La morte del pacifismo

 

Lo scoppio di una guerra nel cuore dell'Europa ha mostrato tutte le fragilità degli Stati europei, disuniti e incapaci di una reazione compatta ed efficace alle attuali mire russe. La ricerca di una visione geopolitica unitaria e la capacità di fare i conti col pericolo della guerra sono questioni che vanno affrontate senza più procrastinazioni.

 

di Valerio Curcio

 

 

Oggi, entrando in una delle mie classi, mi sono lasciato andare a una battuta nei confronti dei miei studenti. Ho detto loro: «Certo che siete proprio sfigati; dopo due anni di pandemia vi beccate pure una guerra». Lo sappiamo tutti oramai, da questa mattina del 26 febbraio 2022 alle cinque possiamo affermare che il CoVid-19 è definitivamente morto, se non altro a livello mediatico. Così finalmente ci siamo liberati di una delle tre forme del virus. Ne restano ancora due, difficili da debellare: il virus fisico e quello mentale. Se per il primo ci affidiamo alla medicina per il secondo siamo arrivati troppo tardi e il perché lo abbiamo scoperto negli ultimi giorni, in particolare oggi.

 

Ma credevate veramente che Putin avrebbe ammassato i due terzi dell’esercito regolare russo solo per proteggere due minuscoli pezzetti d’Ucraina, sottoinsiemi delle provincie di Donetsk e Luhansk? Follia pura!

Quali colpe ha l’Europa e cosa c’entra il virus mentale in questa faccenda?

 

Andiamo in ordine e parliamo di Europa, non intesa come continente ma come insieme di cittadini. Morti i nostri nonni e decrepiti i nostri padri, la generazione che oggi si affaccia al potere è quella dei millennials, più o meno i nati nell’ultimo decennio del secolo scorso. I millennials europei sono nati e cresciuti nell’illusione di vivere in un mondo perfetto. I loro ideali sono fondati solidamente sui concetti astratti di pacifismo e ambientalismo. Questi non hanno vissuto la discontinuità storica del crollo del Muro di Berlino (o erano troppo piccoli per capire) e sono cresciuti con in testa l’equivalenza “geopolitica uguale guerra” (non è colpa loro se nella loro vista non è successo niente di sconvolgente). Hanno accettato volentieri la smilitarizzazione degli Stati dell’Europa, l’eliminazione della leva militare in cambio di un esercito fatto di pochi professionisti ma altamente specializzati e pronti ad operare in qualunque scenario. A riprova di ciò ripetono all’unisono, come pappagalli, che per esempio in nome della geopolitica gli USA giustificano il possesso di un esercito di coscritti, pronto a combattere terroristi che essi stessi avevano finanziato in passato. Quindi il sillogismo diviene alquanto ovvio: “niente geopolitica, niente guerre e terrore”. Peccato che questa regola non abbia funzionato e oggi la guerra ce l’abbiamo in casa, pur senza avere un esercito di coscritti e senza badare a una geopolitica comune (la guerra in casa per noi rappresenta l’aumento dei prezzi dei derivati del grano, dei carburanti, del gas e di chissà quanti altri beni. Possiamo già dire addio al PNRR: quei soldi serveranno quasi esclusivamente a contrastare gli aumenti dei prezzi). Guarda caso è stata proprio la carenza di una visione strategica comune, la latitante geopolitica europea, che ci ha condotto a questa situazione di impotenza rispetto a Putin, padrone di fare ciò che gli pare. E se oggi egli si riappropria dell’Ucraina, cosa gli vieta in un futuro non troppo lontano di stendere le mani anche sulle ex repubbliche sovietiche baltiche? Abbiamo giocato a fare l’Europa Unita, ma abbiamo continuato a stipulare solo contratti bilaterali, ogni Stato per la sua strada, senza invece pensare a un esercito comune, a un sistema di difesa che ci permettesse di svincolarci dalla NATO, che poi vuol dire USA. Così siamo costretti a seguire gli americani che ci costringono a sanzionare la Russia, facendo i loro interessi e buttandoci la zappa sui piedi. Gli americani non capirebbero un’altra guerra lontano da casa loro, ma foraggerebbero volentieri l’Europa coi loro prodotti. Così l’Europa che rifiuta una propria geopolitica comune e indipendente è costretta a gravitare attorno a quella dettata dall’America.

 

 

Se è vero che teniamo tanto ai valori di libertà e democrazia dobbiamo necessariamente sopportare le privazioni dovute alle sanzioni che verranno combinate contro la Russia. In nome di un’unità europea vera bisogna essere pronti a fare sacrifici, altrimenti non possiamo fare altro che accettare passivamente che Putin faccia ciò che gli pare, continuando a vivere nella perenne illusione che prima o poi la pace tornerà e potremo quindi tornare felicemente a dedicarci al clima e all’ambiente in un nuovo mondo fatto di pace, amore e dell’equazione “geopolitica uguale guerra”.

 

Veniamo ora al virus mentale. Putin non ha mai nascosto i suoi piani. Egli parla di Ucraina e di torti da oltre cinque anni. È un tipo calmo, calcolatore e strategicamente irreprensibile. Si prende tutto il tempo che serve, fa i suoi calcoli, valuta i pro e i contro, ma alla fine agisce e non lo ferma più nessuno. Sappiamo che le sue pause di riflessione durano in media dai quattro ai cinque anni. Ha colto nel virus ciò che altri non sono stati in grado di cogliere. Così per primo ha mandato i suoi medici a Bergamo a studiarlo. Ha raccolto una gran mole di materiale biologico ed è riuscito per primo a produrre un vaccino (questo è potuto avvenire anche grazie alla sudditanza mostrata dai due governi Conte nei confronti della Russia di Putin). È riuscito a controllare il contagio anticipandone le curve rispetto agli altri Paesi europei. E mentre gli altri si indebolivano sotto i colpi del virus, lui si è rafforzato e ha sferrato l’attacco nel momento di maggiore difficoltà degli altri. La gran mole di fake news sui vaccini provenienti dalla Russia, puntualmente iniettate soprattutto nei paesi dell’ex Unione Sovietica e non solo, ha esasperato le fragilità interne di questi Paesi. Basti guardare alle spesso violente proteste di no-vax inferociti e ben indottrinati dalla propaganda russa.

 

Chi esce con le ossa rotte da questa situazione di guerra è proprio l’Europa pacifista. È giusto e sacrosanto essere contro ogni guerra, ma non per questo essere pacifisti. Non si vive nell’illusione che tutto possa essere sempre bello. Finché ci saranno due soli uomini su questa Terra ci saranno guerre. Se davvero l’Europa vuole essere unita deve necessariamente avere una visione geopolitica unica e bandire definitivamente il ricorso agli accordi bilaterali di singoli Stati con realtà esterne all’Unione. L’Europa deve avere una voce unica, muoversi come Stato unitario, avere un esercito e un meccanismo di difesa unico che possa anche contemplare la leva obbligatoria. Gli studenti europei dovrebbero studiare molta più geopolitica, demolendo definitivamente l’equazione errata “geopolitica uguale guerra”, ed essere sempre pronti a difendere valori e diritti, se necessario, anche attraverso l’uso della forza, quando la diplomazia fallisce gli obiettivi, come sta accadendo in questi giorni.  

 

 25 febbraio 2022