Depressione: il ruolo della scuola

 

Sarebbe un errore affermare che la Scuola non sia cambiata negli ultimi decenni: si discute con gli insegnanti riguardo al ruolo che quest’istituzione dovrebbe avere nella vita degli alunni e come fare per migliorarla; vengono proposte attività che si staccano dal nozionismo disciplinare per rendere gli studenti cittadini più consapevoli; inoltre, viene posta maggiore attenzione al benessere della persona, il cui lavoro rimane, da sempre, quello di imparare. Ma queste azioni non sono abbastanza per allontanare l’incessante presenza del carnefice che si trascina appresso troppi studenti: la depressione.

 

di Angela Negro

 

 

Nelle scuole, da sempre, ci si reca per studiare ed imparare attraverso le conoscenze che gli insegnanti trasmettono ai propri studenti; in alcuni casi, purtroppo, un edificio costruito per l’apprendimento di bambini e ragazzi si trasforma in una prigione del terrore, in cui si è perennemente perseguitati dalla fame di buoni voti, e, spesso, il ruolo del boia è ricoperto, per scelta o per ignoranza, da coloro che dovrebbero insegnare a perseguire la propria libertà, e non, invece, ad oscurarla con arbitrarietà e indifferenza. Purtroppo, in questo caso i prigionieri non hanno commesso crimini di alcun genere, ma l’ansia, l’incomprensione degli altri, la fatica infruttuosa e la costante insoddisfazione hanno, negli anni, messo giù mattone su mattone, fino a quando ci si ritrova rinchiusi nella propria disperazione. Come si può scegliere di ignorare il problema, quando si perde il potenziale di centinaia di migliaia di giovani italiani, i quali, se messi nelle condizioni ideali, potrebbero essere in grado di stravolgere in positivo il nostro futuro?

 

Qualcuno si è reso conto che i giovani, spesso, hanno bisogno di sostegno morale non solo per problemi come la depressione o la difficoltà nella gestione dell’ansia, ma anche per problemi con il rapporto con i propri genitori o, più in generale, con le altre persone: per questo motivo l’Ordine degli psicologi, secondo il Protocollo tra il Ministero dell’Istruzione e il CNOP è entrato nelle scuole per tentare di dare un sostegno a coloro che ne hanno bisogno. Ma può l’opera di un singolo psicologo essere abbastanza in una scuola con centinaia, se non migliaia di studenti? L’adolescenza è l’età in cui vengono a galla le bugie a lungo nascoste dagli adulti, in cui si comprende che la realtà è completamente diversa da quella che si ammirava nei cartoni animati e che la vita gira intorno allo studio e al lavoro: ci si sente abbandonati in una vasca piena di squali senza saper nuotare e alla disperata ricerca di qualche appiglio sicuro. Ci si trova nel mezzo della lotta tra la ricerca della propria autonomia e l’esigenza di sentirsi protetti, senza dimenticare che «l’adolescente deve confrontarsi con il suo desiderio di emergere in un ambiente sociale e scolastico molto competitivo».

 

La depressione non risparmia i giovani e, poiché gli adolescenti vivono un momento della loro vita in cui la Scuola è uno dei fattori che li influenza maggiormente, poiché spendono cinque ore al giorno in aula ed ancora altre chiusi in casa a studiare (e per questo viene continuamente loro chiesto perché non escano mai di casa); è chiaro, dunque, che il personale scolastico, specialmente gli insegnati, abbiano un ruolo cruciale nel loro benessere psicologico: per questo dovrebbero essere al corrente della malattia che colpisce dal 10 al 20% dei giovani nel mondo.

 

Filomena Albano, Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia), afferma: «parlare di salute mentale in adolescenza significa occuparsi di ragazzi invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili».

 

 

Nel 2015, in quattro città del Cile, per esempio, è stato condotto un seminario composto da incontri di quattro ore e svolti dalla psichiatra per adolescenti e bambini Vania Martìnez e lo psicologo per adolescenti Daniel Espinosa per informare psicologi e lo staff scolastico sulla depressione, dalle caratteristiche cliniche al trattamento e all’approccio che le scuole dovrebbero avere in merito. È stato proposto, a coloro che avevano aderito, un test riguardante la depressione negli adolescenti da svolgere sia prima che al termine del workshop, ed è stato evidenziato, come mostra il Table 3, un significativo aumento del punteggio medio dei questionari dopo lo svolgimento degli incontri. Nonostante lo staff scolastico abbia una conoscenza maggiore sulla depressione dopo il seminario, questo è da considerarsi solo il primo passo, poiché ancora non si sa come queste conoscenze verranno utilizzate all’interno degli edifici scolastici.

 

Che le scuole siano solo un luogo per tenere addormentati masse di giovani apatici è, però, decisamente scorretto: vengono svolti progetti e attività tra le classi che spaziano dalla fotografia al teatro, dalla scienza alla lettura di romanzi; e ciò dimostra il tentativo di sfruttare le passioni degli studenti, che sarebbero altrimenti confinate al di fuori delle mura scolastiche. Ma il modo migliore per trattare questa grande piaga è di informare gli studenti del fatto che non sono soli nell’affrontarla, facendo loro comprendere la gravità delle conseguenze a cui può portare se ignorata. È molto importante che chi è affetto dalla depressione abbia un sostegno che sia in grado di aiutarlo, e, come afferma Daniel Goleman in Intelligenza emotiva, «dal momento che la possibilità di prevenire l’insorgenza di tale disagio in un’età così delicata può avere influenza sul benessere dell’individuo nell’intero corso della vita è fondamentale che la scuola si interroghi sul suo ruolo in tal senso».

 

 13 settembre 2021

 




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