Tra filosofia e poesia: il progetto di Simona Venezia e il Platone di Girgenti

 

Tra immagini che feriscono e concetti che illuminano, il progetto di Simona Venezia e la lezione di Giuseppe Girgenti mostrano come la parola poetica continui a incrinare le certezze del pensiero, rinnovando la possibilità di guardare l’umano nella sua interezza.

 

 

1. Origine e finalità del seminario Pensiero e Poesia

 

Questi incontri nascono dal proposito di seminare idee, promuovere riflessioni e offrire immagini che i partecipanti possano portare con sé nella loro ricerca di senso.

 

Con queste parole Simona Venezia, docente ordinaria di Filosofia Teoretica, ha aperto l’ultimo appuntamento del Seminario dal titolo suggestivo su Pensiero e Poesia, attivo presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, di cui è coordinatrice. Il seminario nasce dalla volontà – sottolinea la docente, che coordina anche il Corso di Studi Triennale in Filosofia dell’Ateneo campano – di promuovere «il dialogo tra pensare e poetare, inteso non come il confronto tra due discipline specialistiche che si incontrano in un rassicurante luogo comune, ma come un’interazione viva e mai standardizzabile tra due saperi, capace di restituirne l’intrinseca differenza e di mettere in discussione tutto ciò che, dell’uno, incrina le certezze sedimentate dell’altro». Costituito ufficialmente nel 2023, il Seminario ha ospitato numerose personalità tra le più prestigiose: da Milo De Angelis a Valerio Magrelli, da Massimo Cacciari a Carlo Sini, da Mariangela Gualtieri ad Alessandro Ceni, senza dimenticare Marco Vannini, Giulio Ferroni, Roberto Esposito e Romano Màdera. 

 

La studiosa, in più occasioni, ha sottolineato che gli incontri sono pensati fuori da steccati ideologici, come esperienze finalizzate a garantire una polifonia di voci nell’incrocio tra filosofia, poesia, letteratura, critica letteraria, filologia e pratiche filosofiche. L’approccio è volutamente e fortemente interdisciplinare: le grandi questioni filosofiche sull’umano vengono affrontate sia nella riflessione teoretica sia nelle analisi letterarie, e in generale attraverso tutti quei saperi che possano costituire un elemento di comprensione e di discussione. Non semplice fruizione del bello, né disputa accademica, ma esperienze di senso che accompagnano i partecipanti alla scoperta di quell’avventura umana che talvolta ci tramortisce e che nella poesia trova forma, sfidando il pensiero. Negli anni, gli incontri sono diventati un appuntamento sempre più atteso da studenti e appassionati, un invito al pensiero a cui non siamo più abituati. La cornice ermeneutica del seminario genera riflessione e bellezza, facendo vivere la poesia come tentativo, tutto umano, di dire l’incompiuto e la dismisura, cifra del nostro esserci. Insieme alle voci poetiche accolte in questo spazio, gli intervenuti hanno avuto l’occasione di sentire le cose, di collocarsi nella pienezza di un vivere inatteso e indefinibile. Come ricorda Maria Zambrano, «la poesia è fuga e ricerca, bisogno e spavento; un andare e ritornare, un chiamare per fuggire; un’angoscia senza limiti e un amore esteso» (Filosofia e poesia, p. 116).

 

 

2. La centralità della parola poetica nel progetto e nella ricerca di Venezia

 

Accanto ai protagonisti del panorama culturale italiano il Seminario ospita inoltre il ciclo Poesia dei vent’anni. Inventarsi una generazione, durante il quale a “inventarsi una generazione” sono giovani poeti che presentano i loro componimenti e riflettono con gli studenti sulla loro idea di poesia. A intervenire sono stati finora giovani poeti come Giorgiomaria Cornelio, Mattia Tarantino, Diletta D’Angelo e Noemi Nagy, segno di un interesse autentico verso una generazione che sfida l’omologazione per tracciare nuovi sentieri. Al centro degli incontri – osserva Venezia – vi è lo statuto della parola, a partire da quello della parola poetica, paradigmatica nella sua refrattarietà a ogni forma di omologazione e di svilimento semantico, tipico di un’epoca abituata a consumare le parole come prodotti seriali. Punto di partenza imprescindibile del Seminario è proprio la parola poetica che si configura come “forma di opposizione e di resistenza” a questa uniformazione, come gesto che restituisce al linguaggio la sua densità e la sua capacità di aprire mondi. Ricordiamo che il progetto è espressione dei numerosi e significativi studi che la docente conduce da anni in quest’ambito: la sua sensibilità l’ha portata a tracciare, nel corso degli anni, un filo d’Arianna tra il pensiero e il poetare.

 

Si tratta di un progetto audace, quello di tornare a guardare la vita dalle due prospettive che hanno determinato la storia dell’uomo – quella poetica e quella filosofica – in un modo originale: attraverso il reading poetico e le lezioni seminariali, volte a favorire un maggiore dialogo tra autori e ascoltatori. Incontro dopo incontro, i partecipanti hanno avuto modo di comprendere ciò che Zambrano afferma: l’uomo si trova tra due orizzonti, «le cose che ci circondano, cose amiche ed estranee, cose verso cui siamo andati uscendo dal sogno originario, verso le quali ci siamo diretti col sapere. E l’altro, che resta dietro nell’oblio, e da cui il filosofo vuole staccarsi quando marcia alla conquista del suo essere…» (M. Zambrano, Pensiero e poesia, p. 107).

