La giornata mondiale della filosofia

 

Dalla “meraviglia” di Aristotele al fiore della cicoria: breve e sintetica rassegna, anche per coloro che si avvicinano in modo non accademico alla Filosofia, su cosa possiamo dire che sia la filosofia, anche se una sua definizione non sembra esser cosa facile.

 

 

Oggi, 21 novembre 2019, è la Giornata Mondiale della Filosofia, decretata patrimonio immateriale Unesco dal 2002: per alcuni è o è stata una materia scolastica piuttosto astratta, per qualcuno un modo di affrontare le cose con un certo superficiale ottimismo, per altri l'indagine sulle grandi questioni, come lo scopo dell'esistenza. 

Ma quando diciamo “filosofia” di cosa stiamo parlando?

 

Iniziamo dalle definizioni che le hanno dato i filosofi stessi: per Platone e Aristotele, le due colonne della filosofia occidentale, la filosofia nasce dalla meraviglia, dal senso di stupore dell'uomo davanti all'esistenza e alla natura. 

C'è poi il significato di ricerca insito nella filosofia: essa è ricerca di conoscenza e di sapienza, altro concetto cardine per comprendere cosa si intenda per filosofia. E non si dimentichi l'amore, di cui ci informa l'etimologia della parola (dal greco phileîn -amore, sophía conoscenza). Platone stesso ci dice che la filosofia è amore per il sapere, una sorta di pulsione erotica dell'intelletto verso gli Universali, cioè quei fondamenti ideali di cui tutte le realtà materiali sono imitazioni.

Per Seneca – di salute cagionevole, ma di saggezza immemore – la filosofia è un percorso di ascesa e di liberazione: trionfo sulle passioni, sulla paura e il dolore; riconoscimento della dimensione razionale, fino al raggiungimento del distacco interiore, come insegnano le discipline orientali (che ora vanno di moda in delle rivisitazioni parecchio annacquate). 

Karl Marx era invece insofferente ad una riflessione filosofica che non si traducesse in un tentativo concreto di cambiare l’assetto socio-politico; faceva infatti parte della sinistra hegeliana, una cerchia di pensatori impegnati per un utilizzo storico e sociale della filosofia.

Eppure, come ci insegna il più moderno Popper, ogni uomo ha una filosofia, una struttura concettuale in cui abita e nella quale si protegge.

 

 

Fermiamoci con gli esempi e concentriamoci un istante: noi conosciamo i come di ciò che ci circonda, ma non conosciamo il perché ultimo (o primo) di ciò che accade. 

Ad esempio sappiamo che il fiore della cicoria si chiude di notte e si apre al mattino per assorbire la luce che gli serve per sopravvivere. Bene, ma sappiamo davvero perché tende alla sopravvivenza? Perché il fiore della cicoria o qualsiasi altro esser vivente tende alla conservazione della propria integrità corporea e vivente? Se ne può intuire  qualcosa e restare allibiti dal miracolo, ma non lo si conosce.

E poi ancora: cosa significa vivente? Abbiamo delle definizioni date dalla biologia e dalla medicina, dalle neuroscienze, ma ne abbiamo altre dalla religione e dalla spiritualità. Possiamo dire che uno scoiattolo sia vivo e una pietra no, ma l'universo lo è? Forse non lo è nello stesso modo in cui si può dire di un gatto che è vivo, ma possiamo spingerci a dire che non lo sia?

 

Sappiamo di non sapere, come diceva Socrate. Sappiamo di non sapere un granché del mondo: l'80% delle creature della terra non le conosciamo perché sono così piccole che le nostre strumentazioni non le rilevano, e la materia, per come la conosciamo, sembrerebbe rappresentare solo il 4,95 del cosmo. Se ci soffermiamo a vedere le cose con un atteggiamento di distacco, scopriamo di essere naufraghi in un gran mistero. Dove non arriva la riflessione forse arriva lo stupore poetico.

 

Forse la filosofia è l’habitat in cui alberga la mente di ogni essere umano, indipendentemente dal livello culturale, perché l’uomo ragiona necessariamente in modo filosofico, cioè riferendo la sua esperienza ad un ambito che sempre la trascende, che inevitabilmente la supera. Forse la filosofia è ciò che ci rende, in modo diverso dagli altri animali, capaci di riflettere sulla nostra stessa specie, e, d’altra parte, di coltivare una perversione autodistruttiva per la nostra permanenza sul pianeta. Forse la filosofia è una dote divina, o una sfida di emancipazione dalla vita istintiva delle altre creature. La filosofia resta l’arte del dubbio, dubbio gnoseologico per gli scettici e dubbio metodico per Cartesio.

 

 

La filosofia come approccio di riflessione e dialettica è una risorsa, che può aiutarci a dirimere e interpretare ogni questione della vita, non solo quelle meno “concrete”: un licenziamento, un lutto, una scelta esistenziale, delle ferite sentimentali. Forse non è pensando all'infinito universo di Bruno che davvero ridimensioneremo la nostra sofferenza, ma possiamo inserirla in orizzonti di senso diversi dal solito. Per questo negli anni '80 nasceva la figura del Consulente Filosofico, per aziende, scuole, carceri e ospedali. Insomma per quei luoghi in cui si soffre e si cresce. E non solo: la filosofia rinasce nelle aziende e nei nuovi settori dell'economia. Chissà se si dimostreranno conciliabili, la sapienza e il profitto. O forse la vera sapienza è solo metafisica, libera dalla necessità materiale e mondana?

 

O magari come scrisse Wittgenstein, la filosofia è solo un prurito?

 

21 novembre 2019