Il fascismo è una minaccia o una realtà? Intervista a Emilio Gentile

 

Enrico Mentana intervista Emilio Gentile, rinomato storico del fascismo e professore di Storia contemporanea a Roma.

 

Emilio Gentile (Bojano, 1946), storico di fama internazionale per gli studi sul fascismo
Emilio Gentile (Bojano, 1946), storico di fama internazionale per gli studi sul fascismo

 

Enrico Mentana. Professore, non si sta enfatizzando una presenza fascista che in realtà è stata molto più forte nel passato, forse in tutto il passato della storia repubblicana dell'Italia? Non penso soltanto alla contrapposizione negli Anni di piombo dove c'era una forte presenza di terrorismo rosso, ma anche di terrorismo nero e poi anche un'area a sinistra e a destra di comprensione rispetto a quei fenomeni terribili per la democrazia italiana. Ma penso anche ad una cosa molto più recente: 1993, appena la Democrazia cristiana crolla ci sono le elezioni amministrative a Roma e un elettore su tre vota per il Movimento sociale, che non era ancora passato dalle acque di Fiuggi, dimostrando una cosa – che chi ha studiato questi decenni di storia italiana ben conosce –, che cioè una forma di non detto, di rimosso, di nostalgia c'è sempre stata.

 

Emilio Gentile. È curioso che si parli oggi di una nuova ondata fascista o neofascista, in un Paese che ha avuto il più forte partito – che si ispirava direttamente all'esperienza fascista, molto di più alla Repubblica sociale – dal 1946: il Movimento sociale italiano, che per alcuni decenni è stato il quarto partito italiano, che non ha mai raggiunto il 10%, ma che ha sfiorato il 10% nel 1972; che era presente in parlamento: ha partecipato perlomeno all'elezione di un paio di Presidenti della Repubblica; che secondo il dodicesimo articolo delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione – la legge Scelba – avrebbe dovuto essere sciolto per la diretta esplicita vocazione di richiamo al fascismo e che però ha fatto parte del parlamento italiano, e che dal '93 si è trasformato, diventando Alleanza nazionale, e ha fatto parte di governi.

 

Enrico Mentana. E nel 1992 presentò come candidato di bandiera alle elezioni presidenziali, che portarono alla elezione di Oscar Luigi Scalfaro, Paolo Borsellino – il giudice che di lì a pochi mesi sarebbe stato ucciso dalla mafia –, a dimostrare che l'adesione alle idee nostalgiche o comunque della destra, di una destra forte e antagonista rispetto al gioco democratico – di quello che veniva chiamato l'arco costituzionale –, le adesioni erano tante e anche di livello.

 

Emilio Gentile. Probabilmente perché c'era anche l'idea che – di fronte ad un regime repubblicano definito fin dal '47-'48, anche da alcuni antifascisti, un regime partitocratico – fosse un movimento che rimaneva sempre estraneo alla partitocrazia, e appariva come una sorta di movimento pulito che poteva avere in sé delle virtù e delle qualità perché sosteneva ordine, primato dello Stato, lavoro (nel concetto del corporativismo) e quindi sembrava un'alternativa ad una partitocrazia che vedeva contrapposta la Democrazia cristiana, che era una coalizione di correnti, e il partito comunista considerato antipatriottico ed antinazionale. Quindi poteva attirare. Ma oggi è molto diverso tutto quello che si richiama al neofascismo. Già con la svolta di Fiuggi Gianfranco Fini aveva chiuso col fascismo, aveva dichiarato addirittura che era il male assoluto.

Quello che è avvenuto dopo è un po' una frammentazione: contrapposizioni e assimilazioni che davano l'impressione di vedere accelerato un caleidoscopio in cui le stesse persone dicevano in tempi diverse cose diverse e cose opposte. Come si poteva concepire da un punto di vista fascista – primato dello Stato e dell'unità d'Italia – un movimento leghista, antistatalista, antiromano? Come si può concepire dal punto di vista neofascista un Movimento 5 Stelle che in alcune regioni ha fatto votare una giornata per le vittime dell'unità nazionale, per tutti coloro che sono stati uccisi da coloro che hanno realizzato l'unità d'Italia? Tutto questo crea un'enorme confusione, non fa capire bene in che direzione vanno questi gruppi. Ora, per il neofascismo qualsiasi cosa può essere considerata rivedibile, ma non certo né il primato dello Stato né il primato dell'unità d'Italia, visto che rivendicano la Patria come una specie di monopolio proprio.

