In questo periodo storico è tornato il fantasma della guerra, spaventoso e tremendo come sempre. Nell'antica Grecia il concetto di «Polemos»(Πόλεμος) tanto amato dal filosofo Eraclito, affermava il contrasto e lo scontro come legge dell'Universo. Ma nel corso dei secoli il perfetto ideale di umanità ha trovato riscontro nella ragione, come legge universale, e non nell'atto della guerra. Infatti è proprio il compimento morale che mostra la purezza del nostro essere, capace di sfuggire alla corruzione e alla fragilità empirica per affermare la direzione del bene e della giustizia.

Oggi più che mai il dovere dell'uomo è vivere la propria virtù etica e quindi impegnarsi nella costruzione di un mondo di pace, che sia comunità universale di ragione e libertà, speranza e dovere. Per svolgere questo compito necessario ci viene in soccorso la filosofia di Immanuel Kant (1724-1804) nella quale l'agire etico e virtuoso sfugge al tempo e si lega all'eterno.
Questa eternità della morale che sovrasta la temporalità sensibile pone la filosofia kantiana in stretto legame con Platone, per il quale le idee nell'iperuranio non divengono, ma indiscutibilmente sono. Quindi l'ordine delle idee platoniche ci conduce dalla terra al cielo in un viaggio ascensionale, mentre in Kant le leggi universali conducono l'essere umano dalla terra alla Terra in un percorso morale dove trovare piena manifestazione.
Ecco allora l'esigenza di una vera pace nel mondo che possa soddisfare la nostra essenza morale, imperitura ed eterna. Nel 1795 Kant pubblica «Per la pace perpetua, Progetto filosofico » dove espone le condizioni per un mondo di pace, in cui la giustizia possa governare non solo l'animo umano, ma anche i rapporti tra i popoli. Quello che Kant, all'età di sessantun anni, descrive è un progetto concreto di rispetto assoluto verso la legislazione della nostra ragione che deve trovare vita anche nell'ambito sociale e politico.
Proprio alla politica di oggi manca questo, l'etica del dovere; e Kant è lì a ricordarci che senza di essa non ci può essere pace autentica. Nonostante alcune critiche ricevute per il barboso stile giuridico e una monotona senilità, quella di Kant è un'austerità marmorea (come lui stesso la definisce) che vuole costruire uno stato di pace che non è di certo lo stato di natura dell'uomo.
Ecco allora spuntare il concetto di diritto che testimonia come nell'uomo ci sia però una disposizione morale alla pace; il diritto di cui parla Kant non è quello internazionale che consente anche guerre e soprusi, ma il diritto universale della Ragione, che afferma concetti giuridici di libertà ed uguaglianza:
« La ragione, dal suo trono di suprema potenza morale legislatrice, condanna assolutamente la guerra come procedimento giuridico, mentre eleva a dovere immediato lo stato di pace, che tuttavia non può essere creato o assicurato senza una convenzione dei popoli tra loro [...]. » (I. Kant, Per la pace perpetua, Progetto filosofico, 1795)
Quindi l'esigenza è quella di formare una lega della pace (foedus pacificum) che va distinta dal patto di pace (pactum pacis); quest'ultimo cerca di mettere fine ad una guerra, mentre il primo costruisce una condizione di pace. Per questo motivo il filosofo tedesco parla anche dell'ospitalità come il diritto di uno straniero, se non costituisce un pericolo, di non essere trattato con ostilità.
Quindi anche il rapporto tra gli Stati e gli stranieri si deve ispirare ad una logica dell'ospitalità universale che avvicini sempre più l'uomo ad una pace perpetua. In conclusione, il progetto kantiano fa parte del più ampio ideale di un mondo giusto in cui le relazioni tra popoli devono essere virtuose, cioè governate dai principi razionali della nostra moralità. Come diceva John Rawls, quella di Kant è «utopia realistica» ovvero un'idea capace di mostrare le condizioni di una società giusta in cui poter coltivare la ragionevole speranza di una vera umanità; parola quest'ultima dimenticata ma mai priva di significato perché rappresenta il senso reale del nostro vivere e lottare.
E allora Kant, guidaci tu.
8 novembre 2025
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