Ai margini della libertà umana

 

Come possiamo noi agire in maniera indifferente rispetto al modo in cui valutiamo una certa situazione? Se sarò obbligato a decidere fra salvare un uomo che annega o andare a comprarmi un panino al bar, potrei mai optare per la seconda ipotesi se il mio giudizio mi fa considerare come migliore scelta salvare l’uomo?

P. Gauguin, "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" (1897-1898)
P. Gauguin, "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" (1897-1898)

 

L’annosa disputa fra libertà e necessità nell’agire umano – esiste o no il libero arbitrio? – ha avuto, nel procedere della storia della filosofia, un interessante interprete in Anthony Collins, filosofo inglese vissuto a cavallo fra XVII e XVIII sec. Senza con ciò voler riprendere per intero la sua dottrina che propende per la necessità – o meglio per una concezione della libertà umana che dalla necessità non può prescindere –, si può porre l’attenzione su una delle sue riflessioni in Ricerca filosofica sulla libertà umana.

 

Trattando il tema della scelta volontaria – quando dobbiamo decidere fra due o più azioni quale compiere – Collins afferma:

 

« Come giudichiamo la verità o la falsità in accordo alle apparenze [= alle nostre esperienze] così dobbiamo volere o preferire in base alle apparenze, a meno che sia possibile mentire a se stessi pensando che sia peggiore ciò che invece reputiamo sia migliore. »

 

Una possibilità – quest’ultima tratteggiata – ritenuta impossibile: come possiamo noi agire in maniera indifferente rispetto al modo in cui valutiamo una certa situazione? Se sarò obbligato a decidere fra salvare un uomo che annega o andare a comprarmi un panino al bar, potrei mai optare per la seconda ipotesi se il mio giudizio mi fa considerare come migliore scelta salvare l’uomo?

 

Caravaggio, "Negazione di San Pietro" (1609-1610)
Caravaggio, "Negazione di San Pietro" (1609-1610)

« A tal proposito, l’ingegnoso signor Norris osserva giustamente che, tutti quelli che compiono un peccato, pensano a esso, nell’istante in cui lo commettono, come, tutto considerato, al male minore; giacché, se non lo pensassero, sarebbe stato impossibile per loro compierlo. Cita a tal proposito il tradimento di San Pietro, che, dice, ha effettivamente giudicato migliore la posizione che ha scelto, ossia ha giudicato il peccato di rinnegare il suo maestro, nella presente situazione, come di minor danno; e, per questo, ha compiuto la sua scelta. Al contrario, se l’avesse effettivamente pensato come il male maggiore, avrebbe scelto in maniera gratuita e di conseguenza avrebbe voluto il male per il male – cosa palesemente impossibile. » (ivi)

 

Vi è tuttavia un’obiezione mossa a tali riflessioni alquanto interessante – e a cui Collins replica nei paragrafi successivi –, in quanto riflette su quelle che sembrano essere le scelte più marginali.

 

Alcuni affermano che, finché dobbiamo scegliere fra cose nettamente differenti, agiamo secondo i nostri giudizi; tuttavia, se le circostanze da valutare sono molto simili o persino uguali fra loro, ecco che si presenta il libero arbitrio, «come avviene, ad esempio, quando, a partire da un gruppo di due o più uova, deve esserne scelta una soltanto.» Non essendoci una motivazione per sceglierne una piuttosto dell’altra – essendo la decisione indifferente – la volontà è libera, non determinata.

 

La replica di Collins non si fa attendere:

 

« Non è sufficiente che le cose siano in sé eguali o simili perché siano considerate eguali dalla volontà. Tutte le diverse modificazioni dell’uomo, le sue opinioni, i suoi pregiudizi, il temperamento, le abitudini e le circostanze, devono essere introdotte e considerate come una causa di elezione non meno degli oggetti tra i quali compiamo la scelta; e queste inclineranno o determineranno sempre le nostre volontà e renderanno preferibile la scelta che compiamo malgrado gli oggetti esterni siano così simili fra loro. » (ivi)

 

 

Non si può dunque dimenticare che ogni uomo ha una storia, un carattere, delle preferenze, ecc., che influenzano le sue scelte, anche quando tali influenze sono così minime da non essere scorte – il che non è infatti un buon motivo per negarne la presenza, sottolinea il filosofo inglese. Si è scelto l’uovo a sinistra piuttosto che quello a destra: magari perché è stato il primo a essere visto? Oppure l’abitudine di partire sempre da sinistra nel raccogliere le cose ha influenzato l’azione? O magari il primo uovo sembrava più bello e ha attratto maggiormente. Le possibilità e circostanze plausibili sono molte; ben poco plausibile è invece l’idea che nessuna condizione abbia avuto ripercussioni sulla scelta. Evidenziando così come, pure ai margini della libertà umana, in realtà un vero libero arbitrio si presenti problematico. Senza con ciò negare che l’uomo riflette, delibera, sceglie, vuole e agisce – in tal senso è sì libero; ma sottolineando che questa delineata libertà è tutt’altro che arbitraria, anzi è più necessaria di quanto sembri.  

 

11 luglio 2018