Viviamo in tempi bui. Il sistema tecno-finanziario dominante ha distrutto i capisaldi della società a cui eravamo abituati. Non c’è più al centro l’essere umano, la sua identità e dignità come persona, il suo pensiero autonomo, razionale, critico e creativo. I principi classici che strutturavano la comunità, come la partecipazione democratica, stanno scomparendo. Ogni persona non è più fine, ma mezzo sottomesso al vero obiettivo che l’umanità, per mezzo di un’élite al potere, è obbligata a perseguire: il progresso tecnologico e il profitto monetario, costi quel che costi.
Siamo arrivati a questo punto per più fattori e correnti di pensiero (come il postmodernismo antiumanistico e il neoliberismo socialdarwinista) che hanno riplasmato l’idea che avevamo dell’individuo. Da un lato, sembra che l’essere umano non sia più al centro del mondo e si presenta la possibilità di potenziarlo grazie alla tecnologia, se non addirittura di superare l’uomo in nome di una nuova entità – un Oltre-uomo – che nasca dai progressi tecnologici; dall’altro, non è più centrale lo sviluppo di un sistema sociale che supporti e tuteli il singolo, ma si incentiva la distruzione del sistema di welfare di keynesiana memoria, per favorire il dominio di una ricchissima minoranza che assume le redini del potere – passando dalla democrazia alla plutocrazia.
Se dobbiamo trovare un unico colpevole all’origine dei mali che affliggono il presente, a fondamento di questi stravolgimenti del pensiero e della società umana, forse possiamo dare un nome: Friederich Nietzsche.
Con Paolo Ercolani e Francesco Pietrobelli; testi Francesco Pietrobelli; editing Mario Ferdinandi
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