L'utilità del dolore

 

Lungi quindi dal ritenere che la felicità consista in un animo incapace di provare dolore e nel distacco dalle cose, essa è ciò a cui si arriva superando il dolore, e ad essa tendiamo appunto perché soffriamo e non vogliamo più soffrire.

 

 

« Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli »

Così si interrogava Amleto nell’omonima tragedia di Shakespeare. Il suo dilemma riguardava il come comportarsi di fronte alle sventure e al dolore. Se sia meglio farla finita (non-essere) o combattere contro le peripezie che segnano la nostra vita. Per poter rispondere all’amletica domanda dobbiamo allora capire a cosa serva il dolore in questa vita, se sia qualcosa che valga la pena combattere e che senso abbia farlo.

 

Benedetto Croce
Benedetto Croce

 

 

« Le sventure sono nient'altro che i mezzi che la Provvidenza adopera per scuotere l'accidia, per ampliare violentemente le angustie degli intelletti e dei cuori; e noi dobbiamo accogliere con animo equo il dolore, che ci sembra così fiero nemico e ci è amico vero. » (Benedetto Croce)

 

In queste righe Benedetto Croce ci vuole mostrare come in realtà il dolore sia una componente ineliminabile della vita. Da buon idealista hegeliano egli ha infatti ben presente la struttura dialettica, ed è quindi consapevole come il dolore sia quel negativo che deve darsi per l’affermazione della positività concreta. Senza il dolore la vita si rinchiuderebbe in una totale apatia, in una noia mortale che non permetterebbe più alcun movimento. E questa sarebbe la noia di una felicità astratta, che non è tale perché consapevole di aver superato il negativo, ma solo perché lo ignora. Il risultato è che da tale condizione non sarà più possibile smuoversi se non con l’entrata in scena del dolore, del negativo, che attende di essere oltrepassato, e che ci spinge in tal verso.

 

Lungi quindi dal ritenere che la felicità consista in un animo incapace di provare dolore e nel distacco dalle cose, essa è ciò a cui si arriva superando il dolore, e ad essa tendiamo appunto perché soffriamo e non vogliamo più soffrire.

Anwar al-Sadat
Anwar al-Sadat

 

 

 

« Le grandi sofferenze edificano l'essere umano, gli permettono di raggiungere l'autoconoscienza; e grandi sofferenze inevitabilmente si accompagnano a grandi ideali umani » (Anwar al-Sadat, In cerca di una identità)

 

La sofferenza, il sentore di qualcosa che non funziona e che va aggiustato, risveglia il nostro spirito e stuzzica il nostro intelletto a cercare delle soluzioni. Senza un dolore che ci smuova dalle nostre comode poltrone, senza un bisogno che si presenti a noi e che richieda di essere soddisfatti, che faremmo? Forse potremmo solo riunchiuderci nelle nostre tiepide case aspettando chissà cosa.

 

La sofferenza sembra allora il motore che spinge la nostra vita a progredire, secondo quel meccanismo descritto dal pendolo della famosa metafora di Schopenhauer che oscilla costantemente tra il dolore, il suo soddisfacimento. Senza il « travaglio del negativo »  (G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito) non è invece possibile il darsi di nessuna vita, di nessun movimento inteso come φύσις, perché il movimento necessita appunto di qualcosa che lo muova, di un alternarsi dialettico degli opposti.

 

Concita De Gregorio
Concita De Gregorio

 

 

« Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da una fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c'è più perché qualcos'altro possa accadere. [...] C'è bisogno di paura per avere coraggio. È l'assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere » (Concita de Gregorio, Mi sa che fuori è primavera)

 

Sta a noi, dunque, quando ci troviamo di fronte al dolore, trovare ad esso un senso. La sofferenza, a seconda di come la si vede, può essere un problema ma anche un’opportunità: l’opportunità per uscirne più forti e saggi di prima.

È proprio il caso di dire allora che non tutto il male vien per nuocere, ma, anzi, che è proprio attraverso il Male che può aprirsi a noi la dimensione del Bene.

 

12 settembre 2018

 








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