Introduzione alla filosofia di Hegel: la prospettiva di A. Vera

 

Nell’Europa del XIX secolo, l’opera di Augusto Vera contribuì a diffondere la filosofia di Hegel, rendendola più accessibile e presentandone la forza e il valore autentico. Comprendere Hegel nella sua originalità diviene essenziale, se si vuole apprezzare appieno il suo contributo alla storia del pensiero.

 

J.L. David, "Napoleone valica il Gran San Bernardo" (1800-1803)
J.L. David, "Napoleone valica il Gran San Bernardo" (1800-1803)

 

Hegel, e il suo pensiero, occupano un ruolo centrale nella storia della filosofia moderna. La sua parabola esistenziale si colloca in un’epoca, la fine del XVIII secolo e i primi decenni del XIX, in cui l’Europa è scossa da profondi mutamenti. La Rivoluzione francese, l’Impero napoleonico e la successiva Restaurazione, sono i punti cardini attraverso cui leggere e interpretare la filosofia hegeliana, l’apice della crisi idealistica tedesca avviata da Kant sul finire del Settecento. Il sistema hegeliano, nella sua complessità, tocca morale e religione, scienza e filosofia, politica e arte. Proprio tale complessità ha scoraggiato numerosi studiosi, sin dalla prima metà del XIX secolo, dall’accostarvisi. Complice l’ampiezza del corpus hegeliano, uno stile poco lineare e l’impiego del tedesco nelle proprie opere – una lingua sì polisemica da prestarsi a numerose interpretazioni – resero Hegel autore recepito e tradotto poco e male. 

 

A. Vera
A. Vera

In tale contesto, Augusto Vera (1813-1885) si adoperò per restituire al pubblico europeo il pensiero hegeliano nella sua veste originale e più compiuta. Formatosi fra Italia, Svizzera e Francia, Vera tentò di dissipare le incomprensioni e le obiezioni intorno alla filosofia di Hegel, attraverso numerosi scritti. Uno di questi è Introduzione alla filosofia di Hegel, edito nel 1855 in francese, e ripubblicato per Mimesis in traduzione italiana a cura di Mauro Cascio e Patricia Renzi.

 

 

È caratteristico, sin dalle prime pagine del saggio, il tentativo di Vera di mostrare come il sistema hegeliano sia l’esito, quasi necessario, di una lunga tradizione filosofica che – da Platone e Aristotele in avanti – si era inserita e mantenuta nel solco dell’idealismo.

 

A coronamento di questa tradizione sta la filosofia di Hegel che, secondo Vera, è la più completa poiché si costituisce in sistema e tenta di ricucire la frattura fra metafisica ed epistemologia, realtà e pensiero, nella maniera più esaustiva. Sin dall’antichità numerosi filosofi si erano posti il problema di ciò che costituisce la realtà e di quale ne sia l’essenza. Tuttavia, con lo scetticismo rinascimentale prima e moderno poi, per giungere a Cartesio, Leibniz e Kant, suddetto problema aveva continuato a dispiegarsi nelle sue più intime contraddizioni: tra il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto sembrava dunque esserci un abisso metafisico e gnoseologico incolmabile. Finché Hegel, con la sua filosofia, non colmò quest’abisso.

 

 

Tentiamo di ripercorrere a grandi linee l’esposizione di Vera. Si diceva, dunque, che sottesa al tentativo hegeliano di ricomporre la suddetta frattura è l’Idea, posta a fondamento del reale e identificantesi con esso. Non si tratta, però, dell’Idea platonica, esistente nell’iperuranio e di cui le realtà fenomeniche non sono che copie sbiadite. Al contrario, l’Idea – o Assoluto – è principio immanente del reale, è attraverso di essa che la totalità degli enti vive e si trasforma incessantemente, e ogni particella del reale non è altro che un grado dell’Assoluto, la totalità di tutte le determinazioni particolari. Il difetto della scienza moderna, prosegue Vera, sta nel voler esaminare ogni fenomeno separatamente dagli altri, e credere così di avere la chiave di accesso della realtà più profonda e ultima. Vera non nega il valore dell’empiria e, al contrario, ne è sin troppo consapevole. Tuttavia la scienza autentica deve volgersi all’Idea, e adottare il metodo dialettico per sviluppare tale scienza al massimo grado. Quella dialettica così tanto centrale nel pensiero filosofico, eppure tanto mal compresa da molti filosofi, si rivela essere lo strumento per penetrare a fondo l’essenza delle cose.

 

Attraverso la fondazione di una scienza e di un metodo assoluto, diviene così possibile comprendere i tre momenti fondanti del pensiero hegeliano, anch’essi strutturati dialetticamente: Logica, Natura e Spirito

 

La Logica, lungi dal ridursi ai formalismi così tanto rimproverati agli scolastici, diviene il mezzo per cogliere, spinozianamente, la connessione tra l’ordine delle idee e l’ordine delle cose; attraverso la Logica diviene possibile analizzare la Natura, i suoi mutamenti e le trasformazioni continue e tra realtà fra loro fenomenicamente opposte, dall’essere al non-essere e viceversa; trasformazioni che, in una visione teleologica, trovano tutte la loro collocazione necessaria nell’ordine delle cose. Si giunge infine allo Spirito, terzo momento che racchiude tutte le manifestazioni dell’umano dall’Arte alla Politica, dalla Filosofia alla Religione. Sottesa alle diverse manifestazioni spirituali v’è la convinzione che esse siano emanazioni di un’unica, ideale essenza. Diviene così possibile interpretare il corso degli avvenimenti naturali e storici alla luce di una filosofia sistematica, necessitarista che lascia però altrettanto spazio alla libertà individuale e ad una sua ridefinizione in termini, diremmo noi, più moderni. 

 

G.W.F. Hegel
G.W.F. Hegel

 

Come si è rilevato supra, il pensiero hegeliano si sviluppa attraverso decenni di grandi mutamenti storici e sociali, ed esso avrebbe dominato la scena della filosofia tedesca almeno fino alla prima metà del XIX secolo. Basti pensare alle interpretazioni, più conservatrici o liberali, della destra e della sinistra hegeliana, e ancora all’influenza di Hegel sul giovane Karl Marx, o sui filosofi italiani Bertrando Spaventa e Antonio Labriola, per rimanere nei confini dell’Ottocento europeo.

Hegel diviene dunque una tappa forzata per capire la storia e la cultura dell’Europa moderna. Con tutte le sue contraddizioni, oscurità e innovazioni, la filosofia del pensatore di Jena è riportata da Vera, attraverso una grande chiarezza espositiva e un approccio divulgativo, alla sua originaria organicità. A conclusione di questa esposizione, conviene far parlare direttamente l’Autore: 

 

« Le categorie di Kant, l’io di Fichte, l’Assoluto di Schelling, sono in fondo sempre lo stesso pensiero che si sforza di cogliere l’essenza delle cose [...] Far oltrepassare al pensiero questo ulteriore gradino, impossessarsene con una mano ferma, condurlo attraverso una severa rigida metodologia, attraverso tutte le forme dell’esistenza, farne sgorgare la vita e la natura pura e intima delle cose, ecco ciò che si propone di fare la filosofia di Hegel »

 

30 novembre 2021