Siete per sempre coinvolti

 

La politica è quella che facciamo ogni giorno, determinandola con ogni nostra piccola azione e comportamento.

 

di Alberto Giuseppe Pilotto

 

Come già prevedeva e lamentava Gabriele Zuppa nell'articolo La democrazia assente, le ultime elezioni italiane hanno lasciato il nostro Paese amareggiato. Amareggiato dalla campagna elettorale peggiore della storia di questo Stato, in cui i contendenti sembrava si impegnassero più nel promettere assurdità agli elettori e nel denigrarsi a vicenda piuttosto che in un dialogo costruttivo. Una campagna elettorale che ci ha ridotti a dover scegliere il “meno peggio”, tra dei candidati praticamente improponibili. Una campagna elettorale populista, tesa a cercare i voti della fetta di popolo meno informata e disposta a credere a tutto, soprattutto alla realizzabilità delle sue proposte. E se praticamente tutte le maggiori forze politiche hanno adottato questa strategia per cercare di vincere le elezioni, un motivo ci sarà: e il motivo è che la parte della popolazione disinformata, ingenua, ignorante, è la maggioranza. I dati mostrano, per esempio, come l’Italia sia il paese con più analfabeti funzionali tra i paesi sviluppati (quasi uno su due!). E questo alto tasso di analfabetismo funzionale rende più facile a chi comunica riuscire a raggirare un popolo incapace di comprendere, valutare e usare le informazioni a sua disposizione. Proprio quel popolo che poi eleggerà i suoi rappresentanti.

 

Ma noi, ossia quel popolo costretto a votare questi politici corrotti, inetti, incapaci, cosa c’entriamo? Abbiamo colpe o siamo solo povere vittime di una politica degenerata? Possiamo lamentarci della loro condotta? Ci risponde George Carlin:

 

« Ma da dove pensano che vengano i politici? Non sono caduti dal cielo. Non sono passati attraverso una membrana da un’altra realtà. Vengono da genitori americani, da famiglie americane, case americane, scuole americane, chiese americane, aziende americane, università americane e sono eletti da cittadini americani. Questo è il meglio che possiamo fare, gente! Questo è ciò che abbiamo da offrire. È quello che il nostro sistema produce. Quel che semini, raccogli. Se hai cittadini egoisti e ignoranti, avrai leader egoisti e ignoranti. E i mandati a termine non migliorano le cose. Ci ritroveremo solo con un mucchio di nuovi americani egoisti e ignoranti. Quindi, forse, non sono solo i politici a fare schifo. Forse c’è qualcos’altro che fa schifo da queste parti. »

 

Essi provengono proprio dal popolo, e da esso sono stati scelti. I loro difetti sono difetti del popolo che li ha eletti. E dato che non ci troviamo più sotto un regime monarchico in cui il sovrano veniva imposto, ma appunto “la sovranità appartiene al popolo” che elegge i suoi governanti: sono lì perché voluti dal popolo. È il popolo che permette loro di stare dove sono, che lascia che arrivino al comando della nazione, tramite il voto, tramite la sua giornaliera silenziosa accondiscendenza, la sua indifferenza. Se dovessimo cercare quindi i colpevoli della degenerazione della politica italiana, della degenerazione dell’Italia in generale, potremmo prendere le parole pronunciate da V nel film V per Vendetta:

 

« La verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole... non c'è che da guardarsi allo specchio. »

 

 

Dobbiamo ricordarci quindi, la prossima volta che puntiamo il dito contro la corruzione dei politici o la loro incapacità, che essi sono semplicemente il riflesso di ciò che siamo noi, di ciò che è la nostra società e cultura, e che se quindi vogliamo un cambiamento da parte loro dobbiamo cominciare con un cambiamento da parte nostra, da parte di noi tutti. Dobbiamo smettere di tollerare certi comportamenti e di premiarli con il nostro voto. La politica è quella che facciamo ogni giorno, determinandola con ogni nostra piccola azione e comportamento. Si presentano quindi come un monito le parole di Fabrizio De Andrè in Canzone del maggio:

 

« E se credete ora che tutto sia come prima | perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina | convinti di allontanare la paura di cambiare | verremo ancora alle vostre porte | e grideremo ancora più forte | per quanto voi vi crediate assolti | siete per sempre coinvolti »

 

Disinteressiamoci della politica ed essa diverrà l’aberrazione che ha dimostrato di essere negli ultimi tempi. Interessiamoci ad essa ed essa crescerà e migliorerà con il nostro contributo. Essa ci tocca per forza, e disinteressarci di essa è disinteressarci di noi stessi. Essa quindi è una nostra responsabilità, di noi tutti, e allora è il caso di cominciare a prendercene cura, nessuno escluso, perché ciò riguarda il bene di tutti, e a tale bene essa mira.

 

25 marzo 2018

 




  • Canale Telegram: t.me/gazzettafilosofica