L'arte del filosofare

 

La pratica della filosofia favorisce una ricerca del bene per sé e per il prossimo: essa permette infatti al filosofo di estendere sempre di più il proprio sapere rivolgendosi in primo luogo all’universale e riuscendo ad individuare la presenza o meno di eventuali contraddizioni.  

 

di Gaia Tombolato  

 

 

Nella nostra società quotidiana è presente un gran numero di persone che purtroppo non valorizza nel modo adeguato la filosofia, considerandola così un inefficace discorrere di cose insignificanti. Ciò è accaduto naturalmente anche in passato. Il Gorgia di Platone costituisce una chiara testimonianza in cui è possibile constatare come presso i sofisti o i retori la filosofia non veniva giudicata positivamente o nemmeno presa in considerazione. È attraverso la figura di Socrate che si è arrivati a dimostrare a Gorgia, Polo e successivamente Callicle l’importanza e i valori della filosofia.

 

Durante la discussione con il retore Gorgia e il suo discepolo Polo, Socrate compie anche una distinzione tra le vere arti e le cosiddette pseudo-arti collocando tra queste ultime la sofistica e la retorica. In questo modo l’oratoria si rivela una forma di lusinga poiché non ricerca la salute e il bene dell’anima, bensì il piacere. Non essendo dunque un’arte, Socrate sottolinea come essa non sia nemmeno una conoscenza e di conseguenza ignori ciò che è il bene. In questo modo si può riscontare una netta differenza tra il retore e il filosofo il quale, al contrario, ricerca sempre il bene per sé e per il prossimo. Si può inoltre rilevare come gli oratori non sappiano dire con tutta esattezza chi sia il retore e che cosa sia la retorica e ciò si contrappone, ancora una volta, alla figura del filosofo che rappresenta invece colui che conosce la natura dell’oggetto su cui svolgere la propria pratica. Risulta interessante anche come l’immagine del filosofo venga associata a quella del vero politico il quale, a differenza di un oratore che gratifica la folla cercando di lusingarla e concedendone la soddisfazione degli “appetiti”, interagisce con le persone per renderle migliori poiché possiede la conoscenza dei veri valori. Il messaggio chiave che si può cogliere alla fine è che l’importante non è vivere, ma vivere secondo la moderatezza e perseguendo il bene attraverso la pratica della filosofia

 

 

La filosofia è dunque assai importante ed è possibile riscontrarla nella vita di tutti i giorni. Essa costituisce il pensiero stesso dell’uomo e in quanto tale è presente da quando e poiché esistiamo. Eppure, l’inizio della filosofia si fa coincidere con Talete. Cosa ha fatto dunque Talete di così grande ed importante rispetto ai suoi precursori? Ebbene, il filosofo ha dichiarato l’esistenza di un principio di tutte le cose alludendo ad una cosiddetta identità del diverso e facendo riferimento, in questo modo, al fatto che la filosofia non si limita a vedere la diversità tra le cose, ma riesce a scorgere la loro identità. In ogni caso, come espresso precedentemente, la filosofia esiste solo grazie a noi ed essendo dunque disciplina riscontrabile in ciascuno, si può ben dire che siamo tutti filosofi e lo siamo, appunto, da sempre.

 

A proposito del fatto che tutti dobbiamo in un qualche modo praticare la filosofia, Aristotele nel Protreptico scrive:

 

« Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso, o andarsene di qui, dando l’addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui. »

 

Risulta pertanto spontaneo chiedersi quale sia la differenza tra l’essere un vero e proprio filosofo e il non esserlo. Ebbene, la differenza è solo empirica. Eraclito stesso afferma dell’esistenza di “svegli e dormienti” per indicare la distinzione tra coloro che si accontentano di una comune mentalità e, dunque, di una conoscenza illusoria e coloro che riescono ad essere filosofi in una maniera migliore poiché, andando al di là delle apparenze immediate, sanno cogliere il nòcciolo più profondo delle cose. L’immagine del filosofo si identifica inoltre in colui che è consapevole ed è in grado di puntualizzare il perché di ciò che fa e ciò che dice, facendo sempre in modo che ciò che fa e dice non cada in contraddizione con altre cose che fa e che dice. Ciò che non si contraddice rappresenta una conoscenza e il verificare la presenza o meno di eventuali contraddizioni corrisponde proprio all’arte del filosofare.  

 

 

Inoltre, il non voler cadere in contraddizione comporta l’essere tutti degli scienziati, benché in gradi diversi. Dunque, l’essere scienziati implica l’essere filosofi e, ugualmente, l’essere filosofi implica l’essere scienziati. Una persona è infatti più scienziata di un’altra se meno dell’altra si contraddice e dunque più relazioni conosce. In merito all’ambito della medicina, è pertanto il medico ad avere una percentuale minore di possibilità di cadere in errore rispetto, ad esempio, ad un cuoco o ad un falegname. Tuttavia nel corso della vita non si riuscirà ad avere una conoscenza totale e completa, ma l’occasione del sapere si estenderà sempre di più, portandoci ad ulteriori miglioramenti nonché ad una continua e maggiore diminuzione dell’ignoranza da cui inizialmente si era partiti. Ampliando la propria conoscenza, infatti, si otterrà un’azione sempre più efficace e si sarà in grado di argomentare sempre di più ogni proprio atto di fede iniziale, ossia il sapere. In particolare, per non contraddirsi in uno specifico ambito, il filosofo deve rivolgersi all’universale. Per conoscere infatti la parte, ossia pensare alla determinazione del singolo, è necessario conoscere le relazioni che questa parte intrattiene con le altre parti. Ed ecco allora che la semantizzazione di una parte implica la semantizzazione della totalità delle parti: il possedere codesta cognizione si può denominare filosofia.

 

Dunque, si può sostenere che una certa persona è simpatica senza sapere che cosa sia un banco? Il solo dire che una persona è simpatica implica la conoscenza del tutto proprio perché quest’ultima permette di compiere un’operazione di selezione degli elementi necessari ad enunciare una tal cosa. Lo stesso vale pertanto se ci si pone la domanda: si può essere una buona amica senza essere una brava studentessa? Anche in questo caso, per essere un’amica si deve conoscere ciò in cui consiste l’amicizia e rivolgersi quindi alla totalità per decidere cosa scartare e cosa no, al fine di riuscire a dare una sua definizione.

 

Aristotele ribadisce, inoltre, come la filosofia sia la massima scienza tra tutte, sottolineandone dunque la sua grandiosità attraverso le seguenti parole della Metafisica:

 

« Tutte le altre scienze saranno più necessarie della filosofia, ma nessuna superiore. »

 

La filosofia va dunque studiata per amore delle domande stesse, in quanto esse contribuiscono ad incrementare la nostra immaginazione ed alimentare quindi la nostra mente. In La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale Edmund Husserl scrive a proposito dei benefici ottenuti dalla filosofia e che portano ciascun filosofo a non rinunciare mai alla propria attività:

 

« L’uomo che ha gustato una volta i frutti della filosofia, che ha imparato a conoscere i suoi sistemi, e che allora, immancabilmente, li ha ammirati come i beni più alti della cultura, non può più rinunciare alla filosofia e al filosofare. »  

 

14 maggio 2019