Un futuro più giusto. Rabbia, conflitti e giustizia sociale

 

Un invito a non rassegnarsi. Battere le disuguaglianze e realizzare giustizia sociale è possibile. Fabrizio Barca e Patrizia Luongo ne indicano la strada: realizzare le “15 proposte per la giustizia sociale” elaborate dal Forum Disuguaglianza e Diversità, originale alleanza di ricerca e cittadinanza attiva.

 

di Giuseppe Gallelli

 

 

Gli autori, entrambi economisti e membri del Forum Disuguaglianze e Diversità, partono dall’esame dei divari territoriali e fra le persone nel nostro Paese, il cui “pieno sviluppo”, come prevede la nostra Costituzione, incontra seri “ostacoli” nelle varie dimensioni della vita, e avvertono la presenza, oggi , di un senso di impotenza generalizzato che mortifica.

È negata spesso «la capacità di ciascuno di fare le cose alle quali assegna con ragione un valore», come avverte Amartya Sen.

Non solo l’ingiustizia sociale ma anche l’ingiustizia ambientale caratterizzano la nostra epoca a causa di un capitalismo che è oggi «più forte di quanto mai sia stato».

 

« Ha prodotto squilibri di potere, effetti sulle relazioni umane e sul rapporto con l’ecosistema e una distribuzione sbilanciata dei benefici così forti da suscitare in Occidente paura, risentimento e rabbia profondi, una sfiducia radicata in coloro che governano, negli esperti che li consigliano e nella possibilità che si possa cambiare.

Nasce qui la disponibilità di un numero sempre maggiore di persone a farsi convincere che l’unica soluzione sia di erigere muri sui propri confini, nazionali o di comunità, muri che proteggano dalla diversità e sanzionino comportamenti “devianti” anche a costo di comprimere le libertà. Nasce qui, dal dolore prodotto dalla questione sociale e dal convincimento che non sia risolvibile, la disponibilità a trovare sollievo nella questione identitaria, in una qualche artefatta “purezza”. […]

In Italia, poi, a queste cause se ne aggiungono altre più specifiche, e così alla gravità delle disuguaglianze si accompagna una stagnazione assoluta della produttività, la misura ultima del successo e del consenso del capitalismo, una stagnazione fonte di ulteriori ingiustizie. E si uniscono manifestazioni particolarmente minacciose della dinamica autoritaria. »

 

Questa era la situazione pre-virus. La crisi globale prodotta dal Covid-19 ha peggiorato la situazione economica e sociale del Paese, il mondo del lavoro, della ricerca, dell’Università, della scuola e della cultura, la sanità e  i servizi sociali già indeboliti dai precedenti disinvestimenti.

Tra le opzioni strategiche possibili non solo per uscire dalla crisi ma per un orizzonte di società più giusta e più umana, gli autori propongono un progetto che dia fiducia alla possibilità di cambiamento, ponendo al centro della loro proposta la giustizia sociale e ambientale:

 

« Modificando gli equilibri di potere e i dispositivi che producono le disuguaglianze, orientando il cambiamento tecnologico digitale, creando spazi di confronto acceso e informato dove lavoro e società civile possano pesare nelle scelte strategiche, territorio per territorio, e producendo un salto di qualità del “pubblico” e delle sue amministrazioni, capace di ricostruire fiducia. »

 

Ecco i risultati che, a loro parere, abbiamo diritto di poter realizzare:

 

« Lavori stabili e di qualità, una libera circolazione della conoscenza, una drastica riduzione della povertà educativa, filiere energetiche e alimentari pulite e di prossimità, rilancio del sistema delle PMI (piccole e medie imprese) sulla base dell’innovazione, abitazioni dignitose e sicure, servizi fondamentali a misura dei luoghi, riequilibrio nel rapporto fra i generi, una vita in sintonia con l’ecosistema. »

 

 

È questo l’obiettivo del progetto che gli autori descrivono, frutto del lavoro del Forum Disuguaglianze Diversità. Il Forum D.D. è un’alleanza culturale e politica autonoma che riunisce conoscenze di mondi diversi: persone e soggetti collettivi differenti per competenze, sensibilità, storie e appartenenze. Propone gli argomenti affrontati in questo testo convinto che, come la nostra Costituzione chiede di fare alla Repubblica, con forme nuove di impegno sia possibile costruire proposte e azioni di cambiamento per rimuovere gli ostacoli, rianimare la democrazia e intraprendere una nuova strada di emancipazione sociale.