 

Trump (USA), Putin (Russia), Xi Jinping (Cina), Kim Jong-un (Corea del Nord)
Trump (USA), Putin (Russia), Xi Jinping (Cina), Kim Jong-un (Corea del Nord)

 

Enrico Mentana. Non diremmo tutta la verità se non dicessimo anche un'altra cosa: che questi valori, alcuni anche forti, tornano alla superficie perché c'è stato un arretramento della Repubblica italiana, i valori su cui si è costruita la Repubblica italiana sostanzialmente dal punto di vista politico: quella contrapposizione tra destra e sinistra, che sembrava il dialogo tra due polarità, che avrebbe determinato per sempre il ruolo della politica in Italia. Invece l'arretramento della politica come terreno dei valori, delle utopie, dei sogni da realizzare, l'arretramento e lo svanire di molto di questo ha riportano alla superficie i fenomeni che stiamo commentando. Così come succede in quei regimi che crollano e tornano i palpiti nazionalisti: penso alla ex Juguslavia, a tutto l'ex mondo comunista.

 

Emilio Gentile. Questo è un fenomeno che sta dilagando in quasi tutte le democrazie. Se usiamo il termine fascismo nel modo disinvolto e inflazionistico che sta prendendo piede, allora il filo nero va da Trump fino a Putin passando per tutta l'Europa. E per Egodan, ma potremmo aggiungerci – se fascismo significa qualcosa di storicamente ancora concreto, cioè partito unico, ideologia del capo, culto del presidente supremo, vocazione bellica – la Corea del Nord, che va inclusa tra i regimi fascisti; la Cina non potrebbe essere esclusa. Quindi ci troviamo all'inizio del XXI secolo a riconoscere che praticamente quasi tutto il mondo è infettato dal fascismo. Questo non aiuta a capire quel che sta accadendo anche in Italia.  

 

Enrico Mentana. È allora un'etichetta di comodo per coprire in realtà i problemi della vecchia cara democrazia? 

 

Emilio Gentile. Diventa un alibi. Diventa un alibi perché quando si individua un nemico si cerca di coalizzare tutto questo nemico, lo si ingigantisce, quando in realtà non è un pericolo reale, e si ignora il pericolo reale. Io penso che per una democrazia il maggior pericolo non siano questi gruppi di destra, che comunque almeno finora stanno rispettando la democrazia, perché si presentano alle elezioni, vogliono essere candidati, vogliono partecipare ai consigli comunali, aspirano ad entrare in parlamento. Commettono atti di violenza, e questo ovviamente fa parte più della viltà che del coraggio. Ma finora questi partiti in tutta Europa si richiamano ad alcuni valori del fascismo, perché altri valori del fascismo sono stati accantonati: il primato dello Stato, il primato del partito unico, il culto del capo non ci sono. Altrimenti dovremmo dire che dovunque c'è personalizzazione della politica c'è fascismo. Ma allora molti partiti democratici nascono ormai come partiti personali e dovremmo dire che Macron è l'unico fascista di giovinezza. L'altro aspetto è che il fenomeno italiano non può essere isolato dal fenomeno delle democrazie. C'è un'istituzione americana che esiste dal 1941, la Freedom House, che tutti gli anni, da ormai quasi mezzo secolo, studia lo stato di salute della democrazia. Il rapporto del 2018 conclude dicendo che ormai sono 12 anni che la democrazia sta arretrando anche nelle vecchie democrazie consolidate. 12 anni. Quindi non è un fenomeno di oggi: c'è un fenomeno di uno svuotamento di ciò che è la democrazia come metodo e come ideale in tutte le democrazie, anche in quelle più anziane, più tradizionali, più consolidate. Si è citato il fenomeno di Trump come un esempio per la Lega e per i neofascisti: sta succedendo qualcosa negli Stati Uniti allora.

