L'inutilità utile: la valenza della filosofia

 

Il senso che la filosofia assume oggi, nell’ambito di una contemporaneità che fa del pragmatismo il suo cavallo di battaglia, è spesso relegato alla sfera di una mera astrazione totalmente aliena dal reale. Quanto il sapere filosofico è ancora in grado di incidere sulla vita di un’umanità che arranca nel baratro di incertezze ed inquietudini? 

 

Anna Bernardi, "Vuoti d'aria" (2015)
Anna Bernardi, "Vuoti d'aria" (2015)

 

Si suole abitualmente affermare che la “filosofia è la scienza con o senza la quale si rimane tale e quale”, facendo riferimento alla presunta incapacità da parte del pensiero speculativo di penetrare fattivamente nelle pieghe di una realtà che risulta essere sempre più mistificata, ripiegata su scopi di carattere produttivo, nell’alveo di un sistema, quello neoliberista, che impone la legge frenetica del consumo. Al contrario la nobile “missione”, il compito, la finalità che la ricerca filosofica, fin dai suoi albori, sin dalla ricerca dell’archè, consiste nella comprensione della complessità del reale, della molteplicità dell’esistenza, del vero significato di cui ogni individuo è portatore errante. Nella sua Politica, Aristotele racconta la storia di Talete

 

« Siccome povero com’era gli rinfacciavano l’inutilità della filosofia, dicono che, avendo previsto in base a computi astronomici un abbondante raccolto di olive, ancora nel cuore dell’inverno, disponendo di una piccola somma, si accaparrò tutti i frantoi di Mileto e di Chio, dando una cifra irrisoria perché non ce n’era richiesta alcuna: ma quando giunse il tempo della raccolta, poiché molti cercavano i frantoi tutti insieme e d’urgenza li dette a nolo al prezzo che volle e così, raccolte molte ricchezze, dimostrò che per i filosofi è davvero facile arricchirsi, se lo vogliono e invece non è questo di cui si preoccupano. » (Aristotele, Politica)

 

Tralasciando, per il momento, le osservazioni sul telos, sullo scopo che la filosofia aspirerebbe a possedere, è la “meraviglia” di aristotelica memoria, il thaumazein, e non l’attesa di un vantaggio, di un qualche interesse, derivante dalle sue scoperte, il principio originario che ne spinge gli uomini allo studio. La libertà filosofica consiste, pertanto, nella sua propria capacità di ricerca, di indagine del reale, di comprensione del vero senso della vita, di analisi accurata delle problematiche fondamentali che investono l’umanità stessa. Perché come sosteneva Platone: “Non si può essere uomini senza essere in qualche modo filosofi”. La sophia si insinua, così, tra le pieghe del mondo, contribuendo alla sua interpretazione, nonché ad una libera trasformazione per mezzo di una potente messa in discussione di tutti quegli idola baconiani, dei pregiudizi che ostacolano il progresso sociale e culturale, impedendo la realizzazione degli inalienabili diritti di espressione, di parola, di pensiero. Ed è l’aletheia, il disvelamento della verità che si rende via via manifesta, la finalità principale che lo stesso amore per il sapere si propone di raggiungere nel suo infinito e inarrestabile potere di ricerca perché: “La vita senza ricerca non è degna di essere vissuta ”, sosteneva Socrate, sottolineando il valore di un’investigazione che ricopre la totalità di ogni individuo. Il filosofo deve essere un provocatore, colui che, sostenuto dalla forza e dall’elasticità delle idee, induce il mondo alla riflessione, praticando la nobile arte della dialettica, del dialogo, del confronto attraverso il logos.

Nietzsche in “Ecce Homo” parla della filosofia come:

 

« il vivere volontariamente nel ghiaccio e sulle vette, il ricercare tutto quanto è strano nell’esistenza, tutto ciò che è stato messo al bando dalla morale. » 

 

Alexei Gritsai, "Nella veranda a Senezh" (1964)
Alexei Gritsai, "Nella veranda a Senezh" (1964)

 

È la ricerca del senso, del significato insito in ogni questione, in ogni piega quotidiana, ciò che nobilita tale forma di sapere facendo di essa quell’ambito capace di argomentare, di problematizzare ogni realtà, immanente o trascendente, pur di raggiungere il perimetro esistenziale. Ciascun uomo ha una storia, un pensiero critico, ma spesso è incapace di decifrarlo, di chiarire a se stesso la propria unicità, ciò che lo caratterizza in quanto individuo: il potere della ragione.

Ci chiediamo, alla luce di tali considerazioni, se la riflessione filosofica possa trovare ancora posto nell’incessante fretta, nella corsa cha segna le nostre azioni quotidiane. Forse la filosofia potrebbe, ancora oggi, gettare un faro nell’oscurità da cui spesso siamo avvolti: questo sarà possibile soltanto se il filosofo si farà consapevole della sua missione: comprendere la realtà. Anche se nessun filosofo ha mai avuto una risposta sicura e completa al senso della vita e, pur costruendo di volta in volta un sistema di teorie che migliorano sempre di più la nostra visione del mondo, nessun trattato speculativo è stato, né sarà mai in grado di farlo. Tuttavia la bellezza dell’esistenza pare consistere proprio in questo: nessuna speculazione esaurirà mai quella dose di imprevedibilità insita nell’universo individuale o globale; se così fosse, se la ricerca del “quid” si fermasse, morirebbe con essa anche la “curiositas”, la motivazione che spinge ad affrontare ogni nostro giorno, ogni nostra ora in modo inatteso. 

 

Arturo Pagliai, "Portovenere"
Arturo Pagliai, "Portovenere"

 

Hegel chiarisce più di qualunque altra possibile delucidazione nelle sue “Lezioni sulla filosofia della storia” , tenute a Berlino tra il 1830 e il 1831, la natura stessa della sophia. Essa è interpretata come un agire libero, non egoistico, come una “specie di lusso”, come un tesoro necessario allo spirito per salvare l’uomo da se stesso, dalle sue meschinità, da quella pigrizia dell’anima che caratterizza il fondo oscuro dimorante in ognuno di noi. 

L’amore per il sapere assume così lo statuto di una SCIENZA in grado di determinare la giustificazione della realtà; di un reale che ha un andamento circolare e razionale, di un’ idea che, sostiene Hegel, “si fa mondo” giungendo all'assoluta consapevolezza di se stessa. 

Potremmo, pertanto, arrivare ad affermare che “la filosofia è quella cosa con o senza la quale il mondo NON rimane tale e quale.” Quando le scienze entrano in crisi è perché, sostiene Husserl, è in discussione la visione del mondo ad essa sottesa. Quando i filosofi cessano di essere i “funzionari dell’umanità ”, quando la filosofia viene dimenticata o relegata a sapere secondario, lontano dal vivere quotidiano, l’uomo disperde la sua essenza, il suo “esserci” , avvertendo il peso della sua precarietà, della sua finitezza.

Ecco evidenziato il carattere di una disciplina, quella filosofica, capace di rendere il pensiero umano eterno, di innalzarlo su quelle vette dell’intelletto in cui non si è mai soli, dove soffia il vento della libertà, al di là delle convenzioni, delle apparenze, oltre l’umanità stessa.

 

6 dicembre 2018