 

Gli autori hanno realizzato il Rapporto 15 proposte per la giustizia sociale nel marzo del 2019, dopo due anni di lavoro. Successivamente, si sono confrontati con e attraverso le otto organizzazioni che fanno parte del Forum D.D., con il mondo del lavoro, della cultura, del sociale, con i rappresentanti delle imprese, delle istituzioni locali, con varie reti, giornalisti, tecnici, cittadini di ogni parte del paese. Dopo un ampio confronto pubblico, presentano, in questo Rapporto, le loro idee e le loro ipotesi strategiche. Anticipano, in apertura, una valida chiave di lettura della loro proposta, per evidenziare quanto sia importante e urgente realizzare queste proposte, soprattutto dopo la crisi Covid -19.

 

Individuano cinque obiettivi strategici, fortemente interconnessi, e per ogni obiettivo indicano una o più delle 15 proposte che possono aiutare a conseguirlo: fa da guida, alla lettura del libro, il paragrafo: Chiave di lettura del dopo Covid-19.

Partono dalla mappa delle disuguaglianze, risalendo alla svolta politica neoliberista a fine anni ’70 e descrivono (cap. 2) i fatti e le cause dell’ingiustizia sociale.

Esaminano nei dettagli il progetto neoliberista, sia sul piano economico che su quello politico e sociale, in particolare in Italia, e propongono un’alternativa: è possibile ridurre le disuguaglianze modificando le politiche, riequilibrando il potere fra lavoro organizzato e sistema delle imprese e nello stesso tempo realizzando un cambiamento culturale che modifichi il senso comune nei modelli di vita.

Si soffermano sulla disuguaglianza di ricchezza e sui suoi effetti e indicano 15 proposte operative (cap. 3) di cui undici sono rivolte a orientare il cambiamento tecnologico alla giustizia sociale.

 

Nella parte centrale del volume descrivono in modo chiaro le 15 proposte e la loro esposizione si articola secondo l’impianto di formazione della ricchezza che caratterizzano le disuguaglianze: propongono «un cambiamento tecnologico per la giustizia sociale» (cap. 4), «un lavoro con più forza per contare» (cap. 5); «un passaggio generazionale più giusto» (cap. 6).

Per ogni proposta, presentano l’ingiustizia da combattere, le sue cause, l’obiettivo da raggiungere e lo strumento con cui realizzarlo.

A mio parere, specificamente, nel capitolo Un cambiamento tecnologico per la giustizia sociale indicano le soluzioni operative per uscire dalla crisi attuale, dimostrando con esempi concreti, risultato dei loro studi, come ricerca scientifica e innovazioni tecnologiche hanno un effetto determinante nella risoluzione delle disuguaglianze e sulla realizzazione della giustizia sociale. 

Indicano, in particolare, la modalità per il libero accesso e la sovranità collettiva della conoscenza, investendo una quantità di risorse in open science per un più corretto bilanciamento fra conoscenze private e conoscenze liberamente accessibili.

 

G. Klimt, "Giardino di una fattoria con girasoli", 1907
G. Klimt, "Giardino di una fattoria con girasoli", 1907

 

Prevedono l’affidamento di missioni strategiche alle imprese pubbliche, la valorizzazione del ruolo delle università per la giustizia sociale, il reinvestimento dei profitti del cambiamento tecnologico, una efficace riforma delle pubbliche amministrazioni, la centralità «del dare lavoro per contare».

 

Sostengono che sia necessario, soprattutto, modificare l’accordo TRIPs (accordo internazionale sulla regolazione dei diritti di proprietà intellettuale) per correggere, per esempio nel campo della salute,  l’attuale squilibrato sistema di appropriazione privata della conoscenza.

