprio perché non si è soli, ma all’interno di un qualcosa che reagisce e agisce. Non si potrebbe mai essere liberi, o pensanti, se si fosse soli. E dopo? Visto che si parla di alimentazione e si vuole tornare tosto al titolo dell’articolo: è possibile considerare l’animale un confine, fra tanti, che orienta la propria libertà? Si potrebbe egoisticamente riassumere cioè che è di valore in gusto, salute e prestanza fisico-mentale?

 

Si vorrebbe portare la riflessione su una domanda cruciale: cosa sono questi valori se l’individuo non li può – follemente, come la visione atomistica dell’uomo vuole propinare – esprimere in una relazione? Di salute e prestanza fisica, ad esempio, si gode quando il soggetto si relaziona con qualcosa: si è in salute quando si riesce a fare un’attività divertente, e l’attività la si effettua in relazione a qualcosa o qualcuno. La propria prestanza la si manifesta all’interno di contesti come il lavoro, la famiglia, lo studio, cioè relazioni. Intellettualmente si viene a conoscenza di un qualcosa proprio perché si è in relazione ad altro da conoscere, che appartiene, appunto, ad Altro rispetto a sé, altrimenti non si saprebbe neanche che ci fosse questo Altro da conoscere. Il gusto, grazie all’inquinamento vizioso citato sopra, ad una sempre maggior richiesta di integratori e produzione di cibo industriale edulcorato, si sta sempre più perdendo; la riflessione individuale, circa la perdita del gusto della carne come valore, dovrebbe altresì tenere anche presente di tutti gli altri valori positivi che la persona acquisterebbe, come la sua vita stessa (si veda per esempio: Alan Weisman, Conto alla rovescia. Quanto ancora potremo resistere?). Quindi “tutto è relazione” ricorda Beatson nel suo famoso Mente e natura, un'unità necessaria. Ma cosa si mette dentro la parola “tutto”? Domanda che in sé è tautologica: “tutto” è “tutto”, ma proprio tutto! Il motore dello sviluppo dell’intelligenza, nella storia dell’uomo, è stato avere sempre più conoscenza di questo tutto; trovare un modo per far apparire ciò che, in realtà, era sempre stato.

 

Sicuramente quella spinta necessaria che porta l’uomo, in relazione sempre con tutto, a fare di meglio è l’amore, amore che può apparire egoistico perché verso se stessi – ma cosa è il sé, se non tutte le relazioni che ha? È amore: necessità di realizzare il bene grazie all’agire della propria libertà. Il contesto, all’interno del proprio bene, non può essere tralasciato. Nemmeno un pezzettino.

 

Giovanni Gentile ha scritto in Genesi e struttura della società parole che possono sembrare molto ovvie di primo acchito, ma, in una chiave di lettura inclusiva, rinforzano il discorso qui esposto attraverso una logica che porta all’evoluzione dello Spirito, inteso come l’assoluto costituente del tutto in relazione, che sempre più chiarisce se stesso:

 

Giovanni Gentile (1875-1944)
Giovanni Gentile (1875-1944)

« Amore non è conseguenza, ma conclusione e perfezione della conoscenza. Chi non ama non capisce […]. Chi ama le cose se non chi le studia? Anche quelle più povere di vita e di valore, remote a noi e ripugnanti perfino alla nostra natura. »

 

Dopo questa lunga disamina, può essere saggio chiedersi: cosa sono gli animali se non parte dello Spirito? Il dato sufficiente affinché lo sguardo cambi di consapevolezza quando si prendono semplici decisioni – come quello del prodotto nel carrello della spesa – è proprio questo: gli animali sono Spirito, detengono valore in quanto "sono" e vivono in relazione col tutto. L’essere in relazione anche con tutti gli animali non è un dato da essere accettato, ma è l’incontrovertibile necessità di ogni esistere. “Dati” sono, invece, quelli riportati sopra, i quali rispecchiano la diretta conseguenza dell’inosservanza dell’incontrovertibile legame con gli animali. Sono cifre non che dimostrano che l’atteggiamento individualista del Tanto-mica-faccio-danno-a-te è schizofrenico – perché per dimostrare ciò è sufficiente pensarsi come parte del tutto alla stessa stregua degli animali ­–, ma che rendono apparente il necessario destino a cui è andato incontro l’uomo che non si è curato della propria libertà o del bene. Lo Spirito evoluto di oggi, che ci costituisce, palesa l’impossibilità – date le conseguenze empiriche – di continuare a far finta di essere indifferenti a questa parte del tutto. Gli animali per l’appunto.

 

Inutile sarebbe affermare anche, proprio grazie all’evoluzione della comprensione, cioè di quella parte di Spirito che appartiene al soggetto umano, che gli animali siano dotati di sentimenti come gioia, amore, solidarietà e ritualità, palesando, nuovamente, come questi sentimenti siano fatti per manifestare il necessario legame che relaziona gli individui.

 

Devin Leonardi, "Two Friends on the Shore of Long Island" (2009)
Devin Leonardi, "Two Friends on the Shore of Long Island" (2009)

 

La persona che agisce con indifferenza su tutto ciò è colui che più assomiglia a quel paziente schizofrenico che vorrebbe ottenere il bene per sé con azioni che invece lo danneggiano, proprio perché non ha chiaro il suo posto nel mondo. Non ha chiaro che non può essere indifferente a qualsiasi animale che popola la terra, proprio perché qualsiasi cosa è Spirito nella stessa misura in cui egli lo è. Danneggiarlo è danneggiare sé.

 

14 ottobre 2017