 

 

3. Platone poeta: eros, parola e filosofia nell’intervento di Girgenti

 

Ad arricchire il paesaggio teoretico tratteggiato dalla docente federiciana è intervenuto, giovedì 21 maggio 2026, il professore Giuseppe Girgenti dell’Università Vita-Salute San Raffaele, che ha tenuto, in un’aula gremita e attenta, una lezione dal titolo L’anima sulle labbra (τὴν ψυχὴν ἐπὶ χείλεσιν). La parola poetica di Platone innamorato. Lo studioso ha proposto una rilettura del rapporto tra Platone e la poesia – del quale anche Hans-Georg Gadamer, nel saggio Platone e i poeti del 1934, aveva mostrato la complessità – mettendo in crisi il luogo comune dell’“inimicizia” tra il filosofo e i poeti. Un’inimicizia che, a ben vedere, emerge soprattutto nella Repubblica e riguarda in particolare Omero, accusato non tanto in quanto poeta, quanto per la funzione educativa e politica esercitata sulla città.

 

Partendo dal titolo dell’incontro, Girgenti si è confrontato con un celebre epigramma attribuito a Platone e tramandato da Diogene Laerzio (Vita di Platone, III, 32 = Antologia Palatina, VII, 77): «Mentre baciavo Agatone, avevo l’anima a fior di labbra, / la poveretta venne alle labbra come per passare in lui». Qui eros e parola coincidono: il bacio diventa il punto estremo della comunicazione amorosa, l’anima tenta di uscire dal corpo e trasferirsi nell’altro. È una scena in cui eros, linguaggio e morte si toccano; la parola giunge al suo limite, quasi dissolvendosi nell’esperienza immediata del contatto. Girgenti ha ricordato come la tradizione antica conservi numerose testimonianze della produzione poetica di Platone. Diogene Laerzio racconta che il giovane Platone compose ditirambi, tragedie e commedie prima dell’incontro con Socrate, e che avrebbe poi bruciato questi testi per dedicarsi interamente alla filosofia. Eppure, secondo il relatore, alcuni frammenti del cosiddetto “Platone comico” potrebbero essere residui di quella produzione poetica perduta. La Suda attribuisce a Platone un solo amore femminile, mentre Diogene Laerzio insiste soprattutto sugli amori maschili. Tra questi emerge la figura di Agatone, il poeta tragico del Simposio, al quale è legato l’epigramma più celebre; ma vi è anche Astro, il giovane ricordato da Apuleio nel De magia (X), fonte fondamentale per comprendere il Platone poeta d’amore. I versi dedicati ad Astro – «Gli astri tu osservi, mio Astro: oh, se io fossi il cielo, per guardarti con molti occhi!» e «Astro del mattino, tu prima splendevi tra i vivi; / ora, invece, morto, rifulgi tra i morti, Astro della sera» – mostrano un eros che non è astratta tensione metafisica, ma esperienza concreta del desiderio, memoria e trasfigurazione funebre.

 

Secondo Girgenti, queste testimonianze costringono a ripensare il nesso fra eros, poesia e filosofia. Siamo abituati a leggere Eros come semplice metaxý, mediatore tra umano e divino, ma spesso dimentichiamo che nel Simposio è Agatone stesso a definire Eros poeta. Il passo (196E) afferma: «È un poeta così sapiente da rendere poeti anche gli altri». Eros non solo produce poesia, ma rende poeti: l’ispirazione amorosa diventa origine del linguaggio creativo. Nel Fedro questa intuizione viene approfondita attraverso la teoria delle quattro manie divine, tutte poste sullo stesso piano: la mania profetica, rituale, poetica ed erotica. La poesia è dunque una forma di ispirazione divina non inferiore all’eros. Nel celebre passo del Fedro (251A-B) Platone descrive l’esperienza erotica come sconvolgimento sacro: «Colui che è di recente iniziato […] quando vede un volto di forma divina […] prova i brividi […] ricevendo attraverso gli occhi l’effluvio della bellezza». Qui eros genera tremore, estasi, elevazione; ed è significativo che il secondo discorso di Socrate sull’amore riprenda in prosa motivi e immagini della lirica saffica, in particolare dell’Ode alla gelosia. Platone non elimina la poesia: la trasforma. La filosofia diventa così una “prosa poetica”, capace di assorbire la forza del mito e della lirica senza irrigidirsi nella forma metrica.

 

Il Seminario su Pensiero e Poesia e la lezione di Giuseppe Girgenti mostrano, ciascuno a suo modo, come la parola poetica continui a interrogare il pensiero là dove esso rischia di irrigidirsi, e come la filosofia, quando accetta di esporsi alla sua alterità, ritrovi la propria vocazione originaria: quella di un sapere che non pretende di chiudere, ma di aprire. In questo dialogo mai pacificato tra concetto e immagine, tra rigore e vibrazione, tra forma e eccedenza, si rinnova la possibilità di pensare l’umano nella sua interezza. 

 

27 maggio 2026