L'altro gossip

 

In estate, schiacciati tra sdraio e ombrellone, ci si diletta con scandali di modelle e calciatori in spiagge lontane, inutili in confronto alle vite spesso nascoste di chi da lontano, nel tempo o nello spazio, manda nel mondo segnali di cambiamento: occorre curiosare in quelle vite per comprenderli.

 

di Marco Pieretti

 

Eugen Von Blaas, "Gossip" (1903)
Eugen Von Blaas, "Gossip" (1903)

 

La vita privata ― fatta di abitudini, segreti, confidenze, in tempi in cui i social si infiltrano sempre più nella quotidianità di ciascuno ― è ormai considerata un bene di grande valore da tener saldo davanti agli estranei, eppure al tempo stesso è per tutti fonte di curiosità, a volte maliziosa.

 

È un po’ il gioco delle riviste di gossip, alla costante ricerca dello scoop da migliaia di copie vendute che investe suo malgrado il VIP di turno; perché se interessa lo scandalo di paese, figuriamoci quando esso coinvolge personaggi di fama mondiale, magari insospettabili, di cui si ha un’immagine pronta da capovolgere. Così, con riviste su riviste, si ha un reportage completo della vita privata, il più delle volte sentimentale, di persone a cui mai daremo la mano, mai parleremo, di cui mai ci interesseremo a livello intellettuale, insomma, che probabilmente non hanno nessun interesse a trasmetterci qualcosa. Ecco perché tutta questa pressione mediatica su una sola persona, tutte le chiacchiere, spesso di realtà travisate e falsate, risultano a lungo andare nauseanti, prive di importanza dacché esauriscono la loro utilità in se stesse, risultando sterili.

 

Se questo vale per i famosi che poco o per nulla si immedesimano nel corso degli eventi, un discorso diverso va fatto invece per le grandi personalità del passato e contemporanee, che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia di una comunità ― locale o globale che sia ― grazie alle loro azioni, volenterosi di cambiare una società che non potevano accettare.

 

Capi politici, scrittori, magistrati, militari, scienziati e molte altre sono le figure che annoverano tra le loro schiere personaggi di spicco, animati da uno spirito rivoluzionario nutrito di ideali irriducibili, il quale raccoglieva i frutti di incontri, esperienze, gioie e dolori, delusioni seguite da piccole vittorie: gli stessi che maturavano nelle altre persone quando sposavano la causa per cui ciascuno di essi combatteva o tutt’ora si ardimenta.

 

Di tali persone passa alla storia la loro figura pubblica, con le imprese, le teorie e le visioni del mondo, mentre la sfera privata del loro vissuto viene messa in secondo piano, considerata superflua; a volte tristemente si perde in silenzio nell’oblio o nel caos di una biblioteca dimenticata. Tutte le lettere per corrispondenza, i diari personali, gli appunti a margine di un libro, le opere incompiute, le testimonianze dirette di amici e conoscenti, i filmati e le foto ― qualsiasi cosa non abbia preso il vento della fama ma sia rimasto in porto ―, è evidentemente qualcosa che non si voleva condividere, qualcosa che si avvicina parecchio a ciò che oggi chiamiamo gossip.

 

Una delle lettere di Van Gogh al fratello Theo
Una delle lettere di Van Gogh al fratello Theo

 

Difficile pensare che una confidenza intima di Martin Luther King, per citarne uno a caso, possa riempire la pagina di una rivista (a meno che non abbia carattere perverso) e se ci riuscisse per un qualche motivo di certo non sarebbe allargata al suo pensiero, sebbene quella del noto calciatore che compare al suo posto oggettivamente non sfiora nemmeno l’importanza che invece essa ha. Con questo non son certamente qui a discriminare la professione, e in generale la vita di una persona in quanto meno dignitosa di un’altra, ma semplicemente ad osservare che nel momento in cui un individuo la spende praticamente tutta come contributo attivo e critico alla comunità di cui fa parte, è fondamentale conoscere di lui, in quanto figura pubblica, anche gli aspetti più personali, senza gridare allo scandalo, ma piuttosto per comprendere più a fondo la sua visione del mondo.

 

Anche un romanziere che nella sua opera esprima tramite i diversi personaggi e le loro vicende un’idea del tutto personale problematizzandola adotterà sempre un filtro nei confronti del lettore, parlando di sé solo in una determinata misura, che tralascia magari i dubbi più profondi, le debolezze e le delusioni che imperversano naturalmente nel giorno e nella notte di chiunque, anche di figure meno avvezze a raccontare il proprio animo. Sono queste che danno la vera immagine di una persona, che, associate ad una loro affermazione, possono capovolgere totalmente il significato dato a quest’ultima e da qui è possibile trarre degli insegnamenti, altrimenti nascosti, di una pregnanza eccezionale. In fondo, chi dà tutto se stesso alla causa sociale lo fa anche per lasciare in eredità ai posteri le sue convinzioni, alcuni avvertimenti e anche le motivazioni: in poche parole il suo stesso vissuto, rendendo pubblico tutto ciò che l’ha contraddistinto, ed è quindi giusto che di lui possa essere tramandata la verità senza omissioni.

 

Sotto questo punto di vista è ancora più grande la necessità di scoprire il lato più riservato e personale dei nostri idoli, di chi possiamo conoscere solo tramite le sue frasi, i suoi film, le cronografie, o tramite uno schermo o la pagina di un giornale – condizionati da una lontananza che ce li fa percepire come titani in lotta contro il mondo intero; capaci di gesta inarrivabili per il resto delle persone che vivono una vita “normale”; spronati da un temperamento che non conosce insicurezze e difetti.

 

Avvolti in un’aura eroica, i grandi personaggi, soprattutto quelli del passato, a volte corrono il rischio che la loro fama limiti l’azione dei loro insegnamenti, tanto è grande l’ossequio nei loro confronti da distorcerne la considerazione che abbiamo e sviare nella frustrazione dell’incapacità di continuare attivamente l’opera da loro iniziata.

 

Johann Heinrich Füssli, "Incubo" (1781)
Johann Heinrich Füssli, "Incubo" (1781)

 

Sapere che pure loro, nel temperamento deciso che li ha assecondati nel portare avanti un ideale a qualsiasi costo, conoscano i tremori di una vita “normale” e li condividano con le persone care, ci avvicina a loro, ci conforta e ci incoraggia a non demordere in partenza e a seguire con le loro stesse motivazioni l’ispirazione ricevuta al miglioramento della società.

 

La frase conclusiva nell’ultimo messaggio di Alex Langer prima del suicidio – «Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto» – acquista un valore straordinario quando a raccontarci tutto di lui ci sono gli amici e chi lo conosceva, i primi a portare avanti ciò che lui ha costruito, come uomo tra gli uomini.

 

28 agosto 2018