 

Segregated water fountains in North Carolina (1950)
Segregated water fountains in North Carolina (1950)

 

Enrico Mentana. E questo arretramento della forza dei partiti tradizionali, della loro presa, della loro – una volta si sarebbe detto – egemonia culturale è la vera causa del dilagare di una forte indifferenza, di una forte intolleranza, di un tornante razzismo?

 

Emilio Gentile. Il razzismo non si identifica con il fascismo: il fascismo è stato razzista, ma c'è stato un razzismo democratico. Il razzismo nasce in Paesi come l'Inghilterra, la Francia, e gli Stati Uniti d'America. Questi fenomeni che vengono oggi chiamati genericamente fascismo si potrebbero richiamare piuttosto a un movimento che sorse negli Stati Uniti nella metà dell'Ottocento, il know nothing, che erano xenofobi contro i cattolici e gli irlandesi e i neri. Quindi è un fenomeno che ha a che fare con tutti i Paesi che si trovano di fronte a una ondata migratoria e che pensano possano distinguere qualche identità. Il problema è se questo fa parte di un in incoraggiamento alla difesa dell'identità oppure, se uno guarda l'esempio degli Stati Uniti d'America, dal 1850 al 2018 hanno fatto un enorme progresso accettando l'immigrazione.

Quindi il problema non è tanto la migrazione...

 

Enrico Mentana. La segregazione razziale rimane tutt'ora in molti Stati. 

 

Emilio Gentile. Il razzismo fa parte di una cultura che non si identifica con il fascismo. Se la identifichiamo con il fascismo ignoriamo un fatto molto elementare: che il razzista può essere in ciascuno di noi. E in certe circostanze o può essere inoculato o può venir fuori. Chiamarlo fascismo ci crea una sorta di difesa immunitaria, dicendo “a beh, lo so, è fascismo e io non sono fascista”.

 

Mussolini con la spada dell'Islam
Mussolini con la spada dell'Islam

 

Enrico Mentana. Tra l'altro l'Italia è un Paese che non è mai stato fortemente razzista, non è mai stato fortemente islamofobo, non è mai stato fortemente antisemita perché ha sempre avuto pochi diversi per quello che riguarda il colore della pelle, pochi diversi per quanto riguarda le religioni: gli ebrei sono sempre stati meno di 50.000 in Italia. Diverso è ad esempio il caso della Francia, che forse è stata il primo Paese europeo ad avere conosciuto l'antisemitismo, ma aveva un milione di ebrei. Ovvero dove ci sono i diversi c'è più razzismo.

 

Emilio Gentile. I diversi in Italia iniziano esattamente nel quartiere di fianco al mio. L'Italia è un Paese di diversi. Pensiamo che perfino positivisti e socialisti dell'Ottocento pensavano che i meridionali fossero di razza africana o più vicini alla razza africana che alla razza nordica. Il fatto è che il razzismo è diventato un fenomeno culturalmente rilevante quando lo si è coniugato da una parte con il totalitarismo, dall'altra con l'antisemitismo. Nel caso italiano chi si richiama oggi al fascismo ignora che Mussolini si dichiarò campione dell'Islam. Che gli arabi in Tripolitania nelle colonie furono nobilitati con il conferimento di una cittadinanza e facevano parte delle organizzazioni del partito fascista. Anche da questo punto di vista c'è molta confusione. Il razzismo è diventato oggi un fenomeno molto grave perché è l'unica bandiera con cui si possono agitare emozioni, odi, pregiudizi.

 

Enrico Mentana. E anche il sovranismo allo stesso modo?

 

Emilio Gentile. Il sovranismo è un po' curioso, perché probabilmente un domani se vincesse la Le Pen e vincessero i i Fratelli d'Italia avremo un antagonismo fra due nazionalismi, in cui ognuno esalta la propria Patria. Il sovranismo se si identifica con la sovranità di uno Stato significa riportare l'Europa ai nazionalismi e l'Italia l'ultima guerra che ha fatto l'ha fatta contro la Francia.

 

10 febbraio 2018 (intervista tratta dalla puntata di Bersaglio mobile dell'8 febbraio 2018)