La società alla rovescia

 

E se il mondo in cui viviamo stesse procedendo alla rovescia? Se stesse davvero producendo effetti che sono contrari alla nostra più intima natura?

 

di Filippo Lusiani

 

 

Se un essere proveniente da un altro pianeta, un alieno non abituato alle dinamiche terrestri, si trovasse improvvisamente fra di noi, che idea si farebbe degli uomini odierni e del loro stile di vita?

Certo, la risposta dipende fortemente dalla zona della sua permanenza, viste le grosse differenze sociali ed economiche presenti fra gli Stati europei o nordamericani e quelli africani o asiatici, per citare alcuni esempi. Oltre ad una grande disparità noterebbe molta fretta; numerosissimi mezzi di comunicazione; persone che, nelle città più popolate, si muovono in modo esageratamente veloce, intasando le strade trafficate. Osserverebbe individui che lavorano in modo intenso e stancante per guadagnare quanto più possono per comprare, spendere e garantirsi un benessere materiale adeguato allo standard del luogo in cui vivono. Vedrebbe cellulari, cuffie, computer, e poche persone che dialogano faccia a faccia, che si chiedono come sia andata la giornata.

 

Steve Cutts, fotogramma tratto da "Are you lost in the world like me?"
Steve Cutts, fotogramma tratto da "Are you lost in the world like me?"

 

E se fermasse qualcuno, chiedendo perché succede tutto questo, quale sarebbe la risposta?

 

Probabilmente servirebbe una certa spigliatezza per dare una spiegazione esaustiva, nonché – credo – la capacità di mentire a se stessi. Bisogna essere veramente occupati ed immersi nei propri affari per non accorgersi che le cose, in questo modo, non possono veramente funzionare. È davvero questo il modo umano di vivere, di sviluppare una società, di creare legami e relazioni con gli altri? E se il mondo in cui viviamo stesse procedendo alla rovescia? Se stesse davvero producendo effetti che sono contrari alla nostra più intima natura?

 

Sarà capitato a chiunque di sentirsi spaesato, bisognoso di aiuto, magari di un confronto, e risulta davvero difficile credere che questo bisogno sia stato soddisfatto dal denaro o dai propri possedimenti. Il punto è proprio questo: l’interiorità di ognuno necessita di qualcosa di più profondo, autentico e saldo. Se non fosse un termine così utilizzato e svalutato, non farebbe così specie sentir parlare di amore. Cosa? Nel XXI secolo non siamo ancora riusciti a liberarcene? Fortunatamente no. A chi celebra la ricchezza e il potere si risponda che la soddisfazione derivata dalla gratuità del rispetto reciproco vale più di tutto l’oro del mondo – o volendo, dei titoli e delle azioni. A chi parla di primeggiare sugli altri, si mostri la bellezza dell’ascolto e della condivisione. A chi urla alle scadenze, si ricordi quanto faccia bene all’anima dimenticarsi dell’orologio per stare con chi si ama. Amore significa dono, desiderio del bene, cura, accoglienza e infinite altre cose. Non c’è spazio per queste nella nostra società? Allora forse è tutto da rifare, o meglio da riscoprire, dato che il nostro bisogno di amore non se ne va mai: semplicemente apprendiamo il modo sbagliato di esprimerlo.

 

Gustav Klimt, "L'abbraccio" (1905-1909)
Gustav Klimt, "L'abbraccio" (1905-1909)

 

L’essere umano necessita strutturalmente di legami, di comprensione, di confronto, e cerca ontologicamente la felicità ed il benessere. Per trovarli non deve far altro che accettare la propria natura relazionale e aprire gli occhi ai suoi simili, ripartendo dal rapporto con essi. Amore, dialogo, ascolto ed educazione reciproca a prendere il posto della concorrenza, dell’isolamento e della frenesia. Forse è questo il primo passo per un futuro più sano.

 

20 agosto 2018