Insieme

 

Dal momento che l'uomo non può vivere senza l'altro è necessario che sia portato a fare il bene, ed è chiaro, quindi, che la relazione sia qualcosa di positivo e con essa lo sia anche la condivisione.

Vincent van Gogh, " I mangiatori di patate" (1885)
Vincent van Gogh, " I mangiatori di patate" (1885)

 

Di solito, quando si parla della condivisione, si pensa alla generosità, all'affetto, alla gioia che si prova, per esempio, nel vivere con un buon amico una bella avventura; ma il condividere è solo questo? E il gruppo di criminali che compie un atto di violenza non condivide nulla? Non c'è, forse, chi condivide la povertà o la morte in mare? O chi, vedendo tutto questo, non fa nulla per aiutare e quindi con qualcun altro condivide l'indifferenza?

 

Sembrerebbe, allora, che il condividere riguardi ogni giorno della nostra vita: chiunque di noi si trova a dividere una stessa cosa con un'altra persona,  un ideale, un valore, un oggetto, il tempo, lo spazio, un pezzo di pane, una cella in prigione. E sembrerebbe che non sia la condivisione quel valore che oggi si pensa essere, dato che può riguardare anche un atto mostruoso.  

 

Il lettore a questo punto, però, potrebbe protestare chiedendo perché quando finalmente un valore viene messo in risalto, in questa nostra società sempre più inerme e superficiale, gli si debba poi gettare fango addosso? Il punto è che in questa sede non si vuol certo “uccidere un valore” quanto piuttosto mostrare che il problema sta nel continuare a pensare che la condivisione sia qualcosa di positivo a prescindere, snaturandola e contraddicendola; e non ci rendiamo conto che invece può assumere aspetti terribili nel momento in cui a essere condivisa è la violenza che due o più persone possono causare verso altri. Quindi il punto fondamentale è cercare di comprendere davvero il suo significato e non ripetere quello che la tradizione afferma. Dal momento che l'uomo non può vivere senza l'altro è necessario che sia portato a fare il bene, ed è chiaro, quindi, che la relazione sia qualcosa di positivo e con essa lo sia anche la condivisione.

 

Perciò se compio un'azione terribile e/o non mi accorgo quali aspetti essa possa assumere e/o continuo ad essere un “miope pappagallo”, snaturo il  carattere della condivisione. Esprimo la sua vera essenza, invece, nel momento in cui compio azioni che sono portate a fare il bene, perché è questo il modo in cui posso dividere con l'altro un qualcosa di buono, e attraverso questa comprensione ci si può rendere conto di quanto importante sia lo stare insieme.

 

 Ma si può fare ciò solo se analizzo al meglio ogni mio giorno, anche nel semplice fare un esame di coscienza alla sera come afferma Seneca nel De Ira che nel momento in cui ripensiamo alla giornata trascorsa e cerchiamo di comprendere i nostri errori o le nostre soddisfazioni e l'animo nostro viene o ammonito o lodato seguirà un sonno tranquillo, profondo e libero. 

 

 

5 settembre 2018