 

Si soffermano sulla necessità di regolare  la raccolta e l’elaborazione dei dati che ogni giorno entrano in rete e in particolare sull’utilizzo degli algoritmi, ossia i modelli statistici basati sull’analisi di comportamenti passati e utilizzati per prendere decisioni, dato  che hanno il potere di influenzare profondamente i nostri comportamenti in tutte le dimensioni della vita, nel lavoro, nei servizi pubblici essenziali, nelle politiche di assistenza sociale, nel consumo di beni e servizi, nella informazione e nella formazione delle opinioni politiche ma se correttamente gestiti sono di pubblica utilità.

 

Affidano grande valore alle imprese pubbliche e propongono che il governo, su istruttoria del ministro dell’Economia, attraverso un iter che preveda l’approvazione del Parlamento, scelga ogni 5-7 anni, per ognuno degli obiettivi generali – competitività, giustizia sociale e giustizia ambientale –, le missioni strategiche da assegnare alle imprese pubbliche.

 

Propongono di organizzare per salute, digitale e transizione energetica, tre mega imprese pubbliche a livello europeo che concorrano con le imprese private esistenti, in attuazione di specifiche missioni sociali sui temi sopradetti.

 

Ma è l’Università ad avere il ruolo chiave nell’orientare il cambiamento tecnologico verso la giustizia sociale. Il sistema-Università dovrebbe riequilibrare, a loro parere, il processo di concentrazione della conoscenza, promuovere il trasferimento di conoscenza al sistema delle piccole imprese e alle aree marginalizzate, favorire l’innovazione sociale, accrescere la consapevolezza dei cittadini sulle innovazioni culturali e tecnologiche, riequilibrare il divario di opportunità dei giovani in relazione alle loro condizioni di partenza.

I due autori espongono una loro diretta esperienza, dato che hanno lavorato, dal settembre 2019, con 26 Università e hanno articolato, nel loro studio-proposta, l’obiettivo generale di giustizia sociale in 7 obiettivi specifici, esemplificando le azioni attraverso cui possono essere perseguiti.  Propongono, ad esempio, schematicamente, gli obiettivi specifici che le Università si possono prefiggere in termini di giustizia sociale. Ogni obiettivo è seguito dall’esemplificazione di alcune azioni con cui l’obiettivo può essere realizzato. Ma, a loro parere, non basta la sola capacità di indirizzo dello Stato e delle politiche pubbliche, è necessario operare sulle capacità e sui diritti, di proprietà, di decisione o di partecipazione e indicano precisi percorsi attuabili.

 

È urgente, soprattutto, ridare dignità al lavoro, con retribuzioni dignitose per tutti, estendere a tutti i lavoratori e lavoratrici l’efficacia dei contratti firmati da organizzazioni rappresentative, introdurre un salario minimo legale, rafforzare i centri di ispezione contro le irregolarità, realizzare consigli del lavoro e della cittadinanza a livello di impresa o di area territoriale, per permettere ai lavoratori di contare nelle scelte imprenditoriali. Propongono di fare interventi a favore dei giovani e rendere più giusto il passaggio generazionale con due interventi: rendere progressiva l’imposta sui vantaggi ricevuti, imposta relativa a tutte le eredità e donazioni ricevute nell’arco della vita, in sostituzione di quella attuale, e introdurre un’eredità universale.

 

Descrivono, infine, il modo in cui è stato realizzato il loro studio e con quali alleati hanno lavorato e si sono confrontati. Il testo contiene, in appendice, gli  Obiettivi di giustizia sociale coerenti con il sistema degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, articolati con riferimento alle principali dimensioni di vita delle persone. Ogni capitolo presenta una ricca bibliografia.

 

Un libro molto denso di analisi, studi, suggerimenti e proposte operative, uno strumento utile per comprendere e per operare con fiducia nelle reali possibilità di cambiamento.

 

 2 maggio 2022