Nella società occidentale, iperproduttiva e sempre più basata sulle performance, pochi spazi rimangono liberi come quelli dedicati ai videogiochi. Il disprezzo per i videogames e per il gioco in generale mette d’accordo tutti, dai grandi e fini accademici fino al genitore medio, preoccupato di quanto i figli perdano tempo dietro a un’attività tanto inutile. Ma le cose stanno davvero così?
E se invece potessimo conoscere di più una persona in un’ora di (video)gioco che in un anno di conversazione?
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❤️ Grazie a Michele Rossi per il contenuto dello storytelling e a Mario Ferdinandi per l'editing
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